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Torino. La mummia-squatter la facciamo sgombrare
Giovanna Favro
Stampa, Torino, 8/11/2005

MUSEO EGIZIO ABUSIVO: L'ACCADEMIA DELLE SCIENZE HA PERSO LA PAZIENZA E VA PER AVVOCATO

Lo sgombero. Proprio lo sgombero, previo sfratto alle statue dei faraoni, alle mummie, e tutto il resto. Sul verbale del consiglio di presidenza dell'Accademia delle Scienze tenutosi il giorno 3, c'è scritto proprio così: «Si ritiene necessario intraprendere un'azione legale volta ad ottenere lo sgombero dei locali attualmente occupati senza titolo, e al tempo stesso l'indennità che la legge prevede per la loro occupazione abusiva».
Il passo avanti nella resa dei conti da parte dell'Accademia delle Scienze contro gli «abusivi» del Museo Egizio, moroso da quando, il 31 dicembre 2004, è scaduto il contratto di locazione, «era inevitabile». L'Accademia si rivolgerà
all'avvocato Giulio Demaria, che presterà la sua penna e la sua professionalità a titolo gratuito. Prima spedirà un'ultima lettera di sollecito al ministero per i Beni e le attività culturali. L'ennesima: dall'Accademia, dopo la disdetta del contratto di affitto comunicata con 13 mesi d'anticipo (il 20 novembre 2003) ne era stata inviata un'altra, il 3 settembre 2004, per chiedere se il ministero fosse interessato al rinnovo del contratto sulla base di condizioni diverse dal passato, ovvero con un canone più alto. Da Roma non è però mai arrivata risposta. Salvo l'interruzione dei versamenti. In termini di mensilità non pagate mancano ormai all'appello 40 mila euro, senza contare l'assenza assoluta di un nuovo contratto.
Una situazione paradossale. Il presidente Pietro Rossi, che è anche il decano dell'Università, sottolinea che colpevole della situazione non è la Fondazione per l'Egizio, «che è legalmente inattaccabile, non avendo ancora avuto il conferimento dei beni dal ministero», ma è il ministero stesso: «In qualsiasi paese civile, la cosa sarebbe inconcepibile. Ma evidentemente, con la burocrazia italiana, lo è».
Il grosso degli spazi occupati dalle collezioni appartiene al Demanio. Anche quelli su cui l'Accademia reclama l'affitto sono dello Stato; l'Egizio risulta però inquilino in forza di una concessione d'uso avuta dall'Accademia, relativa-mente agli spazi di biglietteria, di parte del piano interrato e di due enormi saloni al piano terra. Spazi non di poco conto: «La farmacia Masino, altra nostra inquilina nel palazzo - ha spiegato il professor Rossi già nei giorni scorsi - ci paga, per metrature pari a un sesto di quelle occupate dal Museo, ben 30 mila euro l'anno». La sproporzione rispetto al vecchio canone dell'Egizio è marchiana, e comunque, da 11 mesi, di affitto non arriva più un euro. «Quei quattrini, all'Accademia servono. Sono indispensabili per pagare il nostro personale e per finanziare le nostre attività culturali». Insomma, i professori hanno perso la pazienza, e non hanno alcuna intenzione di demordere. S'arriverà al pignoramento delle mummie? «Legalmente non è possibile». Allo sfratto per morosità, e allo sgombero coatto per davvero? «Vedremo».



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