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Cittadini, riprendiamoci la nostra cultura
Rinalda Carati
l'Unità, 8/11/2005

Musica, teatro, idee e politica: tutto sul palco del Valle di Roma organizzato dai Ds. Come si usava una volta. Fassino promette: il sapere tornerà in Italia.

I1 sapere, leva per organizzare la società del nostro tempo; «cifra fondamentale» per il presente e per il futuro, quindi, nel lavoro dei Ds. Lo dice Piero Fassino, al termine della giornata che al Teatro Valle di Roma ha visto riunirsi una platea - per nulla silenziosa - di esponenti del mondo della scuola, della cultura, dello spettacolo. E se possibile qualcosa di più: «Non lasciateci soli, la vera battaglia inizia adesso», dice il ragazzo che sale sul palco in rappresentanza della associazione "Io sto con Falcone" di Locri «confidiamo in voi e confidiamo nella politica, cancellate le leggi che riportano indietro il Paese, cancellate la lacerazione tra il nord e il sud, è la cultura che crea inclusione e solidarietà». Applausi appassionati, Fassino va a stringergli la mano. Più tardi, il segretario Ds racconterà che di recente, parlando con alcuni diesse di Locri, ha saputo che in quella "zona di 'ndrangheta", non c'è una sola scuola che abbia sede in un edificio di proprietà pubblica. Vuol dire che lo stato, lì, non ha investito nulla per il sapere. La giornata "per la conoscenza" organizzata dai Ds sotto il segno della frase di Dante "fatti non foste a viver come bruti" ha un delizioso avvio con il violino di Salvatore Accardo, che regala al Teatro qualche momento di magia, in un breve concerto con l'Orchestra da Camera italiana. A fare da "vigile urbano" tra le tante voci che si susseguono c'è Davide Riondino. Andrea Ranieri, responsabile scuola ricerca e università Ds, ricorda l'accanimento che il governo ha mostrato nell'ultimo periodo «verso quei settori della società che - tra i primi - non si sono fatti abbindolare dal populismo berlusconiano». Ma nel mondo della scuola e della cultura c'è gente che sempre ha continuato a operare, oggi quindi non si parla di «speranza, ma di una idea di sviluppo del Paese». Rossella Masci, che lavora a Casilino 23, racconta la sua esperienza: insegnare cinema ai bambini, vedere i loro occhi aprirsi sul mondo. Luciano Sovena, Istituto Luce, racconta le difficoltà e l'orgoglio dell'Istituto. E quanto ai bambini raccomanda: cinema a scuola, certo, ma che anche le scuole vadano al cinema. Ne riparlerà più tardi Giulia Rodano, assessore alla cultura alla regione Lazio: è incredibile, ma ci sono paesi nella regione nei quali non esiste un cinema e dove i bambini non hanno mai assistito a uno spettacolo, non sanno neppure che il film si vede al buio, e, quando le luci si spengono, piangono. Come aiutarli? Un inizio è pagare il biglietto di trasporto perché possano "cominciare". Perché la cultura, prima di tutto, bisogna sapere che c'è, ricorderà Francesco Siciliano. Vittoria Franco, responsabile cultura Ds, traccia una immagine di quello che potrebbe accadere: musei semichiusi, sale da concerto scomparse, tagli tagli tagli e la grande tristezza delle città. Un futuro che deve essere assolutamente scongiurato. Ascanio Celestini sottolinea che c'è solo un buon modo di operare: conoscere la genesi del progetto teatrale in tutti i suoi aspetti, ascoltare la voce di chi il lavoro del teatro lo fa e lo ama. Gianni Borgna e Maria Coscia (assessori a Roma) ricordano le difficoltà degli enti locali, e il grande successo che le iniziative culturali possono raccogliere. Vincenzo Vita lancia una provocazione/proposta concreta: alzare "appena appena" il canone di concessione per le televisioni nazionali, e destinare alla cultura i fondi così ricavati... Tullio Solenghi rilancia a modo suo: l'otto per mille anche per il teatro. Incredibilmente sul palco compaiono - con pesanti argomenti - Letizia Moratti e Pier Ferdinando Casini (al secolo Paola Cortellesi e Neri Marcorè).
La sintesi è nelle quattro T che Fassino evoca: talenti tecnologie territorio e tolleranza. Parte dai tragici fatti delle periferie parigine in fiamme: «violenze che affondano nello squallore di una vita precaria e nella marginalità sociale». Nessuna violenza può essere accettata, ma la legalità si afferma recidendo le ragioni del disagio. Con il sapere, con la conoscenza: che non sono «una delle tante cose utili». Il sapere aiuta a costruire un mercato del lavoro flessibile ma non precario. Il sapere è l'opportunità per i giovani. «È necessario investire nel sapere, nella scuola, nella cultura, nello spettacolo; è necessario invertire la politica del governo di centrodestra, al di là e oltre il recupero dei tagli al Fondo Unico per lo Spettacolo». Rovescia una raffica di dati: in Italia solo 7 bambini su 100 hanno un posto nell'asilo pubblico; solo 61 ragazzi su 100 terminano la secondaria. Negli Usa ci sono 38 laureati su cento cittadini, in Italia sono solo 12. Insomma, tanto lavoro da fare: e prima della campagna elettorale, per la coalizione un grande appuntamento, gli stati generali della cultura italiana.



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