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La chiesa più antica di Terra Santa spunta sotto il carcere dell'lntifada
Aldo Baquis
La Stampa, 7 novembre 2005

Il reperto è tornato alla luce grazie al lavoro di squadra di 60 detenuti

MEGIDDO(Galilea
Uno dei più importanti reperti storici relativi alle prime sette cristiane in Terrasanta è tornato in queste settimane alla luce grazie all'impegno di una squadra di 60 detenuti comuni impegnati, sotto il comando dell'archeologo israeliano Yotam Tepper, in lavori di allargamento della prigione di Megiddo (bassa Galilea) dove sono pure detenuti centinaia di attivisti dell'intifada palestinese.
Per raggiungere il reperto -un pavimento di tre metri per nove, ricco di mosaici e di iscrizioni in greco - bisogna dunque raggiungere il penitenziario, passare per circa duecento metri accanto ad alte mura di cemento ed ignorare i latrati minacciosi dei mastini di guardia. Infine si arriva ad ammirare lo splendido pavimento commissionato fra il terzo e il quarto secolo da un centurione di nome Gaiano.
Il penitenziario si trova ai bordi di una superstrada, nella collina antistante al Har-Megiddo, il monte archeologico di Megiddo noto con la trascrizione greca di Armageddon. In lontanza si vedono le alture di Nazaret. Nelle immediate vicinanze si stende una pianura verdeggiante dove, secondo le profezie, dovrebbe svolgersi la battaglia definitiva fra le forze del Bene e quelle del Male.
Questo dunque il panorama scelto 1.700 anni fa da Gaiano per erigere un altare in onore di Gesù Cristo. Secondo Tepper e secondo la ricercatrice Leah di Segni dell'Università di Gerusalemme è possibile che più che un altare si trattasse di una tavola e che durante il rito religioso venisse consumato un pasto.
Sottoposti allo stretto controllo di Tepper, i detenuti israeliani si sono entusiasmati nel portare alla luce gli antichi mosaici nel corso di scavi che pensavano sarebbero stati di nessun interesse e finalizzati all'allargamento dei recinti del penitenziario. Le loro picozze hanno presto raggiunto un mosaico a forma di medaglione in cui erano raffigurati due pesci: simboli tipici della tradizione cristiana. Quindi sono apparsi anche i nomi di quattro donne: Frimi-lia, Kiriaka, Dorotea, Parasta.
Infine la citazione in greco che ha fatto sobbalzare Tepper e la sua squadra: «ad Acaptio, che ama Dio e che ha offerto l'altare ("trapeza" in greco) per il Dio Gesù Cristo, in sua memoria». Secondo Tepper potrebbe trattarsi del più antico luogo cristiano di preghiera rinvenuto nella Regione.
Nella stessa zona la sua squadra ha rinvenuto reperti archeologici di un antico insediamento ebraico, Othnay, e del successivo insediamento cristiano di Maximanopolis. Il fatto che il nome di Gesù Cristo sia stato scritto apertamente sul pavimento significa, secondo Tepper, che quei cristiani non si sentivano più perseguitati. «Doveva essere dunque la seconda metà del III secolo, oppure l'inizio del IV secolo», ipotizza il ricercatore che afferma di non aver ancora potuto completare gli studi in materia.
«Gli scavi - aggiunge - non sono stati ancora completati, anzi sono solo all'inizio. Così pure lo studio delle iscrizioni. Di certo questo pavimento, le piccole case tardo-romane e prime-bizantine trovate nelle vicinanze, potrebbero rappresentare un potenziale turistico, un polo di attrazione per i pellegrini cristiani».
Adesso resta da vedere come tutto ciò si concili con i piani delle autorità carcerarie israeliane che ancora dieci mesi fa speravano di concludere celer-mente gli scavi archeologici per poi ricoprire il tutto e provvedere alla costruzione di una nuova ala del penitenziario. Secondo Lea di Segni, le scelte ormai sono solo due: o spostare il carcere oppure spostare la chiesa. Ossia smontare delicatamente i mosaici e riproporli in seguito all'interno di un adeguato



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