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in difesa dei beni culturali e ambientali

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Un appello per salvare, e rifare, lItalia
L'Unit, 17/11/2005

Il giornalista Vittorio Emiliani, lurbanista Vezio De Lucia e il sociologo Luigi Manconi hanno promosso un Appello a Romano Prodi dal titolo Una Italia da rifare.
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Qui di seguito riportiamo il testo dellappello (Il testo dellAppello e lelenco dei firmatari sono disponibili sul sito www.unita.it).
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Il nostro Paese ha bisogno di una terapia durto, ha detto Romano Prodi, di una rianimazione, di una vera e propria ricostruzione: morale, politica, legislativa, comportamentale. Lidea-cardine di interesse generale stata, a nostro avviso, molto indebolita, in certi casi divelta, coi vari condoni, con normative che intaccano il patrimonio di tutti premiando furbi e criminali e punendo i cittadini onesti. Nella tutela dellambiente, del paesaggio, del territorio, del patrimonio storico-artistico del Bel Paese il centrodestra ha prodotto una rottura epocale rispetto ai criteri di fondo plurisecolari che salvaguardavano i beni pubblici, i beni di tutti, fruibili da tutti. Su di essi si sono basate le leggi dellItalia moderna e, pi vicino a noi, quelle sui piani paesistici, sui parchi, sulla difesa del suolo, sulle acque, eccetera. La vendita di pezzi del patrimonio culturale pubblico per fare cassa, lo stesso Codice Urbani pieno di buchi e di ambiguit, le norme devastanti previste dalla legge-delega ambientale confermano la ferita storica inferta, nelle idee e dei fatti, al Bel Paese, alla sua tradizione riformatrice. Ferita da sanare al pi presto. Lapparato di garanzie pubbliche va prontamente ricostituito, assieme alle Regioni, reso pi incisivo e tempestivo, investendo su competenze e professionalit: i Ministeri dellAmbiente e dei Beni Culturali sono allo sbando. Proprio nel momento in cui lindotto dei musei, delle citt darte, dei parchi rappresenta la sola nota positiva del nostro turismo in netta crisi. Un suicidio, quindi, anche economico. Linteresse generale stato sostituito da una somma di interessi individuali, clientelari, o corporativi, da una visione economicistica del patrimonio storico-artistico- ambientale altamente pericolosa. Si pretende infatti che i beni culturali e ambientali fruttino economicamente, mentre, secondo noi, va riaffermata lidea-forza che la cultura e i suoi beni rappresentano un valore in s, e non in quanto diano redditi. Altrimenti si dividono i beni culturali e ambientali fra quelli che possono fruttare profitti e quelli che non possono darne (le chiese di campagna o i borghi di montagna, la rete dei musei pi periferici, i parchi pi inaccessibili, e cos via). Con un arretramento enorme rispetto a pochi anni or sono. Il centrosinistra ha il dovere, pertanto, di riportare in onore grandi valori offuscati o addirittura abbattuti, di rianimare una dirigenza umiliata da brutali spoil-system, di ridare ai giovani la certezza piena che merito, competenza e professionalit saranno al centro, dora in avanti, di ogni nuova politica pubblica per larte, la musica, il teatro, il cinema, la televisione pubblica. Per la cultura. Questa maggioranza di sgoverno ha fatto approvare un progetto di legge urbanistica, ora al Senato, fondato sullabbandono di ogni pianificazione regionale e comunale nellinteresse generale sostituita da una urbanistica che tutto contratta coi poteri forti delle immobiliari. Viviamo un momento di grande regressione in cui sono esaltati i valori della rendita e della speculazione, fondiaria e finanziaria, mentre vengono depressi i valori del profitto dimpresa. La rendita il motore di una economia non a caso del tutto immobile. Cammina solo la rovina dellambiente e del territorio. Nel nostro Paese il patrimonio abitativo si enormemente dilatato. La superficie agraria italiana diminuita, nellultimo mezzo secolo, di centinaia e centinaia di migliaia di ettari subito spalmati di cemento e di asfalto. I terreni a coltura presso le citt (spesso svuotate) sono oggi soprattutto aree in attesa di reddito edilizio. Ma ancora non spunta una vera, convinta strategia per il recupero e per il riuso di interi quartieri degradati, di stabili largamente vuoti e sfitti, adibiti ad usi speculativi. Si continua a costruire senza sosta e poi, per, non ci sono alloggi per giovani coppie, immigrati, vecchi e nuovi poveri. Del disordine urbano (urban sprawl) si discute animatamente in Gran Bretagna e negli Usa. In Francia ci si interroga sulla fine dei paesaggi. In Italia, no. Eppure, nel Bel Paese, non c pi soluzione di continuit fra citt e citt. Mentre la nostra montagna spesso un grande deserto sfasciato dalle frane. Un compito immane, politico e culturale, ci sta davanti: sul piano ambientale, territoriale e paesaggistico e su quello, strettamente integrato, dei trasporti di persone e di merci (metropolitane, reti locali e nazionali, cabotaggio moderno). Su tutto ci noi chiediamo a Romano Prodi di ascoltare questo appello, per rifare lItalia , dicendo fin da ora, parole nette, concrete, inequivocabili. Oltre ai tre promotori, fra i trecento firmatari spiccano i nomi di Giulia Maria Crespi, Desideria Pasolini dallOnda, Arturo Osio, Giuseppe Chiarante, soci fondatori, rispettivamente, del FAI, di Italia Nostra, del Wwf Italia e della Bianchi Bandinelli. Poi alcuni ex ministri: Giovanna Melandri, Beni culturali, Paolo Baratta, Willer Bordon e Edo Ronchi, Ambiente. Hanno aderito anche numerosi storici dellarte, archeologi, urbanisti, scrittori, soprintendenti, dirigenti e funzionari ministeriali.



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