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Somma Vesuviana. Apre Villa Augustea, manca la segnaletica
Anna Maria Romano
il Giornale di Napoli, 6 novembre 2005

SOMMA VESUVIANA. VISITE GUIDATE AGLI SCAVI PER DUE WEEK-END, L'ARCHEOLOGO DE SIMONE: «IMPARARE A GESTIRE I BENI CULTURALI»

SOMMA VESUVIANA. È cominciato ieri mattina il primo dei due fine settimana di visita guidata agli scavi archeologici della Villa Augustea a Somma Vesuviana. Si prosegue questa mattina e nel prossimo week end dalle ore 10 alle 12 e trenta e dalle 14 alle ore 16. Ma già si intravedono le prime difficoltà per raggiungere il sito. Manca la segnaletica che indirizza il visitatore nel cantiere di Starza Regina: l'unico cartello posto nella via di accesso segnala la presenza del cimitero e nul-l'altro. Addirittura qualche residente del luogo ha tentato di scoraggiare l'ingresso, ignorando l'apertura al pubblico degli scavi. «Bisogna pur cominciare - ha commentato l'archeologo Antonio De Simone, docente dell'università Suor Orsola Benincasa e partner italiano della squadra di ricercatori giapponesi dell'università di Tokio che ha riportato alla luce il manufatto - D'altra parte è la prima volta che nel nord vesuviano ci troviamo di fronte a una ricerca così imponente, di carattere intemazionale. Tuttavia -continua lo studioso, entrato da pochi giorni a far parte del comitato scientifico del Ministero dei Beni Culturali - se prendiamo ad esempio le cifre dello scorso anno, la risposta del pubblico è stata abbastanza soddisfacente nonostante le difficoltà. In quattro giornate di apertura sono entrate 4 mila persone». Intanto l'avanzamento degli scavi sembra confermare la natura sontuosa della villa romana disposta su un declivio, in uno spazio di circa 15 mila metri quadrati. Lo dimostrerebbero, spiega De Simone, gli ultimi ritrovamenti: un colonnato formato da pezzi monolitici di marmo pregiato. «Molto diversi da quelli di Pompei, solitamente in muratura ricoperti di stucco».
La storia degli scavi archeologici portati avanti dal team di studiosi che fanno capo al professore Masanori Aoyagi, comincia nel 2001. Quando l'università nipponica sottoscrive con il comune di Somma Vesuviana e l'istituto universitario napoletano "Suor Orsola Benincasa" un protocollo d'intenti per riprendere i lavori di scavo della villa di Augusto. Ma la campagna di scavo vero e proprio comincia solo l'anno dopo. Riaffiorano le strutture scoperte già negli anni trenta del secolo appena trascorso. «I resti di un edificio monumentale: un portico ad archi e pilastri; un muro in laterizi, decorato da tre nicchie; colonne e capitelli marmorei, pavimenti in mosaico, frammenti statuali di un personaggio eroico, stucchi policromi parietali e lacunari». Il primo scavo risale, infatti, al 1934 e furono eseguiti dall'archeologo Matteo Della Corte con la supervisione di Amedeo Maturi, dopo che, due anni prima, si ebbero le prime notizie sulla villa di Augusto. Alcuni contadini, durante le loro normali attività agricole, si imbatterono casualmente in un grosso nucleo murario. Gli scavi, infine, più recenti, hanno riportato alla luce due statue (nel 2003) - attualmente esposte all'università di Tokio- una di donna con abito greco (peplos), un'altra recentemente restaurata, del dio Dionisio/Bacco con il capo coronato di edera e un cuc-ciolo di pantera in braccio. Nel maggio scorso furono esposte ai visitatori nella casa comunale, prima di partire per il Giappone in occasione dell'Esposizione Universale di Aichi. Se questa è la storia degli scavi, la domanda che ora si pone è come gestire l'evidenza archeologica. Saranno capaci le autorità locali di creare le infrastrutture urbanistiche per valorizzare il sito archeologico? «Il comune ha già chiesto i finanziamenti alla Regione per la sistemazione della strada di accesso agli scavi -spiega De Simone - II problema semmai è la gestione dei beni culturali. Nel Sud non siamo abituati al decentramento. D'altra parte lo Stato e la Sovrintendenza non possono fare tutto da soli. Quindi si impone un nuovo ruolo dell'ente locale, chiamato a cogestire il patrimonio artistico. Bisogna dunque creare la sensibilità giusta per permettere la valorizzazione e la fruizione dei beni artistici».



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