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Crollo nel cuore del Palatino
Luca Lippera
Messaggero Cronaca di Roma 5/11/2005

«Ormai è chiaro che tutta l'area del Palatino è a rischio». Dopo il crollo di uno dei muri di contenimento degli Orti Famesiani. il sovrintendente Angelo Bottini lancia l'"allarme rosso". «Stiamo parlando — dice — di uno dei luoghi simbolo della civiltà romana e occidentale. Questo cedimento ci convince ancora di più che l'intera area è in pericolo e che servono interventi massicci». Il muraglione venuto giù ieri notte, non lontano dall'Arco di Tito e dal Colosseo, è sovrastato da una terrazza di solito frequentata dai turisti. Il cedimento ha richiamato ai Fori anche il ministro dei Beni Culturali Rocco Buttiglione, «È urgente - ha detto - un monitoraggio complessivo dell'area. Il Governo e il Parlamento devondo stan-zaire più fondi. Musei e libri vengono, nel campo della cultura, prima di ogni altra cosa».


Non un punto specifico. Non un settore più di un altro. Non soltanto i fabbricati d'epoca romana, ma anche quelli successivi. Il Monte Palatino, il colle su cui nacque Roma, uno dei simboli della civiltà occidentale, «ormai è interamente a rischio». Il crollo di un muraglione di circa quindici metri, scoperto ieri mattina vicino all'Arco di Tito, è l'ennesima conferma che gli allarmi di anni e anni erano tutt'altro che infondati. «A questo punto — ammette Angelo Bottini, il sovrintendente ai Beni Archeologici della Capitale — abbiamo motivo di ritenere che l'intera area sia in grave pericolo».
Il cedimento è avvenuto, in un'area di solito piena di turisti, nella notte tra giovedì e ieri. Quello che si è letteralmente sfarinato è un tratto del muro di contenimento che sostiene dal basso la sommità dei cosiddetti Orti Farnesiani. L'opera fu realizzata, nel corso del Cinquecento, dagli operai e dagli architetti della famiglia Farnese che fecero costruire alcune delle loro dimore sul Palatino per rivivere in qualche modo l'epopea dei Re di Roma. Due anni e mezzo fa, nel maggio del 2003, un altro grave cedimento si verificò lungo la parte opposta del Monte, lungo via di San Teodoro, dalla parte del Velabro. «Guai
— ha ammonito Bottini — se l'incidente fosse avvenuto durante l'orario delle visite».
Il crollo ha richiamato ieri pomeriggio al Palatino anche il ministro dei Beni Culturali Rocco Buttiglione. «Non mi si dica — ha dichiarato il ministro — che dobbiamo tutelare questi beni solo perché sono visitati dai turisti e producono reddito. Dobbiamo farlo perché essi rappresentano la nostra anima. L'impegno resta quello di chiedere al Governo e al Parlamento tutti i fondi necessari per tutelare il nostro patrimonio. Non vorrei che i politici pensassero che basta dare qualche soldo al cinema e allo spettacolo... I libri, i musei e i monumenti, nella mia gerarchia, vengono prima. Purtroppo libri e musei non fanno le manifestazioni come gli attori...».
Al Palatino erano già in corso lavori di restauro e di consolidamento. Lo Stato ha stanziato, un paio d'anni fa, circa sei milioni euro, ricavati per lo più dal Gioco del Lotto. «Ma con quei fondi — spiega il sovrintendente Bottini - siamo arrivati ad occuparci di un'area immediatamente limitrofa a quella interessata dal crollo. Bisogna fare di più. Qui stiamo parlando di una zona simbolo come lo è l'Acropoli di Atene. Stiamo parlando del punto d'origine della Civiltà Romana e quindi, in qualche modo, anche di quella Occidentale».
Uno dei primi a precipitarsi sul posto è stato il professor Giorgio Croci, dell'università "La Sapienza", uno strutturista incaricato già da tempo di verificare la stabilità complessiva del Palatino. «A questo punto — dice il sovrintendente Bottini — è necessario un monitoraggio, metro a metro, di tutto il colle». Un'esigenza sulla quale si è detto d'accordo anche Buttiglione. «È una necessità difficile, complicata e costosa — ha detto il ministro - ma assolutamente necessaria per assicurare la tutela di un patrimonio così esteso». Era il Colle di Romolo e Remo. Le future generazioni potrebbero vederlo ridotto a un cumulo di rovine.



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