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Sardegna. Il massacro dei tesori di Isili
Il Giornale di Sardegna 16/11/2005

Vandalismo devastante e senza sosta per il ricco patrimonio archeologico sardo. Ultima puntata, di questo film continuo, ieri mattina a Isili dove gli uomini della guardia di Finanza della stazione locale e del comando di Nuoro, guidato dal colonello Armando Ceci, hanno scoperto un vero massacro culturale: due monumenti nuragici (con sovrapposizione romana) in balìa di vandali e agricoltori armati di ruspa. Due strutture architettoniche danneggiate e centinaia di reperti sequestrati dagli uomini dalle fiamme gialle: quantità industriale di reperti in ceramica, 25 monete bronzee di epoca imperiale e repubblicana, una moneta di età punica e otto statuine, dall'origine incerta e al vaglio degli esperti della soprintendenza di Nuoro. Un vero tesoro portato alla luce, messo al sicuro, e un nuovo villaggio nuragico (abitato anche in epoca romana) da studiare per gli archeologi nuoresi che ne ignoravano l'esistenza. Ma resta il problema del saccheggio del giacimento preistorico isolano: «Solo due settimane fa ho scoperto a Nurri, non lontano da Isili, dei danneggiamenti al Nuraghe Currelli dove probabilmente è stato utilizzato dell'esplosivo». Parole di Maria Asulia Fadda, responsabile della soprintendenza di Nuoro,che da decenni studia, scava, restaura i monumenti della provincia: «Sul fatto specifico di Isili non posso dire molto perchè c'è un indagine in corso - spiega la Fadda - però i problemi maggiori si verificano per l'utilizzo di mezzi meccanici pesanti durante le operazioni di bonifica. Rispetto al passato le operazioni di scasso sono più incisive e si danneggiano i diversi stratti culturali». Un vero minestrone culturale dove reperti nuragici e romani si mescolano e pregiudicano un serio e scientifico lavoro di ricostruzione archeologica. «Purtroppo il fenomeno è rilevante. Non voglio criminalizzare i privati che spesso non conoscono i danni che provocano, le amministrazioni comunali dovrebbero coinvolgere i cittadini per fargli chiedere le autorizzazioni prima dei lavori di bonifica». Tombaroli e criminali culturali a parte resta il problema degli agricoltori: «Purtroppo non ci amano, siamo visti come quelli che creano rogne. Invece siamo velocissimi, siamo tutti vecchi funzionari e conosciamo il territorio. I tempi sono brevi, la sfida è coinvolgere i cittadini e portarli alla collaborazione». Insomma ai danneggiamenti consapevoli e interessati (al lucro) si sommano quelli dei coltivatori poco educati al rispetto della memoria storica. Più educazione e informazione contro "aratro" selvaggio. ■

Il dato
Tributi alla Dea Madre
Ben otto statuine sepolte nel fertile terreno
archeologico. Sono i pezzi più interessanti, ancora al vaglio degli archeologi per la datazione, che rimanda alla "statuaria" neolitica con la classica rappresentazione della Dea Madre.



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