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Nei cantieri delle meraviglie lavorano mani italiane
Silvia Casanova
Oggi 10-NOV-2005

Roma, novembre ricordate L'ultimo imperatore, film da nove premi Oscar? Era il 1987 e grazie alla macchina da presa di Bernardo Bertolucci gli spettatori di tutto il mondo entrarono nella Sala dell'Armonia suprema, il cuore dei palazzi imperiali di Pechino: la Città Proibita. Nella scena dell'incoronazione di Pu Yi videro da vicino questo simbolo prezioso di un potere millenario, dove ancora oggi i turisti non possono mettere piede, ma accontentarsi di sbirciare dall'esterno le colonne decorate in oro e rosso, i soffitti intarsiati e lo splendido trono dei sovrani cinesi. Oggi quel trono ha svelato un segreto: sotto la vernice marrone che copre il basamento in legno sono nascoste splendide decorazioni in oro con il motivo del drago, simbolo dell'imperatore.
A togliere quella vernice e a scoprire quel che c'è sotto sono state mani italiane, le più esperte al mondo nel prendersi cura di opere d'arte. Se volete provare un po' di orgoglio patriottico visitate la mostra L'eccellenza del restauro italiano nel mondo (Roma, Complesso del Vittoriano, fino al 18 dicembre, tel. 06-67.80.664, catalogo Gangemi): scoprirete che i più autorevoli esperti del pianeta nella conservazione di beni artistici siamo proprio noi e che i cantieri delle meraviglie, dove si tutelano i monumenti dichiarati Patrimonio dell'umanità dall'Unesco, non possono fare a meno del nostro contributo e della nostra esperienza.
A Pechino il gruppo guidato da Giuseppe Proietti, capo dipartimento per la Ricerca, l'innovazione e l'organizzazione del ministero per i Beni e le attività culturali, sta sostenendo i colleghi cinesi nei lavori di restauro all'interno della Città Proibita e di un tratto della Grande Muraglia. La Cina è solo un esempio, perché il contributo italiano è stato richiesto anche in India, Afghanistan, Egitto, Tunisia, tanto per citare alcuni Paesi.
«Voglio precisare che a Pechino lavoriamo in stretta collaborazione con i padroni di casa», spiega Proietti, curatore della mostra romana, «e che abbiamo realizzato per loro, così come per colleghi di altre nazioni, corsi di formazione».
Il modello che si esporta è quello della scuola del restauro italiana, ovviamente: l'opera, o il monumento, non si ricostruisce, non si modifica, ma si risana senza utilizzare tecniche invasive, nel rispetto assoluto della sua originalità. Non solo. A distinguere i restauratori italiani sono le lunghe e
minuziose indagini che precedono il lavoro di restauro, mirate a conoscere le tecniche di costruzione dì un monumento, i materiali e la loro composizione, a verificarne le reazioni col variare delle condizioni climatiche. Insomma, prima di mettere le mani su un'opera bisogna accumulare tutte le informazioni che la riguardano, mettendo mano a tutte le discipline possibili, dalla storia all'architettura, dalla chimica alla fisica. Questo è il metodo che mancava ai cinesi, oltre a strumenti di indagine all'avanguardia.
«Neanche i giapponesi hanno apparecchiature come le nostre», aggiunge Proietti. «Per preparare il progetto di restauro della Sala dell'Armonia suprema sono serviti trenta mesi di studi, rilievi, ricostruzioni tridimensionali con il laser scanner, analisi di laboratorio a Roma, oltre al saggio di pulitura su una porzione del trono che ha fatto emergere decorazioni splendide. Presto cominceranno i lavori, con la speranza che tutto sia pronto per le Olimpiadi del 2008. All'interno, oltre a risanare gli intonaci compromessi dall'umidità e le parti in legno, realizzeremo un impianto di illuminazione: si potranno così apprezzare i colori, eccezionali, delle decorazioni. All'esterno puliremo e renderemo nuovamente funzionanti le centinaia di teste di drago che fanno da sgocciolatoi».
La Grande Muraglia, opera grandiosa, visibile dal satellite nei suoi 6.350 chilometri di lunghezza, è stata edificata fin dal IV secolo a.C. e utilizzata per respingere le popolazioni nomadi. Purtroppo, dell'originale non resta nulla: il monumento che vediamo oggi è tutto ricostruito. Con il supporto italiano si interverrà ora a consolidare un tratto di 72 metri che, secondo gli studiosi cinesi, non viene restaurato dal 1600. Si trova nella località di Badaling, a 80 chilometri da Pechino, dove è presente una torre fortificata. Qui nascerà anche un parco archeologico, che consentirà ai visitatori di vedere anche dal basso le mura e di approfondire la conoscenza del sito grazie a pannelli didattici.
Per Proietti e la sua squadra questo girovagare in soccorso dei patrimoni dell'umanità è cominciato tre anni fa, anche se la prima collaborazione all'estero risale a molto tempo prima e riguarda l'Iraq. «Già dopo la Prima Guerra del Golfo (1991) eravamo attivi nel Nord del Paese, dove sorge l'antica Ninive, oggi Mosul. Nel 2003, sei giorni dopo la caduta di Baghdad in mano agli americani, sono entrato nel Museo archeologico, devastato dai saccheggi. Uno spettacolo tremendo. La direttrice vagava disperata da una sala all'altra. In un anno e mezzo e con il contributo di una banca e del concerto romano di Paul Mc. Cartney abbiamo realizzato e messo in funzione i laboratori di restauro necessari a rimediare i danni. Non le dico l'entusiasmo nostro e degli iracheni sull'aereo che trasportava il materiale a Baghdad. Un viaggio che abbiamo fatto ammassati sulle casse».
Grazie agli inviti dei muezzin a restituire il maltolto sono stati recuperati e poi restaurati capolavori come la Dama e il Vaso di Unik. «Potremmo già riaprire tre aree del museo, manca pochissimo lavoro, ma tutto è fermo per motivi di sicurezza. Contiamo di riuscirci comunque, attraverso i colleghi iracheni. Sarebbe un segnale anche per i Paesi che hanno promesso aiuti ma non si sono mai fatti avanti, lasciando a noi tutto il lavoro».
L'elenco degli interventi del Dipartimento è lungo e non si può non citare l'India, con le grotte di Ellora e i cicli dipinti di Ajanta, e ancora l'Iran, dove sorgeva la cittadella islamica di Barn, distrutta dal terremoto del 2003.
«In Egitto, altro Paese di tesori, progetteremo il nuovo allestimento del museo del Cairo, a Tunisi il nuovo Parco archeologico di Cartagine. In Kosovo abbiamo organizzato corsi di formazione per intervenire sul patrimonio cristiano-ortodosso e islamico».
La guerra è uno dei peggiori nemici dell'arte: nel palazzo di Sennacherib (VII secolo a.C.) di Ninive, l'antica capitale assira, si trovano i bassorilievi in alabastro che sono espressione della massima scultura figurativa umana di tutti i tempi. Ninive è oggi Mosul, la città del Nord iracheno dove vennero uccisi i figli di Saddam Hussein. «Dovevamo restaurare il palazzo, il progetto era pronto. Ora è tutto bloccato. E l'edificio ha subito danni notevoli».




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