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Buttiglione: non chiuderò io la Scala
Pierluigi Panza
Corriere della Sera, 25/10/2005

Il ministro e i tagli al Fus: «Ricavi più alti Le mie dimissioni? Vedremo»

MILANO — La nebbia che ieri mattina ha impedito all'aereo del ministro Rocco Buttiglione di atterrare in tempo per un face-to-face con il sovrintendente della Scala, Stéphane Lissner, è la metafora della nebbia che grava sulle tredici fondazioni liriche, tutte in rosso.
«O ristrutturazione o morte» ha sentenziato il ministro. Che, è bene chiarirlo, sta dalla parte della ristrutturazione perché, afferma, «non sarò io a chiudere la Scala» e «non sarò io a tagliare posti di lavoro». A come ristrutturare «ci penseranno i sovrintendenti». Quando parla di ristrutturazione, il ministro intende solo una formula economica: «Elevare i ricavi diminuendo i costi».
Semplice la ricetta, ma applicarla è un'altra cosa. Buttiglione dice che sta facendo la sua parte: «Io, il 7 dicembre, alla Scala ci sarò, non so se da ministro». Che tradotto vuol dire la sua indisponibilità a reggere il dicastero dei Beni culturali se non rientreranno i tagli alla Cultura. «Per ora io e Tremonti stiamo pareggiando». Ma anche se i tagli rientreranno resta il problema di come ristrutturare. La formula del sindaco di Milano, Gabriele Albertini, secondo il quale «tredici fondazioni liriche sono troppe», non trova sponda da parte di Buttiglione: «Quale chiudo? Il Maggio Fiorentino? La Fenice? O forse il Petruzzelli?» Ma in giro ci sono malumori e stranezze: ieri il sindaco di Firenze, Leonardo Domenici, ha espresso «solidarietà» a Claudio Fantoni, il corista del Maggio che da una settimana sta facendo lo sciopero della fame contro i tagli al Fondo Unico per lo Spettacolo mentre il Teatro Massimo di Palermo ha presentato la sua stagione a Londra.
Resta il fatto che, anche con il prelievo del 47% del Fus (249 milioni di euro), la lirica non canta «la marcia trionfale» ma il «de profundis». «Il problema è razionalizzare; poi vedremo se in seguito a ciò le fondazioni rimarranno tredici. Ci vuole la convinzione che una fondazione lirica può fallire; poiché se c'è la convinzione che lo Stato interverrà sempre per ripianare il deficit nessuno farà mai i sacrifici per metterle in condizioni di funzionare». Ci vuole «cultura imprenditoriale, anche privata, ma non il modello americano: lì le tasse gravano il 30%, da noi il 50%».
Per le fondazioni liriche, dunque il primo passo è il rinnovo del contratto nazionale con diminuzione del tetto dei contratti integrativi e il blocco delle assunzioni. Per la Scala, invece, è il rinnovo del Cda, che scade il 16 novembre. L'attuale vicepresidente, Bruno Ermolli, ha parlato ieri di «ampio rinnovamento nel Cda». Per ora nessuno si espone sui nomi. Il 2 novembre ci sarà l'Assemblea dei soci fondatori. Prima, il 28 ottobre, i lavoratori dovrebbero riunirsi in assemblea.



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