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Conti in tasca alla Scala. Stéphane Lissner: Vi do io i numeri
Paola Zonca
la Repubblica 12/11/2005

MILANO — La Scala «è pulita» e non ha debiti, i conti sono in ordine, il numero dei dipendenti (818, di cui 745 fìssi, gli altri a termine) è quello autorizzato dal Ministero nel 1998. E ancora: «Sento dire che qui non si lavora abbastanza, e questo mi irrita». Il sovrintendente Stéphane Lissner abbandona il proverbiale aplomb e, con la passione di un condottiero, sgombra il campo da tutte le inesattezze, o meglio «le cose false», dette o scritte negli ultimi mesi sul teatro milanese. Lo fa in una conferenza stampa programmata ancor prima degli attacchi di Silvio Berlusconi (qualche settimana fa il premier ha dichiarato che la Scala potrebbe funzionare con la metà dei dipendenti e, in seguito, ha chiesto al ministro dei Beni Culturali, Rocco Buttiglione, di fornirgli un dossier sui costi): «Nessun dossier ci è stato richiesto» precisa il numero uno della Scala. «Ma, se ce lo chiederanno, credo che questa documentazione potrà essere esauriente».
Lissner commenta le cifre scaligere confrontandole con quelle delle altre grandi istituzioni europee, dice che bisogna battersi per il reintegro del Fondo Unico per lo Spettacolo (Fus) e anticipa che il 18 novembre annuncerà le sue dimissioni da direttore del Festival di Aix-en-Provence, mantenendo però la consulenza con le Wiener Festwochen. Dopo sei mesi di permanenza a Milano parla un italiano ormai quasi da manuale, passando al francese soltanto quando gli si chiede se pensa che le polemiche sul teatro siano fomentate dagli ex scaligeri approdati a Parma. «Non mi interessa, penso solo a lavorare», sentenzia. Cita un grande sovrintendente del passato, Paolo Grassi, secondo il quale la Scala deve essere una casa di vetro («e quell'idea di trasparenza è anche la mia») e il predecessore Carlo Fontana, che ha dato avvio alla sinergia tra il Piermarini, i laboratori Ansaldo (dove si sta preparando l'Idomeneo di Mozart del 7 dicembre), il Museo e l'Accademia.
Ma sono i numeri a dimostrare la solidità del teatro. Il patrimonio è di 90 milioni, di cui 31 disponibili. Il preconsuntivo 2005, appena approvato, si chiude con un disavanzo di l-l,5 milioni di euro. «Dal 2001 il contributo del Fus è passato da 35,6 a 30,2 milioni» spiega «e in questi anni la Scala ha dovuto affrontare due traslochi: prima all'Arcimboldi, poi nella sede storica». Lissner sfata anche il luogo comune secondo cui il Fus privilegia la Scala: «Da quando è natala Fondazione, nella ripartizione interna al Fondo le risorse scaligere sono calate dal 16 al 13,29%». E, dal '99 al 2005, il contributo pubblico è diminuito dal 53% al 41% del bilancio globale. «La Scala è un teatro pubblico» ribadisce Lissner «e non è bene che il contributo statale scenda sono il 60%, così calano anche le risorse private».
E in Europa? Mentre la Scala nel 2004 ha ricevuto contributi pubblici per 44 milioni di euro (48,4% del bilancio), l'Opera di Parigi ha contato su 94 milioni (60,9%), la Staatsoper di Vienna su 51,5 (57%), l'Opera di Monaco su 48,5 (64%) . Unica eccezione, il Covent Garden di Londra (34 milioni) ma, dice, «lì i contributi privati sono defiscalizzati». Parla anche del numero di recite alla Scala, rispondendo a chi sostiene che sono poche rispetto al numero di dipendenti.
«Sento dire che allaScala non si lavora» dice. «Ma da quando sono arrivato, il 2 maggio, il sipario si è alzato più di 100 volte. E nella stagione 2005-2006 le sere di spettacolo saranno 224. Vero che a Vienna e a Monaco sono 350, ma la Scala ha una missione diversa: coniugare produttività e qualità artistica». Capitolo dipendenti: alla Scala sono 818, numero plausibile visto che a Parigi sono 1584 per due sale, a Londra 866, a Monaco 862 e a Vienna 915. Gli Arcimboldi? «Per ora la Scala non se ne può occupare, ma in futuro si vedrà».



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