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Lissner a Berlusconi: Basta falsità, ecco le cifre della Scala
Luigina Venturelli
l'Unità 12/11/2005

Una risposta dettagliata, punto per punto, ad ogni inesattezza e polemica pretestuosa. È quanto il sovrintendente della Scala, Stephane Lissner, ha fornito ieri a Silvio Berlusconi, recentemente improvvisatosi fiero avversario di ogni supposto spreco artistico. «In questi mesi sono state dette molte falsità, probabilmente dovute a scarsa memoria storica. E sentir dire che qui alla Scala non si lavora mi irrita molto: dal 2 maggio, giorno in cui sono arrivato a Milano, il sipario si è aperto più di cento volte». Tono deciso, dati alla mano, italiano chiaro e fluente nonostante i pochi mesi avuti a disposizione per un corso intensivo di lingua: Lissner è apparso in conferenza stampa perfettamente a suo agio nel nuovo ruolo scaligero (a breve si dimetterà dalla sovrintendenza del festival lirico di Aix-en-Provence), alfiere di un teatro musicale che pare ora aver ritrovato la coesione necessaria per affrontare questi duri tempi di magra. Il presidente del consiglio ha parlato di oltre mille dipendenti, di scarsa produttività, di sperperi finanziari? Ecco i numeri che lo smentiscono, forniti da Lissner in una presentazione delle condizioni economiche e delle prospettive del teatro che aveva tutta l'aria di una sfida: «La Scala non ha debiti - ha più volte sottolineato - e non è esposta con le banche, ad eccezione di un mutuo per la palazzina di via Verdi». Ha infatti un patrimonio di 90 milioni di euro, di cui 31 disponibili, e il preconsuntivo del 2005 è stato approvato con bilancio di 115 milioni e si chiuderà con un disavanzo di appena un milione. Chi parla bene, insomma, razzola male: il premier pretende di razionalizzarne le spese senza considerare i gravi tagli che il suo governo ha inflitto al teatro lirico e contro i quali si svolgerà al Piermarini oggi pomeriggio un concerto straordinario, indetto a sostegno della cultura dai lavoratori della Scala e da Cgil, Cisl, Uil e Fials. «La Scala ha attinto al suo patrimonio per compensare i sempre più scarsi finanziamenti pubblici - ha continuato - e dal 2001 ha affrontato tre elementi negativi: la diminuzione del Fondo unico dello spettacolo da 35,6 a 30,2 milioni di euro e il contemporaneo aumento dei costi fissi; gli oneri straordinari dovuti al Teatro degli Arcimboldi; e gli oneri di trasloco per il ritorno al Piermarini». Dunque elementi «che avrebbero messo in difficoltà qualunque teatro. Ora stiamo tornando alla normalità». Lissner vuole sfatare anche il mito di una Scala privilegiata dai finanziamenti pubblici: dopo la trasformazione in fondazione, nella ripartizione interna al Fus le risorse al teatro milanese sono calate da oltre il 16% al 13%. «Nonostante la Scala sia un teatro a vocazione pubblica, il contributo pubblico è sceso dal 1999 al 2005 dal 53% al 41% del suo bilancio - ha continuato il sovrintendente - bisogna resistere a questa tendenza». Per Lissner la polemica di Berlusconi, che nel frattempo ha incaricato il ministro Buttiglione di preparargli un dossier sull'ente lirico, non regge nemmeno al confronto con gli altri teatri europei: «Nell'anno 2004 la Scala ha avuto contributi pubblici per 44 milioni di euro (il 48,4% del suo bilancio), l'Opera di Parigi 94 (60,9%), la Staatsoper di Vienna 51,5 (57%), la Bayerische Staatsoper di Monaco 48,5 (64%). Solo la Royal Opera House di Londra ha avuto meno della Scala, 34 milioni (31% di contributi pubblici), ma a Londra -ha detto il sovrintedente - i contributi privati sono completamente defiscalizzati».
Un discorso simile vale per il numero dei dipendenti: «Una legge del 1998 stabilisce che il teatro ne abbia 800, mentre oggi i lavoratori fissi sono 745; l'Opera dì Parigi ne ha 1584 su due teatri. Alla Scala gli stipendi sono il 58% dei costi totali, all'Opera sono il 70%». Berlusconi è servito. I numeri che cercava gli sono stati forniti.



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