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Alle radici della Costituzione
di PIETRO M. TRIVELLI
Venerdì 28 Ottobre 2005 Il Messaggero



«LA nostra Costituzione ha questa vocazione: è stata frutto della ricchezza e della sapiente fusione di differenti culture politiche, ed ha saputo rendere concrete le aspirazioni di un popolo ad un governo democratico e ad una convivenza pacifica e solidale». E’ il passo saliente del messaggio del presidente Carlo Azeglio Ciampi al convegno su Lo Stato costituzionale. I fondamenti e la tutela , apertosi ieri nel salone della Consulta, in occasione dell’uscita di un aggiornamento della Enciclopedia Giuridica , edita dalla Treccani, di cui ricorre l’ottantesimo anniversario.
Sullo sfondo, la Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino, del 26 agosto 1789. Dall’originale francese, quasi uno slogan, il XVI paragrafo: «Ogni società in cui la certezza dei diritti non è garantita, né è sancita la separazione dei poteri, non ha affatto una Costituzione». Nati dalle rivoluzioni liberali, gli Stati costituzionali si confrontano con l’universalità dei diritti umani, nella società sempre più pluralistica: come osserva Francesco Paolo Casavola, presidente dell’Istituto della Enciclopedia italiana, e già presidente della Corte Costituzionale, introducendo il convegno, cui hanno partecipato Lucio Lanfranchi, Mario Caravale, Enzo Cheli e Leopoldo Elia, coordinati da Piero Alberto Capotosti, presidente della Consulta.
«Ogni Costituzione, norma fondamentale, deve racchiudere la società»: parte da questo principio, la relazione centrale del tedesco Peter Haberle, direttore dell’Istituto di Bayreuth per il diritto europeo e per la cultura giuridica. Accennando alle tappe storiche dello sviluppo della giurisdizione costituzionale, Haberle si è riferito «al contesto culturale cui appartengono i differenti metodi scientifici dei vari paesi, il loro linguaggio giuridico». Tra gli esempi citati, l’Italia «ama la retorica forense, dal tempo di Cicerone». Più attuale, ovviamente, il richiamo al diritto costituzionale dell’Unione europea. «Dal mio punto di vista è una “costituzione parziale”, che tende a svilupparsi, secondo un processo analogo per cui le vigenti 25 costituzioni nazionali risultano esse stesse “parziali”», sostiene Peter Haberle, che è anche direttore del Centro di ricerca per il Diritto costituzionale europeo. «Siamo noi tutti cittadini “nazionali”, europei o americani - conclude - custodi della Costituzione».
Il convegno si trasferisce questa mattina nella Sala Igea dell’Istituto dell’Enciclopedia italiana (per la parte della “tutela”, dopo i “fondamenti” dello Stato costituzionale). Presiede Valerio Onida, già presidente della Consulta. Relatori: Gustavo Zagrebelsky, Mario Dogliani, Pietro Rescigno. Senza trascurare, con i diritti, i doveri. Secondo la lezione di Guido Calogero: «Il dovere di difendere il proprio personale diritto - annotava nel 1943, al confino - si risolve sempre nel dovere di educare gli altri a rispettarlo».







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