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Per il debito il Tesoro punta sulla superholding
Isabella Bufacchi
13/11/2005 Il Sole 24 Ore

13-11-2005 IL SOLE 24 ORE



«Newco» fuori dalla Pa con 200 miliardi di asset

Dovrebbe collocare azioni e convertibili - Eurostat e corporate governance gli ostacoli per l'operazione


ROMA - Una superholding, un maxi-fondo multicomparto, un mix di spa. Un "contenitore", insomma, che possa collocare azioni, obbligazioni convertibili, quote o titoli di debito, che sia posto fuori dal perimetro della pubblica amministrazione e al quale si possano trasferire asset pubblici - partecipazioni azionarie, immobili e crediti - per un importo complessivo di almeno 200 miliardi di euro.

Obiettivo: generare un'entrata extra per le casse pubbliche e rimpinguare così il fondo di ammortamento dei titoli di Stato abbattendo il debito/Pil del 15-25% nell'arco di pochi anni.

Un'operazione straordinaria, per complessità e dimensioni, per affrontare un problema altrettanto straordinario: un debito pubblico che con il suo stock da oltre 1.500 miliardi di euro e un valore relativo quest'anno risalito a quota 108,2% del Pil rappresenta uno dei principali handicap dell'Italia nella zona dell'euro soprattutto in vista di rialzi dei tassi d'interesse.


La creazione di una superholding, o qualcosa di simile, per aggredire lo stock del debito pubblico - in tandem con una politica rigorosa di finanza pubblica e avanzo primario consistente - non è una storia di fantafinanza, un esercizio puramente accademico né cartastraccia finita nel cestino dei rifiuti del ministero del Tesoro.

È un progetto, in fase ancora embrionale e di studio, che si trova ora sul tavolo del ministro dell'Economia Giulio Tremonti.

L'idea provocatoria lanciata dal professor Giuseppe Guarino sulle pagine del Sole-24 Ore (il 24 maggio 2005), che proponeva una superspa da 450 miliardi di euro per riportare il debito/Pil d'un solo colpo al 70%, non è caduta nel vuoto.

Dopo aver stimolato un dibattito accademico, rilanciato in ottobre da Nexus (associazione di cultura politica), e dopo aver suscitato interesse e curiosità nel mondo bancario, questa operazione senza precedenti ha scatenato gli ingegneri finanziari di alcune banche d'investimento che ne stanno valutando la fattibilità. Lo stesso ministro Tremonti, che già in passato aveva avvalorato la necessità di risolvere il problema del debito pubblico anche con operazioni straordinarie, avrebbe richiesto a consulenti interni ed esterni al Mef di appurare se esiste un modo per trasformare in tempi rapidi (comunque non entro la fine di questa legislatura) un principio accademico in un percorso realistico.

Superholding o superfondo? La parola "impossibile" non fa parte del vocabolario dell'investment banking. Se il ministro Tremonti va in cerca di soluzioni per ridurre a colpi di accetta il debito pubblico, le soluzioni tecniche si trovano. Ricongiungere debito e asset pubblici, guardare al bilancio dello Stato in termini di attività-passività, secondo fonti bancarie, non è una cattiva idea. Le cessioni degli asset riguarda tre tipologie di attivi: partecipazioni azionarie (non solo Eni ed Enel ma anche Cassa depositi e prestiti, Poste e Ferrovie dello Stato), immobili (da dismettere, valorizzare o da cedere con uso governativo per poi riaffittare), crediti. Questi asset disomogenei possono confluire in un'unica superholding con patrimoni segregati al suo interno per consentire management e gestioni differenziate. In alternativa, è possibile costituire tre holding specializzate in aree di business diverse: industriale, immobiliare e finanziario. Oppure non si esclude l'ipotesi di una società, newco o fondo multicomparto per collocare equity (anche azioni privilegiate) e debito. C'è chi pensa persino alle convertibili.
I nodi da sciogliere.

I problemi di una maxi-operazione per abbattere il debito pubblico sono numerosi ma le dimensioni non impensieriscono il mercato: scartata l'ipotesi dei 450 miliardi si starebbe lavorando su un importo tra 200 e 250. Gli investitori istituzionali e privati, italiani ed esteri, hanno serbatoi piedi di liquidità per accomodare operazioni faraoniche. I collocamenti dovranno essere in tranche: per ipotesi, 40 miliardi l'anno. La reddività è un passaggio obbligato: il titolo emesso dalla Superholding dovrà essere appetibile, dovrà garantire un rendimento minimo interessante. E la corporate governance sarà un pilastro che dovrà riuscire a sorreggere l'intera struttura. I tempi per allestire la newco? Potrebbero essere piuttosto contenuti, dai 6 ai 12 mesi. Un ostacolo che non dovrà essere sottovalutato è rappresentato da Eurostat: qualsiasi iniziativa di questo tipo dovrà essere realizzata con il consenso dell'ufficio europeo di statistica.
I più scettici temono lo stop di Bruxelles, il declassamento del rating, il flop con gli investitori: e preferiscono insistere sulla strada virtuosa dell'avanzo primario alto, del contenimento delle spese correnti, dell'aumento delle entrate e il rafforzamento del Pil. I sostenitori del maxi-taglio al debito fanno notare per contro che la crescita del Pil italiano difficilmente salirà oltre il 2% per i prossimi anni, le entrate non decolleranno e l'abbattimeno del debito/Pil a colpi di avanzo primario agendo sulle spese impiegherà oltre un ventennio, drenando risorse utili per finanziare la ripresa.




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