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Il Los Angeles Times: all'Italia il vaso di Eufronio
Anna Guaita
Messaggero 29/10/2005

New York. Il rovente dibattito sui metodi utilizzati da alcuni grandi Musei internazionali nell'acquisizione di opere d'arte dell'antichità è tornato alla ribalta grazie al lavoro degli inquirenti italiani e alla continua attenzione del quotidiano Los Angeles Times. E' stato proprio il giornale californiano, già responsabile di polemici servizi sulle acquisizioni "dubbie" del Museo Getty di Los Angeles, a sostenere ieri che il nostro Paese ha abbastanza prove per chiedere la restituzione di un famoso vaso greco attualmente in mostra al Metropolitan Museum di New York.
Il vaso in questione è considerato uno dei pezzi più belli dell'antichità greca: si tratta di una grossa coppa firmata da Eufronio, un pittore che visse nel quinto secolo prima di Cristo, di cui rimangono nel mondo pochi pezzi. Il vaso esposto al Met, che rappresenta la morte di Sarpedonte (dall'Iliade di Omero), è il meglio conservato, e di sicuro il più bello. E le autorità italiane sostengono che esso è stato trafugato da una tomba di Cerveteri, acquistato clandestinamente dal commerciante d'arte svizzero Emanuel Robert Hecht, e venduto al Met ben dopo il 1939, anno in cui in Italia divenne illegale trasferire all'estero opere d'arte senza avere ottenuto i debiti permessi.
In effetti il vaso è comparso al Met nel 1972. Ma il Museo di New York ha opposto agli italiani la versione offerta da Hecht, il quale ha sempre sostenuto che il pezzo gli era stato ceduto da un commerciante libanese che diceva di esserne in possesso da prima del '39.
Cosa è successo per convincere il Los A ngeles Times che il nostro governo ha adesso ragioni più solide per chiedere la restituzione del vaso? E'
successo che nell'ambito delle inchieste sull'operato del Museo Getty e della sua curatrice, la signora Marion True, nonché sui traffici di un mercante romano, Giacomo Medici, si sono notate prove collaterali che riguardano il vaso del Metropolitan. Negli appunti dell'autobiografia di Hecht, uno dei fornitori del Getty, ad esempio, si racconta come fu Medici a presentarsi a casa di questi, con una foto del vaso, nel 1971. Hecht e Medici volarono in Svizzera, dove il vaso era nascosto. Hecht lo guardò e pagò quel che l'italiano chiedeva, 380 mila dollari (circa un milione e mezzo di dollari attuali). Il commerciante svizzero dice di aver fatto questo
racconto per "abbellire" le sue memorie. E anche Medici nega che le cose siano andate così. Ma non si sa quanto si possa credere al mercante romano, recentemente riconosciuto colpevole di traffico illecito di reperti archeologici e condannato in primo grado a dieci anni di prigione. E comunque nell'inchiesta sulle acquisizioni "dubbie" del Getty si sono trovate altre anomalie che riguardano il vaso di Eufronio. Ad esempio il fatto che il capo delle antichità del Metropolitan avrebbe mostrato alla signora True (che era stata sua allieva all'università prima di diventare curatrice del Getty) una foto aerea della tomba di Cerveteri da cui proveniva il vaso: se davvero l'opera era stata nelle mani di un libanese dagli anni Trenta, come si poteva sapere che quella era la tomba da cui era stata trafugata?
E' vero che il reato dell'acquisto illegale del vaso è caduto in prescrizione. Ma a questo punto le autorità italiane chiedono al Met la restituzione del vaso per motivi "morali". Il Getty ha già accettato simili richieste, vedremo cosa risponderà il grande Museo newyorchese.



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