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Costruire in centro? Con cautela Qui il plusvalore la memoria...
Giuseppe Pullara
Corriere della sera - cronaca Roma 29/10/2005

Mario Botta, star internazionale dell'architettura, risponde all'interrogativo se nel centro storico di Roma sia o no possibile edificare opere contemporanee: Sicuramente si pu. Tuttavia ammonisce: Qui il plusvalore la memoria. Le novit vanno bene, ma che non siano un urlo sopra le righe. E sulla discussa opera attorno all'Ara Pacis: Forse il mio amico Meier non era il pi idoneo per il centro di Roma.

Ecco un'altra star internazionale dell'architettura a trattare il problema dell'inserimento di un'opera contemporanea nel prezioso contesto storico di Roma. Mario Botta ha edificato in tutto il mondo, lasciando in tante metropoli cos diverse, da San Francisco (Moma) a Milano (ristrutturazione della Scala) a New Delhi (Tata Building) un segno forte, inviolabile. In Corea hanno perfino cambiato la toponomastica per riconoscere il ruolo di un suo edificio, la Kyobo Tower di Seul, che nell'omogeneit del contesto urbano pretende l'attenzione dell'intera citta. Nel caos urbano, le sue opere impongono il silenzio tutt'intorno. E forse l'effetto dell'architettura etica che attua l'artista di Mendrisio (Lugano).
Botta tiene una conferenza a Villa Maraini, dove l'Istituto Svizzero ha avviato l'altro giorno il rilancio della sua attivit culturale. Puntualmente vestito di nero (ma con camicia bianca all'orientale) l'architetto descrive il confronto conflittuale con la citt di alcuni suoi interventi, parla della totale autonomia di ogni edificio rispetto allo spazio urbano. Ci si aspetterebbe adesione alla posizione di Toyo Ito, pronto a costruire una sua forma iperbolica nell'ansa barocca del Tevere trascurando totalmente il rapporto con la citt storica. Invece non cos. Diversamente che nelle citt americane o asiatiche -sottolinea Botta- nei centri europei c' storia e memoria: due fattori di cui un architetto deve tenere conto.
Un'opera di architettura deve sfidare il contesto dove viene calata oppure vi si deve adeguare?
L'architetto si confronta sempre con un contesto. Negli Stati Uniti sono consentiti gesti e grida che altrove vanno invece evitati. In Europa l'architetto ha un problema: confrontarsi con la consapevolezza della memoria. Solo con questo atteggiamento egli pu affrontare un intervento in un ambiente storico. In pratica, cosa vuol dire? Voglio dire che l'architettura deve portare in s una carica di modernit ma anche di arcaicit. Del resto, i grandi artisti hanno sempre guardato al passato con molta attenzione.
Edificare opere contemporanee a Roma: un bel problema, non le sembra?
Quando arrivo a Roma, c' tutto. Dall'aeroporto entrando in citt trovo il Novecento, gli anni Cinquanta, Sessanta, e poi tutto il resto. Ed ecco le Mura delle origini, la memoria. Qui c' un plusvalore: la stratificazione storica, che una vera ricchezza architettonica. Per costruire a Roma bisogna rispettare questa citt interpretandone la memoria. Essa deve diventare un vero e proprio elemento del progetto.
Qual' la differenza fondamentale tra la situazione negli Usa e nel Vecchio continente?
Quando si edifica negli Usa c' sostituzione edilizia. In Europa c' invece stratificazione edilizia.
Il suo collega sudcoreano Toyo Ito ha detto recentemente al Corriere che costruirebbe nel centro storico senza porsi il problema del contesto architettonico. Che ne pensa?
Sono d'accordo con lui: ma attenzione, solo per il linguaggio, che deve essere ovviamente contemporaneo. Ma questo linguaggio deve percepire anche l'aura del luogo, deve entrare in dialogo con il contesto. Se non fosse cos l'architettura sarebbe come la scultura, che la metti qui ma la puoi spostare l.
Architetto, lei sembra forse l'archistar pi adatta a costruire a Roma. Perch non l'ha fatto finora?
Non c' mai stata l'occasione giusta. Certo, mi piacerebbe lavorare qui. Met progetto, del resto, sarebbe gi fatto essendoci le Mura antiche.
L'Ara Pacis dell'americano Richard Meier ha suscitato molte polemiche per la sua presunta distonia proprio con il contesto storico. Qual' la sua posizione in merito?
Mah, forse Meier non era l'architetto pi idoneo per costruire qualcosa nel centro storico di Roma. Mi riprometto di visitare presto il cantiere in modo da giudicare sul concreto. Ma intendiamoci: in generale apprezzo molto il lavoro del mio collega del quale sono anche amico.
Cosa le piacerebbe progettare nella Citt Eterna?
Forse una chiesa. Ne ho gi fatte, come i musei. Ora sto seguendo la realizzazione della chiesa del Santo Volto, a Torino. Chiese e musei contengono un bisogno primordiale del sacro. Nei musei le opere degli artisti richiamano sempre ai valori spirituali.
Allora: nella parte storica di Roma ci pu essere un'architettura inequivocabilmente contemporanea. Ma a certe condizioni. E' cos?
Non ho dubbi. Del resto, Roma si continuamente trasformata per oltre duemila anni: non vedo perch dovrebbe fermarsi proprio adesso. Il problema dare legittimit al nuovo affinch non sia solo un urlo sopra le righe. La ricchezza di questa citt, il suo valore architettonico non certo nell'omogeneit dei linguaggi, bens nell'eterogeneit dei segni.
Basta che una architettura sia diversa per rendere la citt pi ricca nella sua forma urbana?
No, no. La condizione che la nuova opera sia di grande qualit architettonica. Devono essere evitati interventi fragili, l'architettura da geometri.
La qualit come valore essenziale di un intervento architettonico. Qualcuno chiama in causa anche la funzionalit. E' d'accordo?
No, l'architettura non pu essere condizionata da una funzione. E se la funzione per cui nata si esaurisce nel tempo? Che si fa, si abbatte l'edificio? E' la qualit dello spazio creato dalla forma architettonica il vero registro di un'opera. Guardiamo Piazza del Palio, a Siena: perfetta per la corsa dei cavalli, perfetta senza la corsa dei cavalli. Il suo spazio il suo valore.
Scusi l'ovviet della domanda: qual' l'architettura che la colpisce di pi a Roma?
Certo, il Pantheon. Ma devo dire che io amo molto le relazioni spontanee, non programmate, tra gli edifici. La stratificazione storica, la complessit della memoria. Le vie, i fondali urbani. Non solo un fatto estetico, ma anche etico. L'architettura un fatto etico.



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