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Perch il diavolo abita in periferia
PASQUALE CHESSA
Panorama, 24/11/2005

INFERNI METROPOLITANI LA VERIT DELLE BANLIEUE SECONDO FUKSAS
Intervista

Parigi cresciuta fallendo la scommessa di trasformarsi in megalopoli organizzata. Lo spiega un architetto che in Francia ha raccolto i suoi primi successi. E che vede molto nero anche il futuro dei sobborghi italiani. A meno che...

Per capire le ragioni profonde del disagio che sta incendiando le citt delle periferie francesi, forse pi utile ascoltare con attenzione le parole dei rappeur. Disoccupazione diffusa e delinquenza endemica, malessere antropologico e violenza nichilista vanno insieme a Nike, Vuitton, Kawasaki, Rolex: le icone della moda che campeggiano sui manifesti del metro acquistano un nuovo senso come simbolo della frustrazione giovanile cantata dal franco-senegalese Booba nato a Boulogne-Billancourt, dove una volta c'era la Renault e abitava la classe operaia pi tosta d'Europa. Parlerete del nostro quartiere, saremo in tv? chiedono i ragazzi in rivolta ai giornalisti che li intervistano. Quasi avessero scoperto il passaggio segreto per uscire dalle periferie e installarsi al centro del sistema.
Le Monde ha usato la parola italiana fiasco per sottolineare l'insuccesso lampante della politica francese di intervento nelle citt. Perch, sebbene dal 1977 le misure per alleviare il disagio urbano si siano moltplicate con una progressione esponenziale, sono anche aumentate le zone a rischio: nel 2005 si contano in tutta la Francia ben 752 zus, zone urbane sensibili, i ghetti insomma.
La fiamma partita da Clichy-Sous-Bois potrebbe infatti accendersi anche a Scampia, o al Corviale, o a Secondigliano o allo Zen? Come potuto accadere che luoghi costruiti per la convivenza umana abbiano prodotto tanta violenza? Partendo da questa domanda Panorama ha cercato una risposta possibile con Massimiliano Fuksas, l'architetto italiano della Fiera di Milano e del
nuovo Palazzo dei congressi di Roma, la famosa nuvola dell'Eur, che in Francia ha lavorato e raccolto i suoi primi successi. Fuksas viene dal Sessantotto, e ora potrebbe essere uno dei candidati preferiti da Fausto Bertinotti, se dopo le elezioni spettasse a Rifondazione proporre il nuovo ministro della Cultura. La sua Biennale architettura port in primo piano il dramma della megalopoli nel mondo con un titolo che suonava come uno slogan ora pi che mai attuale: Less aesthetics, more ethics, meno estetica e pi etica.

Perch Parigi brucia?
"Per comprendere il fenomeno che sta travagliando la Francia, ma destinato a contagiare l'intera Europa, bisogna partire dalla definizione stessa di Parigi, per afferrarne le dimensioni, designarne i confini. La capitale della Francia non corrisponde in realt alla corrente idea comune di una megalopoli abitata da 12 milioni di persone. Si tratta invece di un territorio ben delimitato da un anello stradale chiamato prifrique al cui intemo vivono poco pi di 2 milioni di abitanti. Intorno, senza soluzione di continuit, un tessuto urbano diffuso fa da corona alia citt. E in questo reticolo di citt abitano ben 10 milioni di cittadini che ogni giomo gravitano sui cuore del sistema urbano centrato sulle Halles, punto crudale in cui la Rer, il trasporto extraurbano, si connette con il metro legando tutta l'le-de-France con un'unica trama."

Per assurdo, una citt quasi senza metro, come Roma con tutte le sue difficolt, costringe a una vita urbana pi umana.
"Dopo l'et augustea, quando era al centro di un impero universale, Roma non mai stata una megalopoli. Parigi invece ha cominciato a espandersi dal Settecento ed esplosa con la Rivoluzione, dal momento in cui la popolazione delle campagne conquista la citt."

Dove finito il mito di Parigi, citt eternamente moderna, al passo con il futuro del mondo?
"Parigi ha fallito la scommessa di diventare una megalopoli organizzata. Come New York, che presenta una morfologia sociale pi semplice. La realt francese complicata dalla sua stessa parcellizzazione amministrativa: ci sono pi comuni in Francia che in tutta Europa. Realt diverse convivono, ricchezza e povert confinano topograficamente e idealmente. La televisione fa il resto portando dentro la banlieue il mondo intero con tutte le sue contraddizioni."

C' per un tratto nichilista nella rivolta giovanile delle banlieue, inedito anche per la Francia.
" una storia che affonda nelle scelte politiche degli anni Cinquanta. La Francia aveva bisogno di essere ricostruita da capo a piedi, dopo le distruzioni totali dell'occupazione nazista, Fu scelto un modello moderno, razionale: grandi scatole di scarpe, grandi torri, palazzi quartiere. Fu su quel tessuto che si pens di ospitare le grandi masse di immigrati necessari per garantir uno sviluppo capitalistico industriale delia Francia postcoloniale. Ma a questo punto qualcosa non ha funzionato. Quando per esempio vent'anni fa il Departement Senne Saint-Denis, che si trova nell'asse fra Parigi e l'aeroporto, regione storicamente di sinistra, piuttosto comunista, comincia a travasare i voti nel Front national di Jean-Marie Le Pen, ormai troppo tardi. II popolo francese, la classe operaia e la piccola borghesia, insieme agli strati pi poveri, ma assistiti, non riescono a convivere con i nuov arrivati. Scappano. La vita in comune si rivela impossibile.
Ai francesi non resta che traslocare. Sognano una casa monofamiliare, un pavillon, in quella zona grigia n campagna n citt che sta al di la delle periferie stesse. Cos le banlieue assumono un colore monoculturale. Una criminalit diffusa si installa stabilmente in territori privi di qualsiasi radicamento storico, in assenza di qualsiasi controllo sociale. Un'identit urbana distorta crea un tessuto antropologico aberrante. E i giovani soprattutto finiscono per identificarsi col proprio quartiere malfamato.
Quando negli anni Ottanta si pens di abbattere le grandi torri quartiere e le scatole di scarpe, furono gli abitanti a opporsi. Anche quelle brutte case avevano prodotto un'identit urbana. Non vero che la bruttezza annulla l'identit. Se osserviamo la mappa territoriale della crisi nei dintorni di Parigi, scopriamo che zone di benessere diffuso si alternano a situazioni di degrado. Lo scontro non solo fra perifria e centro, ma fra periferia e periferia."

Per esempio?
"La Francia ha investito molto nelle sue periferie. A Clichy, se si rompe una panchina o un lampione, viene subito sostituito. Non c' quel segno di totale abbandono che ti colpisce se vai a Scampia o al Corviale. Ma soprattutto molte di queste citt sono diventate centro di prestigiose attivit culturali: penso a Nanterre e alla sua universit, a Bobigny e al suo teatro diventato famoso nel mondo con Bob Wilson."

Perch fallito il progetto di una Francia multietnica postcoloniale?
"A Roma, a Milano, o a Napoli, persino chi abita le realt degradate ha un rapporto di identit con la citt. Al Laurentino si sentono romani, come al Corviale o a Tor Bella Monaca. Cos a Scampia o a Secondigliano sono napoletani, allo Zen palermitani..."

Fino a che punto l'architettura pu essere considerata responsabile del malessere che attraversa le banlieue?
"Compito primario dell'architettura scegliere come far vivere le persone. Rispetto a questo obiettivo l'architettura contemporanea, l'urbanstica multiculturale, la citt democratica ha fallito. Per esempio il volume delle case sociali in Francia inadeguato. La vivibilit, il piacere di abitare determinato dallo spazio. Certo l'architetto da solo pu ben poco. Sono le scelte delia cultura poltica a segnare lo stile del tempo."

C' una soluzione?
"No, su due piedi, almeno. molto difficile governare la complessit nel futuro che stiamo attraversando. Integrare
tutte queste grandi aree in un progetto metropoltano mi sembra una delle scelte possibili. Pensare in grande la realt del mondo nuovo che abbiamo creato. Serve ragionare non intorno all'oggetto architettonico ma a un'idea di mega-struttura, che io chiamo gentile, al di l della citt stessa."

Nel '68 Fuksas fu uno dei protagonisti delia rivolta studentesca. Anche a Valle Giulia furono incendiate le macchine delle polizia, ricorda?
"Quegli studenti si opponevano al sistema, rifiutavano i valori borghesi, contestavano il consumismo... Nella rivolta dei ragazzi delle banlieue leggo al contrario la richiesta di accedere a stili di vita da cui si sentono esclusi senza ragione, pretendono il pieno diritto a partecipare alla societ dei consumi che hanno imparato a conoscere in tiv e che possono osservare dal vivo nel centro di Parigi. C' al fondo una disperata richiesta di ricchezza.



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