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PROTESTE A Torino : I teatri lirici si ribellano con camper, digiuni e scioperi
Stefano Miliani
L'Unità ed. naz., 13 nov

Staziona un camper con gazebo, striscioni bianchi e gialli davanti al Teatro Regio di Torino. Non è lì per turismo, ovvio, lì si dorme la notte e il giorno si saltano i pasti compensando con tre cappuccini al dì, sali minerali e qualche succo di frutta diluito nell’acqua.

È un camper di protesta, quella protesta contro i tagli al Fondo unico dello spettacolo fatta di scioperi della fame a staffetta tra più persone che è partita da Firenze e si sta propagando sempre di più nei teatri musicali dal nord fino a Napoli. Perché su quei palcoscenici, soprattutto dopo le esternazioni berlusconiane sulla Scala, serpeggia la netta sensazione di avere i giorni contati.

Così il 25 novembre, per lo sciopero nazionale di mezza giornata proclamato dai sindacati contro la Finanziaria, i teatri musicali si fermeranno per l’intero giorno e dove possibile, le trattative sono in corso, faranno concerti gratuiti con il Requiem di Verdi per intonare il de profundis alla cultura scritto da Tremonti. Facendo già saltare la «prima» della Traviata con la regia di Cristina Comencini al Comunale di Firenze. Una battaglia contro cosa? Contro i tagli al Fus. Nella Finanziaria 2006 erano di 164 milioni di euro su 464. Il maxi emendamento ne ha recuperati 85, il ministro Buttiglione si è detto piuttosto appagato, il Comitato di crisi formato da Agis, Anica, Anac, Cgil, Cisl e Uil definisce il recupero del tutto «insufficiente», ma c’è un inghippo: il reintegro vale per il 2006, per il 2007 e il 2008 il Fus riprecipiterà a 300 milioni.

Al camper torinese e ai suoi occupanti ieri pomeriggio ha fatto visita il sindaco Chiamparino. «Senza smettere di lavorare, abbiamo iniziato lo sciopero della fame il 21 ottobre, adesso è il turno mio e della mia collega Adriana Bono - racconta la corista del Regio Patrizia Capello -Ora siamo una quindicina. Ci diamo il cambio, abbiamo chiesto ai Radicali come si fa, abbiamo formato un comitato, contattato parlamentari, il sindaco e la Regione, Maurizio Costanzo e Markette di Chiambretti si sono occupati di noi. Prima abbiamo portato due auto, dove dormivamo, un tavolino e due sedie protette da una tenda, poi un amico ci ha prestato questo vecchio camper. Vogliamo far capire a tutti che qui si massacra non solo la musica, ma anche la prosa, il ballo, il cinema, la cultura». Loro, ricorda, fanno vite normalmente normali: Adriana Bono con 27 anni d’anzianità e a un anno dalla pensione guadagna 1.800 euro, «senza ammortizzatori sociali, per noi non esiste la cassa integrazione », dice, per un mestiere che richiede allenamento e studio continuo. «Andremo avanti a oltranza. Ho due figli, mio marito lavora in teatro, non ci grattiamo certo i pollici, tanti professori d’orchestra fanno il mutuo per pagare i loro strumenti - interviene Laura Lanfranchi, corista, 32 anni - il nostro teatro produce molto, ma qui si fanno ricadere sui lavoratori colpe non loro».

«Ogni euro speso dallo Stato in cultura ne produce 21 di indotto, lo ha rilevato una ricerca della facoltà di economia di Torino. Dov’è lo spreco? », si accalora Patrizia, trasmettendo il bisogno di una categoria di rompere un senso di isolamento, di farsi ascoltare e magari capire.

«Con il reintegro degli 85 milioni non ci sparano più alla testa ma alla pancia e ci faranno morire di lenta agonia»: bella prospettiva, è quella che vede il corista del Maggio fiorentino, Claudio Fantoni, che ha dato il via alla sarabanda degli scioperi della fame ed è stato inseguito pure dalla Bbc. L’astenersi dal cibo a staffetta a Firenze continua, al Teatro di Bologna lo praticano in 15 e si è esteso aNapoli: «Ho iniziato sulla scia di Fantoni - racconta Gianvito Ribba, corista del San Carlo e rappresentante della Rsu-Cgil - poi hanno aderito altri colleghi, il sovrintendente Lanza Tomasi, l’attore Toni Servillo, due assessori diessini, Oddati del Comune e Cozzolino della Regione, e una comunale della Margherita, Teresa Armato, ora anche il presidente del consiglio regionale della Basilicata Filippo Bubbico ».

Della Basilicata? «Perché è un problema che riguarda tutti e vogliamo estendere a tutto il Mezzogiorno ». E a Genova ne hanno pensata un’altra: i teatri del capoluogo, con Comune, Provincia e Regione ligure, hanno inviato una lettera gigante di 7metri per 5 e 10 mila firme e all’inquilino di Palazzo Chigi.




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