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Cultura, il Senato conferma i tagli - Solo una limatura di 22 milioni di euro
Il Gazzettino (NordEst) Domenica, 6 Novembre 2005


Venezia
Il ministro ai beni culturali, Buttiglione, gioca la carta dell'alleanza con le Regioni e convoca i governatori a Roma per cercare di fare fronte comune contro i tagli previsti dalla Finanziaria, soprattutto sul fronte della cultura. Un terreno su cui il ministro ha perfino scommesso il posto. E giovedì mattina, nella Capitale, ci sarà anche Giancarlo Galan, che nei giorni scorsi aveva inviato una lettera al presidente del consiglio, Berlusconi, chiedendogli di intervenire per non ridurre il Fondo unico dello spettacolo e non mettere in crisi istituzioni importanti come Fenice, Biennale, Arena di Verona (nella foto) e Teatro Stabile del Veneto.

Gli effetti della lettera, probabilmente, si faranno sentire a questo punto nel maxiemendamento che il governo presenterà nei prossimi giorni in Parlamento, perché nella notte sulla cultura è arrivata l'ennesima doccia fredda. La commissione bilancio del Senato ha infatti dato il via libera alla Finanziaria 2006 e chi sperava di vedere cancellati i tagli del Fus, che il governo inizialmente aveva fissato a 164 milioni su un totale di 442, è rimasto deluso. La commissione di palazzo Madama, infatti, ha limato di poco la decurtazione, che passa a 142 milioni e che quindi porta, a oggi, l'ammontare del Fus a 300 milioni. Un taglio che si somma e quello di 92 milioni al Fondo unico per gli investimenti nel patrimonio culturale. Per questo la speranza, ora, è affidata al maxiemendamento che il governo presenterà in Parlamento.

«La conferma di questa riduzione è un ulteriore strangolamento alle 400 istituzioni culturali venete che vivono grazie al Fus. Le più piccole chiuderanno, le altre avranno grandi problemi», dice Andrea Colasio, deputato padovano, capogruppo della Margherita in commissione bilancio alla Camera. «Realtà come Fenice, Arena, Biennale o Teatro Stabile del Veneto - aggiunge Colasio - allo stato dell'arte dovrebbero rinunciare a oltre il 20 per cento di contributo. Questo vuol dire non solo minacciare la programmazione futura, ma anche mettere in pericolo il rispetto degli accordi presi per la stagione in corso. Chi ha programmato un cartellone sulla base dei contributi annunciati lo scorso anno, non riuscirà ora a far fronte agli impegni presi. A meno che, come nel caso del Teatro Stabile del Veneto a cui partecipano la Regione e i Comuni di Venezia e Padova, non siano i soci stessi ad aumentare il loro contributo per compensare il taglio del Fus».

Luca De Fusco, presidente del Teatro Stabile del Veneto, conferma le difficoltà. «Ogni euro in meno del budget dell'anno scorso, che era già minore di quello della stagione precedente, per noi è un disastro - afferma - Per il Teatro Stabile del Veneto è impossibile cambiare in corsa: abbiamo già redatto il programma fino a tutto il 2006, abbiamo stipulato contratti con i teatri, con gli attori. Abbiamo preso impegni con le compagnie ospiti e, soprattutto, con gli spettatori che hanno acquistato i biglietti. Per noi è questo l'impegno più sacro».Davide Scalzotto

Monica Zornetta




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