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Niente spoils system per le opere pubbliche
Luigi Grassia
La Stampa 5/11/2005

I top manager temono che i grandi progetti siano spazzati via dalle prossime elezioni

No allo «spoils system» per le opere pubbliche. Dalla tavola rotonda promossa ieri all'Atrium di Torino da General Electric su innovazione e crescita è emersa l'assoluta priorità di mettere al sicuro i grandi progetti dalle turbolenze della politica, blindandoli con accordi «bipartisan» in modo che le elezioni non li spazzino via affondando l'Italia. Il più convinto assertore di questa linea è l'ad dell'Enel Paolo Scaroni, fresco di polemica sulle inadeguatezze energetiche del Paese, ma il consenso degli altri top manager presenti non gli è mancato.
«In Francia, in Germania, in Gran Bretagna - osserva Scaroni - non è che ci si divida a ogni tornata elettorale su nucleare sì, nucleare no, Tav sì, Tav no eccetera. Per una grande opera pubblica ci vogliono 8-10 anni e se in quel periodo cambiano tre governi bisogna accordarsi perché una decisione, una volta presa, venga portata a termine. Se invece si sente dire che l'opposizione parlamentare è contraria al Ponte sullo Stretto, le imprese non cominciano neanche a fare il Ponte, perché si aspettano che quella opposizione, divenuta governo, lo cancelli. Lancio un appello: non cavalchiamo le proteste localistiche per vincere le elezioni». A questo punto il moderatore Enrico Mentana interviene dicendo che il sindaco di Torino Chiamparino, seduto in prima fila, annuisce (pensando, si presume, all'Alta velocità).
Si dice d'accordo con questo filo di ragionamento anche il «ceo» di Ge International Nani Beccalli-Falco, che dall'alto della sua esperienza manageriale dagli Usa all'Europa al Giappone stigmatizza come un'anomalia tutta italiana che «da noi l'opposizione dica il contrario di quel che dice il governo per principio, solo perché lo dice il governo, senza mai provare a trovare una base comune» nell'interesse del Paese. A correggere in parte il tiro provvede il presidente del Sanpaolo Imi: «Non dimentichiamoci - dice Enrico Salza - che le alternative alla democrazia sono solo la dittatura o la teocrazia. Quindi non esageriamo nell'attaccare la politica: per me la politica resta preminente, anche se deve auto-limitarsi e l'avversario non deve mai essere visto come nemico». Salza rivendica peraltro una «tradizione piemontese di senso dello Stato» grazie alla quale gli eccessi di conflittualità politica, almeno da queste parti, verrebbero evitati e la cooperazione istituzionale promossa, anche quando, ad esempio, ci sono giunte cittadine e regionali di colori opposti.
Ma Scaroni incalza che «il problema più drammatico dell'Italia e che ci condannerà immancabilmente al sottosviluppo è che i nostri concittadini vogliono andare in treno, in aereo, in auto, e vogliono l'aria condizionata, però non vogliono le ferrovie, non vogliono gli aeroporti, non vogliono le autostrade e non vogliono le centrali elettriche, perché pensano sempre che saranno costruite da qualche altra parte». Un cerchio da quadrare.



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