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Eppure il vento soffia tra le statue
m. lup.
Stampa Torino, 3 novembre 2005

TRA DUE SETTIMANE ARRIVA ATORINO L'ALLESTIMENTO CURATO DA DANTE FERRETTI, LO SCENOGRAFO PREMIO OSCAR

Fra poche settimane un treno di Tir trasporterà da Roma a Torino il nuovo spettacolare allestimento di ombre, luci ed effetti speciali che trasfigurerà lo statuario del Museo Egizio di Torino. E' stato ideato dallo scenografo Dante Ferretti, su incarico della Fondazione alle antichità egizie, presieduta da Alain Elkann.
«Ho promesso al presidente Elkann - dice - che avremmo potuto inaugurare le mie installazioni il 19 dicembre», quando lo Stato conferirà le collezioni del Museo alla Fondazione. Una promessa di Ferretti è una garanzia. Ferretti, già collaboratore di Pasolini e scenografo preferito di Martin Scorsese, premio Oscar per le scenografie del film «The Aviator», lavora al riallestimento dello Statuario da due mesi e non ha perso tempo.
La sua rapidità è nota: «Quando lavoravo alla produzione del film "Gangs of New York" sono riuscito a ricostruire in soli sei mesi il porto di New York sull'Est River, le sue navi in misura reale, sei interni, più un pezzo di Broadway». Ne parlerà certo sabato prossimo alle 15, quando Ferretti sarà presente al Centro congressi Torino Incontra in via Nino Costa, ospite di «Virtuality Conference», la rassegna che ancora una volta trasformerà Torino in un osservatorio privilegiato dei più recenti sviluppi nel campo del cinema digitale, della computer grafica, dell'animazione in tre dimensioni, degli effetti speciali.
Sono strumenti che Ferretti sa usare da maestro, ma al Museo Egizio si esprimerà per lo più con suoni, luci, ombre e specchi, orchestrati da un cantiere che è stato concepito e realizzato a Roma. I suoi moduli verranno rimontati a Torino con un lavoro finale di circa un mese. Proporranno emozioni, in-
titolate «Riflessioni d'Egitto». Trasferiranno nello statuario dell'Egizio un'atmosfera di «magico mistero».
Il visitatore appena entrato sarà accolto dalla voce di un vento sabbioso, che bisbiglia parole antiche, in uno spazio che pare al di là del tempo, come le notti nel deserto. La luce del sole, oscurata ad arte, lascerà la scena a vivide aureole luminose, quasi ultraterrene. S'irradieranno fra armonie sonore ancestrali, intorno ai profili dei faraoni, scolpiti nella pietra e nel marmo, moltiplicati da un gioco di specchi, che li proietterà in fughe prospettiche, infinite come l'eternità.
«Si tratterà - scherza Ferretti - di un'installazione che cambierà tutto lo statuario senza toccare niente. Perché sento nei confronti dell'Egizio una grande responsabilità. Devo valorizzare beni unici al mondo. Devo intervenire in un ambiente che oggi appare come un grande deposito. Ora è un contenitore muto di oggetti che hanno grandi storie da raccontare. Il mio compito è di farle uscire dalla pietra». E' un obiettivo al quale il cinema può offrire le sue arti «ma che richiede soprattutto rispettò scrupoloso per il luogo e i suoi contenuti. Preferisco realizzare qualche cosa che esalti i risultati, piuttosto che la mia ambizione».
Luci ed installazioni sono state progettate per durare anni, ma Ferretti dice che «saranno i torinesi a decretare quanto dovrà vivere l'allestimento». Chi entrerà dovrà percepire esclusivamente il Museo, emozionarsi dinanzi alle sue collezioni. «Tanto che per le mie "riflessioni" userò specchi particolari. Rifletteranno e moltiplicheranno le prospettive delle statue, senza mai duplicare l'immagine del pubblico».



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