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Buttiglione: non ho preteso i soldi destinati alle famiglie
Valentino Losito
La Gazzetta del Mezzogiorno 29/10/2005

Mi ha molto offeso un'illazione che circola da qualche giorno su alcuni giornali e cioè che sì tagliano i fondi alla famiglia per destinarli ai beni culturali. Non è vero. Il fondo per la famiglia è stato limato di 140 milioni di euro, ma io quei soldi non li ho visti. Io faccio una battaglia per i beni culturali e per la famiglia. Tremonti fa il suo mestiere che è quello di tagliare, io faccio il mio, che è quello di difendermi dai tagli». Il giorno dopo l'elezione di Lorenzo Cesa a segretario dell'Udc, il ministro Rocco Buttiglione torna alla carica sui tagli della Finanziaria al suo dicastero. Risponde al telefono mentre è appena uscito dal Va-
ticano per alcuni colloqui.
È andato a rapporto dal cardinale Ruini?
«Ma no. Ho avuto degli incontri nei quali ho spiegato quello che è successo nel partito, con l'elezione del nuovo segretario. Credo di aver trovato un'accoglienza interessata. Non sono più i tempi in cui la Chiesa poteva puntare su un solo partito. Ognuno va valutato sulla base del suo impegno e delle garanzie nell'essere fedele ad una politica dei valori. Noi dell'Udc abbiamo l'ambizione di essere in testa a questa classifica, in quanto i più coerenti»
Torniamo alla Finanziaria: conferma la minaccia di dimissioni se non dovessero essere cancellati i tagli ai fondi per il suo dicastero?
«Cosa risponderebbe la Gazzetta del Mezzogiorno ad un ministro per i Beni Culturali che dicesse che il teatro Petruzzelli va lasciato così e non vale la pena ricostruirlo? La città di Bari e la Gazzetta non lo accetterebbero e neppure io lo posso accettare»
Molti giornali scrivono che nell'Udc ha vinto l'asse Follini-Cuffaro e che lei e gli altri ministri dell'Udc siete i grandi sconfitti dopo l'elezione di Cesa: è così?
«Non è vero, non è così. Innanzitutto perché Cuffaro è, da sempre, una delle persone a me più vicine nel partito. E poi perché la candidatura di Cesa è stata il punto di equilibrio su cui si è raccolto tutto il partito. Non è stato facile, abbiamo condotto un'azione di raccordo, in modo che tutti possano sentirsi rappresentati».
Follini l'ha accusata di ritardare i tempi per boicottare l'elezione di Cesa.
«C'erano alcuni esagitati che gridavano, pensando di mettermi paura. Io ero il presidente dell'assemblea e dovevo dare il tempo per far maturare una soluzione unitaria. Non potevo portare il partito alla spaccatura».
Se la linea del segretario Cesa sarà la stessa del congresso che elesse Follini, che senso aveva cambiare segretario?
«Follini era entrato nel circuito di uno scontro esasperato con gli alleati. È vero che noi dell'Udc dobbiamo avere assoluta fermezza, perché siamo diversi dai nostri alleati e vogliamo un centrodestra diverso, ma dobbiamo avere anche molta prudenza. Follini, alla fine, non è più riuscito a governare la situazione. Non gliene faccio una colpa. In politica succede: quando non si riesce più a gestire una linea, si passa la mano».
Adesso sarà Casini a tenere sulla corda Berlusconi?
«Il problema non è questo. Dobbiamo essere degli alleati leali e proprio per questo capaci di dire la verità e di difendere le ragioni del nostro partito. Senza un'Udc più forte la Cdl non vince».
Dite di puntare ad un risultato elettorale a due cifre: ma senza Mastella e gli altri ex dc sarà difficile, non le pare?
«Dobbiamo aprire la porta dell'Udc a tutti. Prima che Mastella varchi quella porta, ci vorrà del tempo. Probabilmente più del tempo che ci separa dalla fine della legislatura. Per il momento mi accontenterei dell'arrivo di Gianfranco Rotondi (segretario della Democrazia Cristiana n.d.r) e di Raffaele Lombardo e di tanti altri che vivono con disagio all'interno del centrodestra. Poi dobbiamo aprire il partito ai nuovi movimenti della società italiana, quello più importante è il movimento dei giovani del Papa. Costituiscono una ventata di rinnovamento. Hanno sete di valori veri. Con loro dobbiamo dialogare, a loro dobbiamo aprire le porte».
Le piace questa nuova legge elettorale?
«Potrebbe essere migliorata. Ma vorrei sottolineare un altro aspetto. Dicevano che era impossìbile ricostituire la Dc perché mancava un impegno sui grandi valori e mancava la legge elettorale proporzionale. Vedo che c'è un grande ritorno ai valori difesi dai cattolici e sta per tornare la proporzionale».



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