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Torna nelle Langhe il bottino d'arte di Napoleone
Luca Ragazzini
30 OTT 2005 CORRIERE DELLA SERA



Le opere d'arte si legano profondamente al territorio che le ospita e, con il tempo, diventano testimonianze visive della sua storia. Agli occhi di un esercito straniero quindi costituiscono non solo un ricco bottino di guerra, ma anche la prova tangibile di un processo di conquista culturale. Sono questi alcuni dei temi trattati nell'esposizione «Napoleone e il Piemonte. Capolavori ritrovati», organizzata dalla Fondazione Ferrerò e dalla Soprintendenza per il patrimonio storico artistico del Piemonte, in collaborazione con il profes-sor Giovanni Romano. Inaugurata ieri ad Alba (Cuneo), negli spazi della Fondazione Ferrerò (Strada di Mezzo 44), proseguirà fino al 27 febbraio 2006.
Le vicende legate alla discesa in Italia di Napoleone (1796) che, nel giro di pochi mesi lo avrebbero portato a impossessarsi di gran parte della penisola, offrono un chiaro esempio del ruolo «politico» che l'opera d'arte può rivestire in un momento di forti trasformazioni. La mostra di Alba si propone proprio di sottolineare la sistematicità delle spoliazioni a cui Napoleone sottopose il Piemonte (e l'Italia in genere): la pianificazione voluta dal barone Dominique-Vivant Denon, soprannominato «l'occhio di Bonaparte», e la prassi di incamerare i beni degli appena soppressi ordini religiosi priveranno infatti la penisola italiana di rilevanti parti de] suo patrimonio artistico.
L'esposizione, che comprende opere di autori come Antonio Canova, il Guercino, Gaudenzio Ferrari, Pietro Fea e Antoine de Lonhy, è articolata in quattro sezioni: una prima sui più rilevanti personaggi del Piemonte di quegli anni; una seconda dedicata alle opere d'arte portate in Francia e rientrate in Italia dopo il 1815; una terza riguardante la ricomposizione di quei polittici, le cui singole parti erano state disperse in più musei; e una quarta concernente la «musealizzazione», cioè la collocazione permanente di opere piemontesi in importanti musei italiani e stranieri.
I temi trattati saranno infine discussi in una serie di conferenze. Dopo quella di apertura a cui hanno preso parte l'attore Gerard Depardieu e il saggista Ernesto Ferrerò, seguiranno degli incontri che vedranno protagonisti il critico d'arte Philippe Daverio e il docente di storia del cinema Gianni Rondolino. Informazioni sul sito www.fondazioneferrero.it



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