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TURISMO. Il settore turistico, ormai senza governo, allo sbando
di Alberto Laggia
31/10/2005, Famiglia Cristiana

LA DENUNCIA DEL PRESIDENTE DEL TOURING CLUB ITALIANO:
NON SIAMO COMPETITIVI

IL BELPAESE FUORI STRADA

Un libro di Roberto Ruozi analizza le cause della crisi, a cominciare dai cartelli stradali...



I numeri sono pesanti e parlano chiaro: il Belpaese da qualche anno molto meno bello per gli stranieri. LItalia rischia davvero di non essere pi una meta turistica interessante, se la politica non se ne occuper seriamente e se il settore non si dar presto una regolata. Insomma, Gino Bartali avrebbe detto: tutto sbagliato, tutto da rifare. Roberto Ruozi, presidente del Touring club italiano, per esprimere in modo pi disteso il concetto, ci ha scritto su un saggio di 180 pagine, rassicurante solo nel titolo, Italia per tutti, ma dal contenuto da libro-bianco, o meglio, come lui stesso lo definisce, da strumento di denuncia.

Se il sistema turistico italiano perde quote e in certi comparti proprio in caduta libera, i guasti devono essere per forza pi duno. E infatti Ruozi, che non , per sua ammissione, "un disfattista", ma un equilibrato docente di Economia della Bocconi, ne ha per tutti: per i politici e la loro disattenzione, per il Governo e la dissennata strategia dei condoni; ma anche per lavidit e la scarsa lungimiranza degli operatori turistici, per la scuola che non educa al bello e al viaggiare, per le guide abusive, fino alla segnaletica surreale che depista il viaggiatore.

La mia voce di uno che grida nel deserto, afferma, evangelico, ma almeno una compagnia ce lha ed quella autorevole del presidente Ciampi che, pochi giorni fa, a Verbania s detto molto preoccupato per la crisi del settore.

Da dove cominciamo, presidente? Da un dato spesso dimenticato, e cio che leconomia dei viaggi e del turismo raggiunge in Italia un fatturato di oltre 153 miliardi di euro, che rappresentano l11,4 per cento del Pil. Eppure questo tesoro, che il settore turistico e dei beni ambientali e culturali, nelle ultime posizioni nella scala delle priorit politiche e degli investimenti.

Il conflitto di poteri

Il primo problema da affrontare con urgenza quello della riorganizzazione del sistema di governo del turismo, che soffre da anni del "conflitto" di poteri in questa materia tra Governo centrale e Regioni. Ruozi in questo caso non regionalista, n federalista: Ritengo che tale assetto sia grave, controproducente, e porti solo a uno spreco colossale di risorse. Bisogna invece ridare al Governo centrale la cabina di rega del settore, assieme alla funzione di promozione del Paese affidato ora alle Regioni. stato dannoso inflazionare queste competenze. Si parla da anni della riforma dellEnit, lEnte nazionale per il turismo, che dovrebbe promuovere limmagine dellItalia allestero. Ma, andando a verificare lammontare dei fondi messi a disposizione dellEnte nel 2004, si scopre che gli sono stati conferiti la miseria di 26 milioni di euro, contro i 100-115 milioni degli organismi equivalenti in Francia e Spagna, nostri diretti competitori, e che la piccola Austria ne spende 47 di milioni, cio quasi il doppio di noi. Molti rimpiangono il vecchio ministero del Turismo e Spettacolo, abolito dal referendum del 1993. Se lorganismo politico debba essere un ministero o un sottoministero non cambia molto. Quando hanno abolito il ministero, la materia diventata di competenza diretta del vicepresidente del Consiglio, che allora era Walter Veltroni, il quale aveva una sensibilit particolare per queste materie. Non era ministro del Turismo, ma non si sentiva affatto il bisogno di un ministero ad hoc.

La direzione di un ministero...

Insomma, se vero che tra beni culturali e turismo in Italia si fa il 20 per cento del Pil, non credo che se ne debba occupare lultima direzione dellultimo dei ministeri, come accade adesso. Non vedo volont politica, n la figura che sarebbe in grado di poterla tradurre in progetti. La vera tragedia che sembra che, tutto sommato, vada quasi bene cos. E invece, si ricorda nel libro, basta osservare i bilanci dei primi dieci tour operator italiani per rendersi conto delle difficolt di questindustria: quasi tutti sono in perdita, alcuni gi falliti e altri in cerca di acquirenti.

E gli operatori turistici? Il presidente del Tci ha le idee chiare: devono finire di piangersi addosso e alzare solo i prezzi. Lunica risposta al calo delle presenze, osserva, stata limpennata dei listini, dalla ristorazione allalloggio, ai trasporti. O, peggio, il taglio del personale, col risultato di abbassare la qualit del servizio. Morale? Lequilibro prezzo-qualit della nostra offerta stato compromesso. E se non si inverte la rotta, la compromissione sar definitiva, perch ormai il turismo montano, o quello balneare, come quello del relax o del divertimento in competizione globale. Ormai il turista sa confrontare lofferta della Riviera romagnola con quella delle Maldive.

E poi mancano gli investimenti e una seria politica di incentivazione per il rilancio del turismo. Urge, per esempio, la ristrutturazione del nostro settore alberghiero. Siamo forti e competitivi nella categoria degli alberghi a quattro stelle e lusso. Poi abbiamo una media fascia di tre stelle e una pletora di pensioni di categoria pi bassa. Ma non ci si rende conto che ormai il turista non si accontenta pi della pensioncina a una o due stelle come accadeva magari trentanni fa?. Ruozi non risparmia, infine, le critiche nemmeno al sistema di classificazione: C un decentramento di chi assegna le stelle, che provoca differenze e discrezionalit eccessive. Il modo di classificare le strutture ricettive del Meridione, per esempio, non proprio quello che si adotta nel Nord Italia.



Alberto Laggia



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