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EDIFICI RURALI « II decreto in Gazzetta Ufficiale: Pronti 16 milioni per salvare antichi cascinali e masserie
VALERIA UVA
24-OTT-2005 Il Sole 24 Ore



Casolari, vecchie cascine e antiche masserie: testimonianze della vecchia Italia contadina da salvare e valorizzare. Si indirizza verso questi obiettivi il decreto sull'architettura rurale varato dal ministero dei Beni culturali.

Il provvedimento (pubblicato sulla «Gazzetta Ufficiale» del 12 ottobre scorso) dà attuazione alla legge 378/2003, pensata proprio per valorizzare le testimonianze agricole ancora molto diffuse sul nostro territorio.

« Doppio obiettivo. Il decreto ha due obiettivi: il primo è di individuare le caratteristiche che gli edifici devono avere per entrare a far parte dei programmi di recupero; il secondo è di mettere a punto le modalità tecniche con cui devono avvenire i restauri.

Le tipologie ammesse sono individuate negli edifici rurali che vanno dal XIII al XIX secolo.

Non tutti, naturalmente, ma solo quelli che possono vantare un valore di testimonianza significativa per gli aspetti urbanistici, antropologici, paesaggistici, storici o dell'economia agricola.

Gli esempi di architettura rurale sono concepiti come insiemi unitari. Quindi rientrano tra le tipologie di beni ammessi ai contributi pubblici non solo i casolari e le aree agricole ma, come precisa l'articolo 1 del decreto del 6 ottobre, anche le «recinzioni degli spazi destinati al lavoro all'abitazione, la viabilità rurale storica, sistemi di canalizzazione, irrigazione e approvvigionamento idrico, i sistemi di contenimento dei terrazzamenti».

E persino «gli elementi e i segni della religiosità locale».

Ovvero: le chiesette o le piccole cappelle di famiglia.

«Abbiamo scelto delle tipologie intermedie — spiegano dall'ufficio legislativo dei Beni culturali — tra gli immobili vincolati già sottoposti a tutela e quelli invece privi di valore». Il riferimento è in particolare alle centinaia di antichi casali, cascine, masserie sparse lungo tutta la Penisola.


Un iter difficile. Il percorso per arrivare a questo provvedimento è stato abbastanza lungo: due anni dovuti anche alla difficoltà di mettere d'accordo le Regioni proprio sulle caratteristiche dei fabbricati da salvare.


A disposizione c'è un Fondo al quale la legge assegna una dose di 24 milioni, otto per ciascuno degli anni 2003, 2004 e 2005. «Ma di fatto ne restano sedici — precisano dallo staff del ministro Rocco Buttiglione —.
All'ultimo mo mento i fondi 2005 sono stati dirottati sull'emergenza dell'influenza aviaria».

Per quanto riguarda le indicazioni tecniche per il restauro, il decreto si preoccupa di salvaguardare il più possibile l'integrità e l'originalità dei vecchi edifici. E dunque viene preferito l'impiego di materiali appartenenti alla tradizione locale. Vietata, di norma, la rimozione degli intonaci tradizionali. Com'è ovvio, è tassativamente escluso anche il montaggio di finestre e infissi in alluminio anodizzato in altre leghe metalliche. Da mantenere, restaurare e preservare con cura anche recinti (muri, steccati e barriere).

In base alla legge il contributo pubblico non può superare il 50 per cento. Il resto deve essere coperto dai privati o dalle Regioni. Qualcuna (Emilia Romagna, Piemonte e Toscana) ha già stanziato alcune somme a questo scopo. Tutte le Regioni devono ora trovare anche l'intesa per le modalità di ripartizione del Fondo, da stabilire con un decreto dell'Economia.
Solo allora potranno entrare nel vivo i programmi di valorizzazione.




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