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SICILIA: Poli turistici sull'Etna: no degli ambientalisti
di Lucia Russo
29/10/2005, Quotidiano di Sicilia



L'Etna ha una fascia alto-montana incomparabilmente più ridotta rispetto a quella di qualunque rilievo alpino già in gran parte urbanizzata - Il comitato di docenti dell'Università di Catania, tramite la relazione del professore Longo, ha sollevato anche dubbi di incostituzionalità


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Il 21 giugno di quest'anno la IV Commissione "Territorio e ambiente" dell'Ars ha approvato, accorpandoli in un unico disegno di legge, i due disegni rivolti all'istituzione di due zone di protezione di tipo "C" alto montane nell'area di riserva integrale del Parco dell'Etna, finalizzate alla realizzazione di impianti turistici. All'interno dello stesso disegno è stata approvata anche l'istituzione di un ulteriore polo turistico nord-est dei Nebrodi, ricadente all'interno del Parco dei Nebrodi.

Diverse le voci che si sono sollevate sia dal mondo delle associazioni ambientaliste che dal mondo universitario contro una trasformazione in legge di un tale disegno, oltre che da parte degli stessi Comuni interessati, soprattutto allo scopo di non vanificare l'esistente legislazione sul Parco, frutto di un confronto che ha coinvolto le popolazioni locali, consessi scientifici e associazioni ambientaliste, e che dovrebbe essere applicata secondo le linee previste nel Piano di coordinamento del Parco dell'Etna, già approvato da tutti i sindaci dei comuni del Parco stesso.

Già qualche anno fa, quando si cominciò a parlare di terzo polo turistico sull'Etna, i docenti della facoltà di Scienze MM. FF. NN. dell'Università di Catania espressero il loro orientamento in favore della conservazione dei beni paesaggistici ambientali e naturalistici come valore aggiunto per un'offerta turistica integrata all'intero sistema Etna nella sua complessità entro e fuori del parco. Più recentemente numerosi docenti dell'Università di Catania hanno dato vita ad un comitato "a difesa dell'integrità del versante nord-occidentale dell'Etna" per invitare i siciliani a difendere il Parco naturale regionale dell'Etna e la sua legge istitutiva ed hanno sottoscritto un documento, di cui riportiamo di seguito i punti fondamentali, da noi tratti dal testo pubblicato dal bimestrale "Grifone" dell'Ente fauna siciliana.

Le ragioni sollevate dal comitato sono molteplici. Innanzitutto l'osservazione che l'Etna ha una fascia alto-montana incomparabilmente più ridotta rispetto a quella di qualunque rilievo alpino, già in gran parte urbanizzata: sette strade asfaltate si inerpicano oltre i 1500 metri di quota; due strade sterrate ne raggiungono la sommità; due stazioni sciistiche con una funivia, numerose sciovie e due seggiovie in costruzione, esistono da prima della costituzione del Parco nei versanti meridionale e nord-orientale.

La seconda ragione riguarda la scarsità, l'imprevedibilità e la breve durata della neve e la presenza di costanti attività effusive ed esplosive che, quando non distruggono le stesse strutture, rendono molto speso la neve non sciabile. Gli sciatori di altre regioni, sottolinea il comitato, non verranno mai a fare le settimane bianche per il rischio di non trovare neve sull'Etna, viceversa gli sciatori locali possono già contare a sufficienza sugli impianti di Linguaglossa e Nicolosi.

Una terza ragione riguarda il rischio per le persone rappresentato dall'eccessiva vicinanza di una stazione turistica ai crateri sommitali, anche a causa di veloci colate di fango che si possono determinare per il rapido ed improvviso scioglimento delle nevi durante le fasi eruttive.

Infine il comitato esprime un appello: lasciamo il versante nord-ovest dell'Etna a tutti coloro che cercano un turismo diverso, fatto di attività che non siano lo sci di discesa, per il quale ci sono già due stazioni con impianti di risalita. Occorre, invece, favorire quei turisti che vogliono praticare lo sci da fondo, il trekking, le escursioni con racchette da neve, il free ride con gli sci e con lo snow board. Già oggi numerosi appassionati vengono dal nord Italia e perfino dal nord Europa per fare lo sci alpinismo d'inverno o il trekking d'estate. A questa utenza vanno rivolte le attenzioni dei comuni interessati, con proposte diversificate che invoglino i turisti a soggiornare nel loro territorio ed a interagire con la loro economia, anche agricola ed artigianale. La presenza turistica in questo caso non sarebbe legata ai soli mesi invernali ma coprirebbe tutto l'anno.

A tali riflessioni se ne aggiungono altre relative alle caratteristiche morfologiche. L'Etna è una montagna alta più di 3000 metri, la più alta d'Italia, se si esclude il territorio delle Alpi. Alla vita a quote molto elevate si adattano specie particolari, che spesso non si trovano ad altitudini inferiori. Ma quello che rende l'Etna un ambiente assolutamente unico è la coesistenza unica in Europa, delle caratteristiche di alta montagna e di vulcano attivo.

Dunque l'area dell'Etna di maggiore importanza è certamente la fascia altomontana che con l'istituzione del Parco naturale regionale è stata in gran parte sottoposta a tutela come area di riserva integrale (zona A) e fa attualmente parte della rete ecologica europea Natura 2000, sia come Sito di interesse comunitario (Sic) - direttiva 92/43/Cee del 21 maggio 1992 - che come Zona di protezione speciale (Zps). Lo stesso Piano territoriale di coordinamento del Parco dell'Etna, approvato all'unanimità da tutti i sindaci dei comuni del Parco, prevede il mantenimento dell'integrità dell'attuale zona A.

Infine, sul piano strettamente giuridico-costituzionale, il comitato di docenti dell'Università di Catania, tramite la relazione del professore Guglielmo Longo, ha sollevato anche dubbi di incostituzionalità, considerato che ai sensi delle nuove disposizioni dell'articolo 117 della Costituzione, modificato con la riforma costituzionale del 2001, la "tutela dell'ambiente, degli ecosistemi e dei beni culturali" è stata compresa fra le materie di competenza esclusiva dello Stato. Si ricorda, inoltre, che ai sensi dell'art.34, l. 6 dicembre 1991 n. 394 (legge-quadro sulle aree naturali protette), l'Etna è stata classificata fra le aree destinate all'istituzione di un parco nazionale.
Questa stessa legge impone allo Stato e alla Regione siciliana di intervenire, in materia di protezione dell'ambiente etneo, attraverso procedure di intesa e nel rispetto dell'interesse nazionale alla conservazione di detto ambiente.




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La bozza del disegno di legge

Articolo 1. Istituzione poli turistici
1. All'interno dei parchi regionali sono istituiti i seguenti poli turistici, individuati quali zone di protezione di tipo C con le modalità del comma 2:
a) polo turistico "nord-ovest dell'Etna", individuato nelle aree all'interno del parco dell'Etna facenti parte del territorio dei comuni di Maletto, Bronte, Randazzo e Maniace;
b) polo turistico "sud-est dell'Etna", individuato nelle aree all'interno del Parco dell'Etna facenti parte del territorio dei comuni di Zafferana etnea, Milo e Sant'Alfio;
c) polo turistico "nord-est dei Nebrodi", individuato nelle aree all'interno del Parco dei Nebrodi facenti parte del territorio dei comuni di Tortorici, Galati Mamertino e Longi.
2. Per le finalità del comma I il presidente della Regione, con decreto da emanarsi entro 90 giorni dall'approvazione della presente legge, individua l'area all'interno dei parchi regionali del territorio dei comuni di cui alle lettere a), b) e c) del comma I ove è consentito realizzare strutture turistiche ricettive, culturali, aree di parcheggio, nonché trasformazioni edilizie finalizzate esclusivamente e specificatamente alla valorizzazione dei fini istitutivi dei parchi.



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