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Città d'Italia firmate dagli architetti
Giorgio Santilli
15/11/2005, Il Sole 24 Ore


L'esempio di Pero (Milano) teatro di profonde trasformazioni


L'Oscar 2005 della trasformazione territoriale e del marketing urbano potrebbe andare al Comune di Pero, che ha saputo sfruttare al meglio la convergenza sul proprio territorio di tre fenomeni di portata europea: la nascita del Polo esterno della Fiera milanese, i cantieri dell'alta velocità, l'ammodernamento dell'autostrada Torino-Milano. Il 70% del territorio del Comune è sottosopra, oggetto di progetti di trasformazione urbana varati con lo strumento agile dei Pii (programmi integrati di intervento) e dell'urbanistica concertata, finalizzati a orientare la città verso le nuove opportunità, economiche e ricettive, offerte dalla Fiera di Massimiliano Fuksas.
Ma a questo ipotetico Oscar potrebbero concorrere molti altri candidati tra i progetti presenti alla rassegna Urbanpromo, che si terrà a Venezia, a Palazzo Franchetti, da domani fino a sabato prossimo: il progetto della valle dei Mulini di Amalfi di Luigi Centola e Mariagiovanna Riitano, già insignito con il Premio Holcim Europa (e ora in finale mondiale a Bangkok); le nuove centralità romane come Madonnina-Acilia (Pirelli Re) e Romanina (Scarpellini) che hanno fatto ricorso a progettisti come Vittorio Gregotti e Manuel Salgado (quest'ultimo scelto mediante concorso internazionale); il progetto Monteluce della Regione Umbria (con Europa Risorse) per il recupero di una struttura sanitaria mediante utilizzo di un fondo ad apporto (si veda l'articolo in basso); il progetto di Jean Nouvel per ridisegnare completamente Colle val d'Elsa e collegare in ascensore la parte alta e quella bassa; ancora a Roma il progetto degli ex mercati generali di Rem Koolhaas, marchio di contemporaneità nella Città eterna; le iniziative del Comune di Milano con il concorso di progettazione «Abitare a Milano», che ha garantito a giovani progettisti a ribalta nazionale, ma ha messo anche il dito nella piaga dell'emergenza casa.
Quello dell'Oscar è poco più di un gioco e alla fine una vera proclamazione, ufficiale e formale, non ci sarà. La provocazione aiuta, però, a evitare che la seconda edizione di Urbanpromo - rassegna di progetti urbani inventata nel 2004 da Stefano Stanghellini (Urbit-Inu), in collaborazione con il settimanale del Sole 24 Ore «Edilizia e Territorio» e con l'Ance - finisca con l'essere una mappa quantitativamente significativa delle trasformazioni italiane (un centinaio di progetti presentati, 90 soggetti pubblici, privati o associativi, 30 convegni con 150 relatori), ma incapace di selezionare fra innovazione e rendita, incapace di incidere nel dibattito del "fare città".
Un dibattito che in Italia non riesce a decollare come dovrebbe, nonostante la gran quantità di iniziative pubbliche e private diffuse su tutto il territorio nazionale (ma il Sud si conferma meno presente). Un dibattito che, pure in un momento di picco del mercato immobiliare, non è riuscito ancora a mettere al centro i temi dell'innovazione: la qualità architettonica dei nuovi interventi, la capacità di collegare le trasformazioni urbane alla vocazione economica propria della città, l'insediamento di funzioni originali e proiettate verso lo sviluppo futuro, strumenti di partnership trasparenti e agili.
Segni del cambiamento non mancano. Il dibattito avviato dall'Ance sulla città dei creativi, per esempio. Il valore che vanno acquisendo nelle città metropolitane i piani strategici. Le norme in Finanziaria sui distretti industriali. Il boom dei concorsi di architettura, pubblici e privati: sono il segnale che anche in Italia si comincia a percepire il valore progettuale di una buona architettura selezionata con procedure che fanno notizia, discussione, trasparenza. Scarpellini, Generali Properties, Hines, Pirelli Re, gruppo GD, Cabassi, Ligresti hanno fatto tutti ricorso a concorsi negli ultimi diciotto mesi. Il prossimo sarà quello dell'impresa Federici per il lungomare di Fregene, sul litorale romano.
Ma anche i concorsi confermano luci e ombre di questa transizione. È stato un successo, per esempio, il concorso di Pirelli Re per l'area ex Ansaldo a Bicocca, con un esito a sorpresa, l'ex aequo del lanciatissimo Marco Casamonti (Archea, che proprio ieri ha aperto una nuova sede a Roma dopo quelle di Firenze e Genova) e del californiano Michael Maltzan. Due progetti notevoli (si vedano le foto) che sarà interessante vedere ora come e se il conmmittente sarà in grado di conciliare, considerando che i programmi prevedono l'affidamento al più presto del progetto definitivo e il cantiere entro il 2007.
Esito invece negativo per lo sbandierato concorso del parco urbano di Bagnoli, dove sono stati esclusi dalla gara tutti gli studi invitati, italiani e stranieri, tra cui progettisti del calibro di Zaha Hadid, David Chipperfield, 5+1, Corvino+Multari, Benvenuto Cellini. La commissione ha ritenuto che gli elaborati presentati dai progettisti violassero l'obbligo di anonimato. «Ècomunque una sconfitta, un'occasione persa se un concorso così importante finisce in questo modo», dice Pio Baldi, direttore della Darc, la direzione del ministero dei Beni culturali per l'architettura contemporanea. «Sono senza dubbio dalla parte dei progettisti - dice Baldi - che hanno dovuto sostenere le spese per partecipare e ora rischiano pure di pagare i danni». Una polemica destinata a infuocarsi anche a Urbanpromo, ma che non è nuova per l'Italia: solo quattro mesi fa polemiche di fuoco avevano fatto seguito alla mancata aggiudicazione del concorso indetto dalla Sovrintendenza dei musei napoletani per il punto di ristoro di Capodimonte.
GIORGIO SANTILLI




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