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L'America restituisce i tesori trafugati. I capolavori? A volte tornano
Fabio Isman
Il Messaggero 12/11/2005

La colossale Testa di Traiano, in marmo bianco, alta oltre mezzo metro e trafugata nel gennaio 1998 dai depositi dei Musei Capitolini a Roma, nei cui inventali era dal 1627? La casa d'asta Christie's l'aveva messa in vendita a New York, con offerte a partire da 250 mila dollari, ma ormai sta per tornare in Italia. Il celebre bronzo di "Lisippo" e la " Venere Morgantina" in marmo, già in mostra ai Getty museum di Malibù? Nel giorno in cui ritornano a Roma tre preziosi oggetti illegalmente usciti dal nostro Paese, che il Getty ha deciso sua sponte di restituire, gli inquirenti fanno sapere che di quei due capolavori «abbiamo ormai assemblato un ricco dossier, con le prove definitive, e complete, della loro appartenenza al patrimonio italiano; e della loro fuoriuscita clandestina dai nostri confini». E il celebre "cratere di Eufronio" che il Metropolitan di New York annovera tra i propri tesori dal 1972, e invece è stato scavato di nascosto a Cerveteri? «Tra una decina di giorni, il direttore del Metropolitan, Philippe de Montebello, sarà a Roma proprio per parlare di questa e di altre opere: se i colloqui tecnici che avrà, segneranno significativi progressi, sarò lieto di discutere con lui il futuro di questo ed altri capolavori», spiega il ministro dei Beni culturali, Rocco Buttiglione.
Ministro, quale futuro, se si tratta di opere sottratte in modo illegittimo al nostro Paese?
«Appunto: se verrà riconosciuto il diritto di proprietà che ci compete, siamo disponibili a concederle in prestito per un lungo periodo; perfino superiore ai quattro anni finora previsti dalla legge. Magari un decennio o più, anche con una riforma delle norme in vigore. Ma, sia chiaro, noi non rinunceremo mai all'affermazione dei nostri diritti sulla proprietà: anzi, vogliamo che siano riconosciuti. Ai musei americani che accetteranno questo, presteremo opere, anche importanti, da mettere in mostra; chi invece non accoglierà quest'offerta, otterrà, da noi, soltanto un atteggiamento durissimo, perfino in senso giudiziario. Il nostro non è un Paese aperto al saccheggio. E che anche negli Stati Uniti ci sia una nuova consapevolezza di questo problema, lo dimostra un fatto: proprio di recente, quel Paese si è dato una struttura incaricata di reprimere i traffici illeciti di opere d'arte e di reperti archeologici».
E' il giorno in cui «Europa torna in Italia»: tra le tre opere restituite dal Getty quasi alla vigilia del processo a Roma (il 16 novembre) contro Marion True, l'ex curator del museo accusata d'aver comperato almeno 42 pezzi romani etruschi scavati illegalmente, c'è anche un capolavoro del pittore Asteas; un vaso apulo alto più di 70 centimetri e del diametro di 60, che risale circa al 340 avanti Cristo, e tramanda «una delle prime raffigurazioni di Europa: a cavallo di un Toro, che è Giove», dice ancora il ministro. E nel giorno in cui Europa ritorna, di novità sui traffici clandestini, di cui l'Italia è purtroppo tra le vittime maggiori, ce n'è a iosa. Un collezionista californiano cercava di vendere due tele di Andrea Appiani (1754-1817): a un'asta, ancora da Christie's, per almeno un centinaio di migliaia d'euro; però, erano state rubate dal Castello di Brancaccio, San Gregorio di Cassola, in provincia di Roma, e ora hanno già iniziato il viaggio di ritorno. Perché «ad industriarsi negli scavi clandestini, o nei traffici d'arte illeciti, non sono semplici "badilanti", bensì delle autentiche organizzazioni della criminalità specializzata; e i traffici alimentano spesso anche il terrorismo», continua ancora Buttiglione, definendo i carabinieri addetti al patrimonio (raggianti il generale Ugo Zottin e il colonnello Ferdinando Musella) «un mix di Sherlok Holmes e Heinrich Schliemann», lo scopritore di Troia.
Molti sono i musei americani sotto accusa; e con alcuni, i colloqui per un'eventuale restituzione sono appena agli inizi. Ieri, è tornata anche un'epigrafe marmorea di mezzo metro, asportata negli Anni 50 da Selinunte; e in aggiunta, un candelabro, da Vulci, rubato nel 1986 dalla collezione del marchese Giorgio Guglielmi; «ma al Getty», aggiunge uno degli inquirenti, «c'è ancora ben altro». Per alcuni degli oggetti trafugati, i carabinieri hanno individuato anche i prestanome e i tramiti delle cessioni illegali; il solito Giacomo Medici, l'ex gallerista romano condannato a dieci anni di reclusione e al risarcimento d'altrettanti milioni di euro allo Stato italiano? «No: sono altri canali», dice, enigmatico, il generale Zottin. Per esempio, il "cratere di Eufronio" è pervenuto al Metropolitan proprio attraverso il mercante svizzero, Robert Hecht, che ha rifornito il Getty (anche se «il processo riguarda persone e non istituzioni», avverte il Pm Paolo Ferri, davanti al procuratore capo di Roma, Giovanni Ferrara). E nelle vicende non mancano metodi quanto meno discutibili, come le lettere anonime e gli atteggiamenti ricattatori.
Per i mercanti clandestini d'arte che depredano l'Italia, i tempi diventano più grami; un itinerario comprovato di loro traffici, porta negli Usa, dopo passaggi in Inghilterra e in Svizzera; «paese che adesso ha aderito alla convenzione stipulata dall'Unesco nel 1970», spiega Zottin. Ma qualcuno valuta che, sparsi nei musei, scavati clandestinamente ed esportati in tempi recenti dal nostro Paese, i reperti archeologici siano forse tre migliaia. «Queste restituzioni spontanee ci fanno piacere», dice il Ministro; «ma non sono che un primo passo», aggiunge il generale. «E, soprattutto, il vecchio sistema non funziona più: siamo intransigenti, e lo saremo ancora di più, nella difesa dei nostri diritti di proprietà», conclude Buttiglione.



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