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SICILIA: Sos dal castello di Calatubo: "Un museo o resteranno solo macerie"
ERNESTO DI LORENZO
21/10/2005, La Repubblica, Palermo




La vecchia trazzera si snoda tra vigneti e terreni incolti, sale lungo la collina, finisce in uno slargo. Visto da qui il castello di Calatubo sembra ancora più imponente, nonostante le ferite del tempo. E per contrastare l'incuria Legambiente ha inserito Calatubo nella campagna Salvalarte 2005 (quaranta siti da tutelare in Sicilia), promuovendo per domani una visita guidata.

Legambiente organizza domani da Alcamo una visita guidata ai ruderi per sensibilizzare la Regione e il Comune


L'APPUNTAMENTO è alle 9,30 in piazza della Repubblica ad Alcamo. Arroccato su un'altura che domina la campagna tra Alcamo e Partitico, l'antica Qal'at awb descritta dal geografo Ibn Idris nel 1154 (ma il primo documento storico su Calatubo risale al 1093) è una fusione perfetta di natura e architettura ed evoca storie e leggende di viaggiatori arabi, di principi e baroni. Tutt'intorno al castello si apre un panorama di colline che digradano verso il golfo di Castellammare. Il paesaggio agreste è offeso per sempre dal viadotto autostradale. Dalla trazzera per raggiungere il castello, si prosegue per un viottolo tra sassi e sterpaglie e ci si ritrova davanti al cancello d'ingresso. Sulla destra, la torre quadrata si è ormai sbriciolata, sulla sinistra il muro di cinta presenta una breccia larga almeno due metri. Il cortile presenta i segni dell'ovile cui è stato adibito negli ultimi decenni, mentre la cappella con lo stemma dei baroni De Ballis è ridotta a un tugurio pieno di rifiuti. L'esplorazione riserva molte sorprese inquietanti: scale che si perdono nel nulla, solai crollati, torrette diroccate. Si scopre così una realtà spettrale, che si direbbe il risultato di un terremoto o di un bombardamento e che invece è l'effetto di qualche decennio di totale abbandono.
Fino agli anni Cinquanta il castello, abitato dalla famiglia Pape dei principi di Valdina soprattutto nei mesi della villeggiatura, era ancora nel suo massimo splendore. Matteo Di Franco, figlio dell' amministratore del marchese Paolo Pape, da ragazzo frequentava il maniero e ne ricorda gli ambienti arredati con raffinatezza.

«Ho ancora impresso—racconta—il bel salotto in stile Rinascimento, di legno nero intarsiato e con la tappezzeria di velluto rosso, gli ampi tendaggi, il pianoforte a coda, i candelabri, i pavimenti in ceramica. Il degrado cominciò con il crollo di un pezzo del muro di cinta sul versante sud. Alcuni eredi ritennero eccessivo il preventivo di spesa e non se ne fece nulla».

Da allora è stato un lungo ed inesorabile declino. Il cortile fu presto utilizzato come ovile e la cappella come bivacco dai pastori. Con l'ab-bandono è iniziato il saccheggio: mobili, suppellettili, piastrelle, tutto è stato trafugato. Oggi, visitando il castello, ci si pone alcuni interrogativi: perché questo bell'esempio di architettura rurale siciliana è ridotto in questo stato? È ancora recuperabile? E per farne cosa? «A queste domande vogliamo dare una risposta. Il senso della nostra manifestazione — dice Fulvio Gioè di Legambiente—è quello di sensibilizzare la Regione siciliana, il Comune di Alcamo, i proprietari del castello e l'opinione pubblica, affinché si trovi una soluzione per acquisire questa struttura al patrimonio pubblico e si provveda al suo restauro prima che rimanga solo un cumulo di macerie».
Luigi Culmone, assessore ai Beni culturali ad Alcamo, rilancia l'idea di un comitato pro-Calatubo, formato da storici, archeologi, per studiare ipotesi di recupero e di valorizzazione del castello. Nel corso degli anni si sono registrati alcuni tentativi di rilevare il titolo di proprietà del castello. Negli anni Novanta una stima dell'Ufficio tecnico erariale (circa duecento milioni di lire) per un acquisto da parte del Comune di Alcamo fu ritenuta incongrua dai proprietari e l'affare sfumò. Successivamente è stata avanzata una richiesta da parte di una cooperativa, interessata a convertire il vecchio maniero in una struttura agrituristica, ma anche questa trattativa si è poi arenata.

In ultimo, da segnalare l'ambizioso progetto di un prestigioso istituto medico: fare del castello un centro studi nel settore della chirurgia. Ma l'ipotesi più realistica e più rispettosa dell'antico manufatto e dell'ambiente circostante rimane quella della destinazione museale, cioè la creazione di uno spazio espositivo sulla civiltà rurale e un "antiquarium" che raccolga alcuni oggetti di diverse epoche storielle rinvenuti nella zona: frammenti di ceramiche corinzie, di lucerne greche, di anfore vinarie che costituiscono una ricca documentazione archeologica dell' attività commerciale che in Calatubo aveva il suo epicentro.



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