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«A Palazzo Barberini gli ufficiali fanno come gli squatters»
Adele Cambria
15/11/2005, L'Unità

Il duro j’accuse di Salvatore Settis sulla legislazione
impazzita dei Beni culturali. Il pericolo delle fondazioni


IERI sera, nella Sala di Pietro da Cortona, a Palazzo Barberini, l'evento della presentazione, da parte di Gustavo Zagrebelski, Claudio Strinati, e dello stesso autore, del nuovo libro di Salvatore Settis, «Battaglie senza eroi - I beni culturali tra istituzioni e profitto» (Electa). Assente Adriano La Regina. E nell' attesa che il rito - felicemente poco formale - iniziasse, c'era da godersi la voluttà della pittura di Pietro, espressa nell'atto stesso dell'affrescare l'immensa volta. Ma basterebbe anche soltanto un quadro di questa Sala,(il tenebroso splendore del Narciso del Caravaggio), a colmare l'animo della "gioia civica" di cui infatti, presentando il libro, di lì a poco ci avrebbe raccontato Claudio Strinati; richiamandosi, sulle tracce delle pagine di "Battaglie senza eroi", a un editto del 1309, in cui il governo della città di Siena, esortava a "produrre la bellezza per la gioia dei cittadini". Ma la copertina rosseggiante del volume è già una metafora della Bellezza Insidiata: ovvero della rovina che oggi minaccia il patrimonio culturale storico artistico paesaggistico del nostro Paese. L'autore ha infatti scelto, un particolare de "L'ira", una incisione di Pieter Brueghel il Vecchio; dove guerrieri accecati dall'elmo calato fino al collo massacrano con un iperbolico coltellaccio, ed a vanvera, le loro vittime nude. Lo studioso prende di mira «l'assurda separazione », sancita dalle leggi emanate dal governo attualmente in carica, tra «tutela e valorizzazione - gestione dei beni culturali». Sono i beni culturali, nella metafora adottata da Settis, le vittime nude, e tagliate a fette dal terrifico coltellaccio del pittore fiammingo. È una legislazione impazzita, ed invano il Presidente Ciampi ricorda spesso l'articolo 9 della Costituzione: «la Repubblica tutela il paesaggio e il patrimonio storico ed artistico della nazione». Ma andiamo al punto partendo proprio dal luogo in cui ci troviamo: Palazzo Barberini, e la vexata quaestio del trasloco del Circolo Ufficiali nella palazzina Brazzà di Savorgnan ormai quasi totalmente restaurata, con una spesa di danaro pubblico di oltre 20miliardi. «Per quale ragione - si chiede Settis – il Ministro della Difesa denuncia il protocollo firmato nel 1997 da Walter Veltroni e Beniamino Andreatta, discettando di amore o disamore, presunto, di quel governo nei confronti delle Forze Armate?». E sottolineando come il Circolo Ufficiali sia, fin dal lontano 1954, privo di un titolo legale, conclude: «Non trovo dignitoso che degli Ufficiali insistano ad impersonare il ruolo degli squatters….cioè degli occupanti abusivi di edifici pubblici destinati a ben altre funzioni che feste e banchetti di nozze e di prime comunioni! » E vien fuori anche un episodio inedito della vertenza che dura fin dal 1949. L'inedito riguarda una vibrata lettera che il Ministro Giovanni Spadolini - benemerito inventore del Ministero dei Beni Culturali - avrebbe spedito al collega della Difesa, chiedendo la immediata restituzione dei locali. «Ma a quei tempi - rievoca Settis - i governi cadevano in fretta… e così avvenne che Giovanni Spadolini passò dai Beni Culturali alla Difesa e respinse la sua propria richiesta…». Bisogna dire che lo studioso calabrese, attuale Direttore della Normale di Pisa, non è tenero con nessun governo. «La tutela culturale - sottolinea - non è né di destra né di sinistra». Il precedente governo di centrosinistra ha fatto delle buone cose, riconosce Settis: il quale si rammarica di essere stato distolto dai suoi studi di storico dell'arte a causa di una serie senza tregua di eventi catastrofici: che si susseguono, dice, «in un processo di degradazione tale da trasformare la percezione dell'Italia in quella di un gruppo d'affari». E tuttavia, precisa Settis, «alcune linee di continuità sinistra-destra suscitano grandi preoccupazioni». Il bersaglio sono, questa volta, le Fondazioni che dovrebbero soppiantare le Soprintendenze, peraltro ridotte al lumicino dalla mancanza del turn over e dalla rarità dei concorsi: «Che cosa c'è dietro le Fondazioni? », si chiede Settis. Mentre insiste a definire "Fuoco amico" la pretesa ( purtroppo diventata legge) di far decidere alle Regioni, una nebulosa "valorizzazione" del patrimonio culturale italiano, a fini di (presunta) resa economica.



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