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La Finanziaria taglia Venezia
Alberto Vitucci
la Nuova Venezia 12/11/2005

VENEZIA. Il maxiemendamento della Finanziaria passa al Senato con la fiducia imposta dal ministro Tremonti e tutti gli aggiustamenti richiesti dagli enti locali vengono ignorati. Risultato: la Legge speciale non viene rifinanziata e Venezia, nonostante le promesse del sottosegretario Letta, resta senza un euro per le manutenzioni. Una situazione gravissima, denunciata da un appello sottoscritto da tutti i parlamentari veneziani, sia di centrodestra che di centrosinistra. E alla «prima» della Fenice il coro ha intonato il «Va' pensiero», ma poi si è ammutolito per protestare contro i tagli ai fondi per lo spettacolo.


La Finanziaria strangola il Comune. «O il governo cambia il maxiemendamento o per la città sarà un disastro», ha detto ieri il sindaco Massimo Cacciari ai suoi assessori, in giunta. E ha inviato un appello a Berlusconi sottoscritto anche da tutti i parlamentari veneziani. «Alla Camera il testo della Finanziaria va modificato», scrivono senatori e deputati di centrodestra e di centrosinistra.
Per una volta tutti d'accordo nel condannare la manovra che rischia di mettere in ginocchio l'economia della città. «Situazione preoccupante», la definiscono i senatori Marcello Basso (Ds) e Tiziano Treu (Margherita). Insoddisfatto anche Ugo Bergamo, ex sindaco negli anni Novanta e senatore Udc. «Siamo molto delusi», dice, «perché c'era l'impegno del governo a modificare la Finanziaria e inserire il rifinanziamento della Legge Speciale». Il sottosegretario alla presidenza Gianni Letta aveva garantito l'intervento del governo anche al Comune. Ma al Senato il ministro Tremonti ha
imposto al fiducia. Il maxiemendamento è passato così com'era, senza traccia delle modifiche. «Una decisione che può avere effetti diastrosi sulla città», dicono a una sola voce deputati e senatori veneziani. Succede infatti che le risorse disponibili sono state dirottate sul capitolo grandi opere, a disposizione del Cipe. Sarà in un secondo tempo il Comitato interministeriale a decidere la quantità dei fondi da destinare al Mose e alle altre grandi opere della legge Obiettivo voluta da Lunardi. Settecento milioni di euro per le grandi opere, dunque. E nemmeno una soldo per la manutenzione e l'economia di Venezia. «Una vera sciagura», ribadisce il vicesindaco Michele Vianello, che sta preparando la manovra di bilancio da sottoporre alla giunta venerdì prossimo. «Avevamo chiesto e il governo ci aveva garantito in Comitatone», ricorda Vianello, «il rifinanziamento della Legge Speciale con 240 milioni da ripartire fra Stato, Regione e Comune. Invece non è arrivato nulla». Si fermano dunque quasi tutti gli interventi per la Legge Speciale, a cominciare dai restauri, lo scavo dei rii, gli interventi per la cultura, i contributi ai privati per i restauri degli edifici. «Senza fondi si ferma non solo l'economia, ma anche la vita della città», dice Vianello. Crisi per le imprese e prezzi delle case e degli affitti destinati a salire. Mentre i soldi garantiti ci sono solo per il Mose. Una situazione che gli enti locali hanno denunciato.



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