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Roma. Riportata alla luce la tomba di San Paolo
Sergio Silva
Il Tempo, Roma, 8/11/2005

Il Vaticano ha pubblicato i documenti dello scavo effettuato nella basilica tra l'altare maggiore e quello di San Timoteo.
In fase di studio il progetto che consentirà di visitare l'area attorno al sarcofago marmoreo.

Ora che sono terminati i lavori sotto l'altare della Confessione, all'interno della Basilica di San Paolo Fuori le Mura e sono stati pubblicati dal Vaticano i documenti che rivelano l'opera di scavo, non resta che rendere fruibile l'area prospiciente la tomba del santo martire. A chiederlo sono le centinaia di fedeli che, quotidianamente, visitano la chiesa e domandano ai custodi dove possono trovare l'antico sacello per poter pregare davanti alla santa sepoltura. Abbiamo assistito alla risposta: «La tomba è lì, proprio sotto quelle tavole che sono state poste alla base dell'altare. Non è possibile accedervi perché non è stato strutturato un accesso idoneo».
Incuriositi, abbiamo sentito l'amministratore pontificio della Patriarcale Basilica, monsignor Andrea Cordero di Montezemolo che ci ha detto: «La tomba di San Paolo sarà accessibile ai fedeli, almeno in parte. Il dottor Filippi sta già elaborando un progetto che permetta per il futuro un' adeguata visibilità al sarcofago. Si tratta di rimuovere l'altare inferiore e di mettere in mostra il lato scoperto, magari - ha aggiunto - proteggendolo da una grata o un vetro. Resta il problema di trovare i soldi necessari a realizzare l'opera».
D'altronde gli stessi scavi hanno avuto inizio per richiesta esplicita degli avventori: la folla dei fedeli in visita alla basilica nel corso del Giubileo del 2000 chiese a gran voce, con fervore, di poter venerare la tomba, cosa logisticamente impossibile a causa della inaccessibilità della stessa.
Fu così che l'allora amministratore della basilica, monsignor Marcello Costalunga, valutò la possibilità di riportare alla luce la fronte del monumento funebre che, secondo la tradizione cristiana, conserva le spoglie dell'apostolo Paolo.
Giorgio Filippi, archeologo conservatore della raccolta epigrafica dei Musei Vaticani, effettuò i primi due saggi di scavo tra giugno 2002 e maggio 2003, dopo aver messo insieme i dati derivanti da fonti d'archivio e dai saggi sul terreno effettuati dagli architetti Virginio Vespignani e Paolo Belloni negli anni 1838 e 1850 che eseguirono rilievi nell'area della vecchia confessione per poter costruire la nuova e procedere alla erezione del baldacchino di papa Pio IX.
Entrambi i saggi sono stati eseguiti dal Filippi nell' area compresa tra l'altare maggiore o della confessione e quello di San Timoteo. Solo successivamente Giorgio Filippi, nella stessa area, per non danneggiare il presbiterio ottocentesco riaprì una piccola cavità preesistente, e da lì scavò un breve tunnel orizzontale, alto un metro, largo la metà e profondo 13l cm, e in corrispondenza del sovrastante altare scoprì il fianco marmoreo del sarcofago con la scritta incisa «Paulo Apostolo Mart». Sono inoltre venuti alla luce un frammento di bifora gotica simile a quella esistente sul chiostro, presumibilmente interrato nel corso della ristrutturazione post incendio (un devastante incendio nel 1823 distrusse gran parte della basilica), due reliquiari contenenti resti di santi ignoti, un tratto di abside della basilica costantiniana, un baiocco dell'epoca di Pio IX. Il sarcofago è costituito da un sacello in marmo a forma di parallelepipedo sul cui coperchio, oltre alla scritta di cui si è detto ci sono tre fori, uno tondo, attualmente ostruito da un getto di malta, serviva alla pratica della brandea (prelievo di reliquie), mentre gli altri due, a forma quadrata, bucano il sarcofago ma non il sacello.



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