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CASO GETTY: "Restituite quelle tremila opere rubate"
ELSA VINCI
VENERDÌ 11 NOVEMBRE 2005 LA REPUBBLICA



Lo Stato tratta con i musei stranieri. Intanto arrivano i primi reperti

ROMA — Fino a pochissimo tempo fa erano esposti al Getty Museum di Malibu in California, che adesso li ha restituiti all'Italia. Sono tre reperti archeologici di «grande interesse storico, artistico e scientifico», sottolineano al ministero dei Beni culturali. «Tornano il vaso di Asteas, un cratere a calice a figure rosse del 340 a.C. proveniente da scavi clandestini in Campania, una stele funeraria lapidea del VI secolo a.C. sottratta nell'area dell'antica colonia greca di Selinunte in Sicilia, e un candelabro bronzeo a treppiede di origine etrusca trafugato dalla ex collezione Guglielmi di Vulci». Già arrivati all'aeroporto romano Leonardo da Vinci, sono stati restituiti spontaneamente dal Getty Museum, «consapevole della loro provenienza illecita». La notizia viene comunicata ufficialmente oggi dal ministro Rocco Buttiglione in conferenza stampa con il procuratore capo di Roma, Giovanni Ferrara, e il generale Ugo Zottin, comandante del gruppo Tutela patrimonio culturale dei carabinieri. Sono soltanto tre, fra migliaia di reperti di provenienza clandestina, spariti dall'Italia, e sparsi nei più importanti musei del mondo. La magistratura romana ha scoperto che un solo trafficante ha gestito e venduto ben tremila opere rubate dal nostro Paese, una quarantina di queste sono state individuate trale collezioni del Getty, altre nei più importanti musei del mondo.
E unalunga storia quella della battaglia italiana per la restituzione di beni archeologici e opere d'arte con i più prestigiosi musei internazionali. Questa volta sembra sia stata una trattativa pacifica, ma non è andata sempre così. Soltanto grazie alle inchieste svolte dal sostituto procuratore di Roma Paolo Ferri, nell'ultimo anno il Getty ha restituito all'Italia sei reperti archeologici di enorme valore. Poche settimane fa l'Avvocatura dello Stato è riuscita ad ottenerne altri due.
Il pm ha scoperto un clan di faccendieri che, negli anni Ottanta, «si è avvalso persino della
casa d'aste Sotheby's d iLondra e NewYork» per mettere sul mercato almeno 110 pezzi archeologici di provenienza italiana. Le dimensioni del traffico individuato dalla magistratura romana vedono coinvolti musei di fama mondiale, da quello di Tokio al Metropolitan di New York, al museo di Toledo in Ohio, al Glyptothek di Copenhagen. Alcuni hanno collaborato con gli inquirenti, come il museo di Berlino, altri no come quello di Copenhaghen. Non ci sono musei incriminati ma intanto il pm Ferri ha mandato a giudizio Marion True, ex direttrice del Getty di Los Angeles, che il 16 novembre prossimo dovrà presentarsi al tribunale di Roma per essere processata.
Sui traffici clandestini che riempiono di reperti archeologici prestigiosi musei c'è già una sentenza di condanna a 10 anni firmata dal giudice Guglielmo Munto ni nei confronti di Giacomo Medici, considerato «il più grande trafficante italiano». «In suo deposito in Svizzera sono passate circa tremila opere di inestimabile valore». Agli atti dell'inchiesta anche il gruppo marmoreo policromo dei "due grifoni che attaccano un cervo", greco del quarto secolo dopo Cristo trafugato nel sud Italia e ritrovato dai magistrati al Getty di Malibu. «I musei — spiegano gli inquirenti—hanno comprato dal mercato svizzero, da collezioni private inventate». Sotto accusa le collezioni Hunt, Levy White, Tempelsman e Fleischman.
«I tre reperti archeologici restituiti — spiega il generale dei carabinieri Ugo Zottin — nulla hanno a che fare con le inchieste che hanno coinvolto Medici e Marion True. Il mercato clandestino è immenso, purtroppo non è possibile fare stime precise».



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