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Sindaci in difficoltà. Parla Massimo Cacciari: Qui ci vorrebe un privato (e un mecenate)
Gianluca Ferraris
Panorama Economy, 16 novembre 2005

I tagli della Finanziaria. Il bilancio in rosso. La previsione per il 2006 di «limare» spese per 30 o 40 milioni.
II filosofo-primo cittadino dell'Unione fa i conti. Senza risparmiare frecciate ai suoi concittadini.


A Venezia «servirebbe un Gianni Agnelli, o almeno un Gilberto Benetton». Parola di Massimo Cacciari, 61 anni, dallo scorso 18 aprile di nuovo sindaco della città con il 50,53% dei voti, (al ballottaggio erano con lui Margherita e Udeur) dopo ì due mandati collezionati tra 1993 e 2001.
Al primo cittadino di Venezia, Economy ha chiesto di spiegare che cosa vuole fare per la città e come pensa di riuscirci, vista la difficile congiuntura economica, ma anche politica: è di sabato 12 novembre, infatti, la decisione dei Ds vene-ti di espellere i nove dirigenti «dissidenti» che alle elezioni comunali avevano sostenuto proprio Cacciari in contrasto con le indicazioni del partito, che invece al ballottaggio appoggiava l'ex magistrato Felice Casson.

Un sindaco di sinistra che invoca l'arrivo del grande capitale. Segno dei tempi o crisi di identità?
Direi piuttosto crisi di liquidità e di risultati. Se lo Stato latita, a Venezia non resta che affidarsi ai privati: una strada che in parte abbiamo sempre seguito, anche se con alterne fortune. Il fatto è che da queste parti manca del tutto la figura dell'imprenditore-guida, quel mix di capitalismo e radici locali in grado di veicolare lo sviluppo di un territorio».
Davvero basterebbe questo?
In realtà è l'intera economia cittadina a soffrire di scarso dinamismo. A volte mi chiedo quali sarebbero le nostre potenzialità se potessimo schierare anche noi campioni come Benetton, o partner come Cassamarca e Antonveneta. Invece abbiamo una delle fondazioni bancarie più deboli d'Italia, e un tessuto economico ancora troppo dipendente dalla microimpresa e incapace di adeguarsi ai tempi.
Insomma, è finito il mecenatismo veneziano?
Faccia lei i conti. Per il festival del cinema, Walter Veltroni ha avuto dalla Camera di commercio romana 6 milioni. L'anno scorso, per il Carnevale, io ho fatto fatica a raccogliere 50 mila euro di contributi privati. Una cifra ridicola, se si considera che i festeggiamenti portano in Laguna tra i 700 e i 900 mila turisti nel giro di una settimana, con ricadute impressionanti sugli esercizi.
Il bilancio è così disastrato? Le casse comunali sono vuote: per coprire la gestione ordinaria del 2006 non abbiamo un centesimo. Eppure, da qualche parte occorrerà tirare fuori i soldi che servono.
Un tempo ci pensava la Finanziaria. Purtroppo i tagli agli enti locali hanno colpito pesantemente anche noi. Qualcuno non si è reso conto che Venezia è costruita sull'acqua, e anche raccogliere
la spazzatura qui costa il doppio. Non è mia abitudine lamentarmi della nostra specificità, ma preferirei che a Roma la smettessero di favoleggiare di auto blu e superconsulenze.
Il 28 settembre, a Roma, Silvio Berlusconi in persona aveva promesso al Comune e agli altri enti locali circa 180 milioni per il solo 2006, oltre agli stanziamenti già previsti per il Mose (il sistema di paratie mobìli per difendere Venezia dall'acqua alta che dovrebbe essere completato nel 2011, e che Cacciari vorrebbe rivedere, ndr): quei soldi sarebbero serviti per Insula, la società pubblica che provvede alla manutenzione ordinaria, ma anche per finanziare le politiche sociali e culturali. Eravamo soddisfatti, certo. Peccato che nel testo della Finanziaria di quei 180 milioni non ci sia più traccia. Sono spariti.
Quanto dovrete limare nel 2006?
Almeno 30-40 milioni.
E quali saranno i settori più colpiti?
Stiamo studiando tutte le possibili soluzioni, con l'aiuto dei tecnici. Di certo non taglieremo le spese assistenziali, già ridotte all'osso. Ho promesso anche di non intervenire su lei e aliquote e manterrò l'impegno. Nei prossimi mesi dovremo anche completare il trasferimento di due campi rom e la progettazione del nuovo Palazzo del cinema. Ma anche gli investimenti per la salvaguardia non possono essere rimandati. Non siamo chiamati a un compito facile. Di solito, in questi casi...
In questi casi bisogna vendere i gioielli di famiglia.
Esatto. In realtà abbiamo già cominciato a farlo: all'inizio del 2006 concluderemo un'opera di cartolarizzazione che è stata avviata due anni fa, mettendo all'asta 13 immobili pubblici. Anche se abbiamo già incassato una parte dei profitti (26,5 milioni anticipati dalla società-veicolo Vecart, ndr), ci aspettiamo molto di più: a Venezia il mattone tira ancora. Ma forse non basterà.
C'è sempre il casinò. Nelle scorse settimane era emersa la voce di un vostro possibile disimpegno. Cosa c'è di vero?
Più che un gioiello, è la cassaforte di famiglia. Certo, negli ultimi due anni la sua redditività è scesa del 20%, ma si tratta di un trend comune a tutta la Penisola. L'unico problema vero del casinò sono i dipendenti, che non fanno altro che protestare per le mance. Ma non per questo rinunceremo agli introiti.
Il Comune possiede anche il 19,9% di Save, la società che controlla tra l'altro l'aeroporto. Oggi le partecipazioni pubbliche locali in infrastrutture sono oggetto di un dibattito infiammato. Oual è la sua opinione?
Parlo solo di ciò che conosco direttamente: la nostra quota in Save non è speculativa, ma strategica. L'aeroporto Marco Polo è fondamentale per i flussi turistici e il turismo è vitale per il budget di Venezia. Per questa ragione è utile mantenere un rappresentante della città nel cda. E per lo stesso motivo non intendiamo liberarci di questa partecipazione per fare cassa.
1 tagli minacciano anche il mondo della cultura. Cosa accadrà a due istituzioni come la Biennale e il teatro della Fenice?
La Biennale è una realtà autonoma che ha già dimostrato di sapersela cavare. Per quanto riguarda la Fenice, i soldi stanziati bastano appena per gli stipendi. Di questo passo, rischia di non avere un cartellone decente.



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