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in difesa dei beni culturali e ambientali

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Piccole Dolomiti, grandi sogni. Saranno patrimonio Unesco?
Antonio Trentin
Il Giornale di Vicenza, 2 novembre 2005

Al ministero dei Beni culturali è stata presentata la candidatura delle nostrane rocce del Sengio Alto, tra il Carega e il Pasubio
Un vasto fronte di associazioni ed enti vorrebbe tutelati i siti
delle Dolomiti di Trento, Bolzano e Belluno. E la richiesta si estende ai confini del Vicentino

L'idea marciava ormai da diversi anni - con percorsi talvolta
contorti e contraddittori - ed è arrivata a una svolta
Ma concorrono tante altre bellezze...

Ci sono anche le nostrane rocce del Sengio Alto, tra il Carega e il Pasubio, nell'elenco dei siti montani che un vasto fronte di associazioni e enti vorrebbero tutelati dall'Unesco come Patrimonio dell'Umanità. L'idea marciava ormai da diversi anni - con percorsi talvolta contrad-dittori e contorti - ed è arrivata a una svolta in questi giorni.
Al ministero per i Beni culturali è stata presentata la candidatura delle Dolomiti per l'iscrizione nella World Heritage List, l'elenco dei siti di pregio sparsi in tutto il mondo in cui è inserita anche la Vicenza palladiana. E anche le Piccole Dolomiti vicentino-trentine, nella zona confinaria di Càmpogrosso e Pian delle Fugazze, rientrano in un mosaico geografico-geologico che percorre la mappa di tre regioni.
La proposta è stata fatta dalle Province di Trento, Bolzano, Belluno, Pordenone e Udine. E - stando ai silenzi sul tema nelle cronache recenti e allo stupore degli amministratori interpellati - per il Vicentino si tratta di una sorpresa: per ritrovare qualcosa in materia di tutela ambientale e Piccole Dolomiti bisogna risalire per i percorsi della memoria fino alle vecchie e archiviate diatribe sull'istituzione (mancata perché molto avversata) di un Parco naturale nelle alte valli del Lèogra e dell'Agno.
A Trento, negli uffici della Provincia autonoma che ha fatto da regista dell'operazione, spiegano che la fase decisiva della candidatura ha preso avvio nel dicembre 2004. A Roma, al ministero, si erano ritrovati i rappresentanti di Friuli-Venezia Giulia, Lombardia e Veneto, delle Province autonome di Bolzano e di Trento e delle Amministrazioni provinciali diventate poi firmatarie della richiesta (più Brescia coinvolta per fatti confinari simili a quelli di Vicenza). «C'era da studiare l'inserimento delle Dolomiti nella Lista propositiva italiana - è la spiegazione dell'Amministrazione trentina - che è l'elenco dei siti che lo Stato intende candidare per il Patrimonio dell'umanità. Da trovare un accordo e da qualificare questa richiesta rispetto ad altre candidature che si annunciavano». Un obiettivo - per ora parzialissimo, ma comunque importante - che è stato raggiunto.
Risale alla fine degli anni Ottanta la prima idea delle Dolomiti nella Lista Unesco. Era stata l'associazione ambientalista Mountain Wilderness International a lanciarla e poi a dare un impulso promozionale notevole con una raccolta-firme assieme a Lega Ambiente e S.O.S. Dolomites. Nell'estate del 1992 in soli tre giorni furono raccolte a Cortina d'Ampezzo oltre 12 mila sottoscrizioni a sostegno dell'iniziativa.
Nel 1998, con la collaborazione del ministero per l'Ambiente e grazie anche al lavoro della Sovrintendenza ai beni culturali del Veneto, la proposta era ormai ben definita nei confini e nei contenuti, pronta ad essere presentata a Parigi, al Segretariato dell'Unesco.
L'area del progetto partiva dalle Dolomiti di Brenta per raggiungere quelle trentine orientali, comprese le Piccole Dolomiti a sud. Si estendeva nel Veneto fin nel cuore della foresta del Cansiglio per risalire verso le Dolomiti friulane, entrare nel cuore del Cadore e dell'Ampezzo; e poi comprendere anche le Vette Feltrine, i Monti del Sole e l'Agordino. Nella zona bolzanina la proposta prendeva dentro l'Alpe di Siusi, il Catinaccio, le Od-le e le Dolomiti di Sesto. SostaMiiiménte ladimen-sion& geografica è rimasta quella.
Tanto o troppo? Fatto sta che obiezioni e contrasti non erano mancati - e non mancano tuttora - tra i sostenitori di un'ampia tutela ambientale, gli allarmati operatori ecommici preoccupati di nuovi vincoli urbanistici e gli amministratori (specie sudtirolesi) gelosi dell'autonomia decisionale. Ora una prima composizione di interessi e aspettative è stata trovata: i criteri per l'individuazione della aree candidate sono stati ricondotti alla geologia, alla geomorfologia e all'al-timetria. E l'ipotesi-Dolo-miti finalmente prende quota.
Dovrà confrontarsi con le altre richieste di riconoscimento Unesco formulate in giro per l'Italia: i Campi Flegrei presso Napoli; l'arcipelago della Maddalena, le bocche di Bonifacio, il golfo di Ori-stano, l'Asinara e il complesso minerario del Sul-cis in Sardegna; i tratturi pastorali tra Abruzzo, Molise, Campania e Puglia; i bacini marmiferi di Carrara; il "santuario dei ce-tacei" nel mar Ligure; le Alpi occidentali ed orientali intese come area ambientale vasta. E dovrà poi farlo - se la gara proseguirà - con tutte quelle che dall'intero globo sono confluite in questi giorni al Segretariato parigino.



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