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Tesori rubati per finanziare il terrorismo
Alessandro Farruggia
Nazione - Carlino - Giorno 12/11/2005

ROMA — «Il traffico di opere d'arie rubate è una delle fonti di finanziamento, oltre che della criminalità organizzata, del terrrorismo intemazionale: il livello di allerta è alto». E' il ministro dei Beni culturali in persona a lanciare l'allarme. E non a caso. In varie procure italiane sono aperti fascicoli sul tema, uno dei quali sul connubio tra mafie e il narcoterrorismo colombiano, molto attivo nello smercio di antichità guatemalteche. E del resto la cosa non deve sorprendere perché il Bka, cioè il servizio di sicurezza tedesco, ha un verbale riferito a Mohammed Atta, il terrorista che ha guidato il commando dell' 11 settembre. Tra il 2000 e il 2001 Atta, che studiava alla Tenische università di Amburgo, chiese a Brigitte G., docente dell'ateneo di Gottinga, dove potesse smerciare antichità provenienti dall'Afghanistan. «Ho bisogno di soldi per acquistare un piccolo aereo», si giustificò. «Provi da Sotheby's», fu l'ingenua risposta dell'ignara professoressa. Proprio l'Afghanistan è uno dei punti caldi del traffico di opere d'arte, assieme all'Iraq dove bande organizzate sono giunte a saccheggiare i
musei e ad alcuni Paesi centroamericani. Qui sarebbero provate connessioni.
Va però detto che il richiamo al terrorismo è stato fatto anche perché il 19 gennaio scade il trattato tra Italia e Stati Uniti per la lotta ai predatori dell'alte. Discussioni sono in corso, il rinnovo sembra scontato, ma un richiamo allo spettro del terrorismo può servire a colpire la platea americana, sempre molto attenta a questa emergenza globale. Certo è che si sta facendo molto negli ultimi anni per riportare a casa il patrimonio artistico illecitamente sottratto al nostro Paese. E i risultati si vedono. Ieri sono stati presentati tre reperti straordinari appena restituiti 'spontaneamente' dal Getty Museum, dopo che i carabinieri per la tutela del patrimonio artistico avevano dimostrato la provenienza illecita delle opere. Si tratta di un cratere a calice a figure rosse risalente al 340 avanti Cristo e rinvenuto in Campania, opera del pittore greco Asteas, di una stele funeraria in marmo risalente al VI secolo dell'era precristiana, sottratto nei pressi di Selinunte, e di un candelabro in bronzo di origine etrusca trafugato da una collezione privata di Vulci.
Il tema è delicato, perché mercoledì si aprirà al tribunale di Roma il processo a carico di Marion True, ex curatrice del Paul Getty Museum di Malibù e dell'intermediario svizzero Paul Hecht, accusati di associazione a delinquere e ricettazione di beni archeologici sottratti in gran parte dalla Sicilia. Tra questi c'è anche un'opera straordinaria come la Venere di Morgantina (un statua del V secolo alta due metri che fu acquistata dal Getty per 28 miliardi di lire), che assieme all'Atleta di Lisippo, una statua bronzea che venne ritrovata in mare dvanti a Fano nel 1964, si sta trattando per far rientrare in Italia: «A giorni — si è lasciato sfuggire il ministro — conto di avere notizie».
Trattative in corso anche con il Metropolitan museum dì New York, il cui direttore Philippe de Montebello sarà a Roma nei prossimi giorni per parlare del Vaso di Eufronio e degli argenti del tesoro di Morgantina. Ma i pezzi identificati sono oltre un centinaio, sparsi in almeno 10 musei. La caccia sarà lunga.



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