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Il governo apre la caccia al tesoro (del Belpaese)
di Maria Serena Palieri
L'Unit, 17/11/2005

Un contributo provocatorio: insomma, una battuta (lunga cinque cartelle fitte) tanto per animare un po latmosfera in Consiglio dei Ministri, scandalizzare i puristi presenti e magari farsi, alle loro spalle, due risate. Cominciamo da qui, cio dalla fine, per raccontare lennesimo - tuttaltro che comico, in realt macabro - pasticcio, che va in scena in tema Beni culturali.

Via Ansa, alle 17,20 di ieri, il portavoce del ministero di via del Collegio Romano, Walter Guarracino, ridimensiona una notizia riportata al mattino dalla Repubblica in un commento firmato da Salvatore Settis: il documento in materia di patrimonio storico- artistico, cui Settis si riferisce e che, nel suo articolo, chiosa con la penna rossa, non esprime, come il direttore della Normale di Pisa scrive, un parere di governo, ma solo, appunto, un contributo, per certi versi provocatorio, proveniente da un alto funzionario della presidenza del consiglio e destinato a una discussione interna.

N Letta, cui Settis attribuisce il documento, n il ministro Buttiglione, sarebbero in realt favorevoli a qualsiasi progetto di radicale privatizzazione dei beni culturali e di loro uso a fini meramente economici.

Ma in cosa consiste lilare provocazione dellalto funzionario protetto dalla neutralit del ruolo e dallanonimato? Cinque cartelle, appunto, sullarticolo 115 del Codice Urbani (diffuse nel pomeriggio dal benemerito sito www.patrimoniosos.it, che da quattro anni combatte contro la disinformazione elargita dal ministero).

Entro due anni dalla sua entrata in vigore, infatti, recita la legge delega 137/2002, il Codice, la cui efficacia nel frattempo sar stata sperimentata, pu essere modificato. Nelle settimane scorse il Ministero fa sapere che sta lavorando a un decreto legislativo, a questo fine, che sar approvato entro il primo maggio 2006.

E allordine del giorno del Consiglio dei Ministri di gioved 10 c, tra laltro, lesame preliminare del decreto, poi rinviato. Ora, del decreto - cos come circola da giorni nelle stanze del ministero - non si parla; in compenso, per, circola il documento steso dall alto funzionario, che, e siamo alla follia, critica il decreto stesso, considerandolo, appunto, roba da puristi: anime belle, cio, che pensano che il tesoro del Bel Paese vada in primis tutelato (come recita larticolo 9 della Costituzione), mentre, con quel che costa, meglio darlo via, no? Vediamo in dettaglio cosa dice il testo. Larticolo 115 del Codice parla del contributo dei privati nella gestione dei nostri beni. Nel decreto in preparazione esso verrebbe modificato in peggio: indebolendo il ruolo del ministero e lasciando maggiore libert di azione ai privati.

Varr la pena ricordare che, quando venne approvato, il Codice fu gi criticato per il suo mercantilismo : perch incorporava la micidiale norma sul silenzio-assenso - in materia di alienabilit dei beni - introdotta con la Finanziaria 2004 e perch azzerava la legge Galasso sui piani paesistici regionali. Il decreto, anzich metter mano a queste falle, sembra che le allarghi. Pure, lalto funzionario senza nome trova che esso sia ispirato a una filosofia da puristi: da buttar via. Da lunghi anni in corso un dibattito incentrato sul tema della produttivit del bene culturale di propriet pubblica che vede schierati, sostanzialmente, due partiti: i puristi e gli aziendalisti scrive.

E continua: I primi ritengono che lo sfruttamento del bene culturale sia impossibile perch in contrasto con le finalit stesse della tutela (rinvenimento, conservazione fisica, fruizione), taluni tra loro ritengono addirittura ontologicamente contraddittorio il concetto stesso di redditivit economica con la culturalit (sic!) del bene, quasi un degradare immorale della cultura a fattore di guadagno. Il mister X di Palazzo Chigi scrive, come si vede, coi piedi, per dice la sua: Tale modo di pensare sembra piuttosto condizionato da un errore di prospettiva prosegue.

In effetti, il bene culturale stato principalmente inteso come un oggetto prezioso, pervenutoci in eredit e che come eredit va tramandato alle generazioni future, se possibile valorizzato ed arricchito, ma almeno intatto. E la stessa Amministrazione ne diviene gelosa, ma al contempo cela i talenti sotto il mattone. Talvolta si evince una sorta di orrore alla sola idea che un museo o un sito archeologico possano essere utilizzati per fare soldi. Da qui in poi, consigli per bypassare larticolo 9 della Costituzione e per vendere tutto il po po di roba che la Storia ci ha tramandato e che non rende... Ora, fioccano le interrogazioni parlamentari: i primi Giovanna Grignaffini (Ds), Ermete Realacci (Margherita-Legambiente) e Gabriella Pistone (Comunisti italiani). Noi notiamo che Buttiglione, che finora aveva giocato una carta in pi rispetto al suo predecessore - linesistenza, sempre meglio delle esternazioni da capogiro di Urbani - ha compiuto un doppio passo avanti nella perdita di credibilit del suo dicastero: ha taciuto, ma ha lasciato parlare chi mette in farsa la ragione sociale del suo ministero.



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