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La mafia mira al Ponte sullo Stretto
Il Tempo 5/11/2005

La mafia, con Bernardo Provenzano capo indiscusso, fiuta l'«affare» ponte sullo Stretto; la 'ndrangheta è sempre più potente grazie al traffico di droga; le faide della camorra insanguinano la Campania; i gruppi criminali stranieri, cinesi in testa, si fanno più aggressivi, spesso in società con quelli italiani. È il quadro che emerge dalla Relazione semestrale inviata in Parlamento dalla Dia, la Direzione investigativa antimafia del Viminale.
Seguendo le direttive impartite dal ministro dell'Interno e dal capo della Polizia la Dia ha focalizzato la sua attenzione all'aggressione dei patrimoni illecitamente conseguiti dalle consorterie. Nel primo semestre del 2005 sono stati così sequestrati alla criminalità organizzata beni di provenienza illecita per un valore complessivo di 34,5 milioni di euro; le confische ammontano, invece, a 130,2 milioni di euro.
Cosa Nostra, rileva poi la Dia, continua a contaminare l'ambiente economico ed imprenditoriale, puntando a rafforzare «la propria maglia invasiva con interventi volti a tentare di interferire anche sulla realizzazione di grandi opere di interesse strategico nazionale, quale, ad esempio, il ponte sullo stretto di Messina». E la Dia ha orientato le sue iniziative proprio verso la neutralizzazione dei tentativi di infiltrazione mafiosa nei pubblici appalti. Il monitoraggio delle imprese impegnate nella realizzazione di grandi opere ha portato al controllo di 20 società. Si contano inoltre 35 accessi ai cantieri, con il controllo di 2.579 persone.
La Calabria, rileva la Relazione, «da tempo è diventata un nodo strategico per l'importazione di ingenti quantitativi di stupefacenti provenienti dal Sud America e dal Medio Oriente, che le mafie locali smerciano in loco e sull'intero territorio nazionale, rifornendo in taluni casi, persino il mercato siciliano controllato da Cosa Nostra». I rilevanti guadagni col narcotraffico, viene evidenziato, «sono utilizzati per effettuare operazioni di riciclaggio nei mercati mobiliari ed immobiliari»
Per quanto riguarda Cosa Nostra, fa sapere la Dia, sono stati acquisiti riscontri importanti sulle persone che favoriscono la latitanza di Bernardo Provenzano. Il mandamento palermitano di San Lorenzo, in particolare, ha assunto una posizione di rilievo nell'organizzazione criminale. A capo di questo mandamento c'è Salvatore Lo Piccolo, divenuto ormai, dopo oltre 20 anni di latitanza, ed anche in conseguenza dell'arresto di alcuni dei più autorevoli uomini d'onore, il più stretto collaboratore di Provenzano. Nel trapanese domina invece il latitante Matteo Messina Denaro che, secondo la Relazione, ha raggiunto uno spessore criminale pari a quello di Provenzano, con il quale si rapporta direttamente per la pianificazione di attività delittuose. Cosa Nostra appare, secondo la Direzione investigativa antimafia, sempre decisa a non turbare l'equilibrio raggiunto ed a mantenere l'attuale stato di pacificazione generale.
La provincia di Napoli detiene il primato nella graduatoria di quelle a più alto inquinamento manoso. Per quanto riguarda il capoluogo, l'attenuarsi della faida interna al gruppo Di Lauro è una delle ragioni del calo del numero di omicidi rispetto al semestre precedente. Tuttavia, osserva la Dia, il dato relativo agli omicidi consumati o tentati rimane alto a causa dell'elevato numero di sodalizi criminali censiti in Campania (oltre 100 clan con migliaia di affiliati ed altrettanti fiancheggiatori) .
In Italia sono ormai ben radicati anche diversi gruppi criminali stranieri, che spesso interagiscono con quegli autoctoni: specie rumeni, albanesi e maghrebini. In forte ascesa è poi la criminalità organizzata cinese in Italia, attiva nel traffico e sfruttamento di esseri umani, estorsioni, rapine, sequestri di persona e reati contro la persona.



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