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Gennargentu. Intervista all'assessore all'Ambiente: Ripartiamo da Montes
M.O.
L'Unione Sarda 21/10/2005

Assessore Dessì, a Bitti il parco nasce nell'area gestita dall'Ente foreste. Si può fare lo stesso sul Gennargentu?
«Mettiamo a disposizione terre gestite dall'Ente foreste. Però, se ragioniamo meglio con i Comuni e ci sono altri apporti di territori non dobbiamo escluderlo in partenza».
Allora, Montes può essere il nucleo del parco?
«Lì ci sono 4000 ettari, il parco delle Cinque Terre ne ha 5000. In teoria sì, però precluderci fin d'ora la possibilità d avere qualcosa di più sarebbe un errore».
La proposta di Renato Soru parte da Montes.
«È una delle variabili possibili».
Preferisce un parco nazionale con i paesi che ci stanno?
«Mi piace di più».
L'Ogliastra insiste sulla revoca del decreto istitutivo prima di ogni altro progetto.
«La revoca non ci sarà: è strada tecnicamente impraticabile. Altrimenti Ciampi non avrebbe firmato per la sospensione dei vincoli. Lo stesso Tar della Sardegna ha posto la legittimità del decreto del 1999 alla Corte costituzionale. Non è entrato nel merito. È più utile lavorare per superare il decreto Ronchi con una nuova intesa e un altro decreto del presidente. Preferirei utilizzare gli otto mesi della sospensione per lavorare, anziché stare a guardare».
C'è il rischio che si spacchi il fronte dei 24 sindaci.
«Vuol dire che marceremo a due velocità: chi oggi non fosse pronto aggancerà il suo vagone alla locomotiva quando e se lo riterrà opportuno».
Diversi sindaci oggi parteciperanno alla marcia antiparco a Cagliari. Questo complica le cose?
«Le manifestazioni civili e pacifiche aiutano il confronto. I sindaci hanno il diritto e forse anche il dovere di rappresentare il dibattito all'interno delle comunità». Tepilora serve a rassicurare le popolazioni del Gennargentu?
«La Regione mette a disposizione quello che può ed è disposta a restituire, in forma di leale collaborazione tra istituzioni locali, l'autogestione di territori che già gestisce. Sul Gennargentu si tratta di riprendere il discorso con molta pacatezza e dandoci il tempo necessario, senza forzature. Però con la consapevolezza che non stiamo discutendo esclusivamente della protezione di bellezze ambientali e paesistiche, ma del futuro economico delle nostre comunità. Con l'uscita dall'Obiettivo 1 i contributi saranno rivolti ad aziende agricole e zootecniche che possono competere. Ci sarà consentito di mantenere l'agricoltura e la zootecnia di montagna come presidi di tipo ambientale e culturale. Magari, potranno essere costruiti pinnettos più confortevoli, dotati di impianti di energia solare, ma non ovili in eternit o in blocchetti. Facendo un'esemplificazione estrema, possiamo dire che trasformeremo i pastori in mufloni,in specie protetta».
Dunque, siamo alle prove tecniche di parco?
«Sì, di una nuova politica delle aree protette che evitando gli errori fatti nel passato nasca con la partecipazione diretta delle categorie sociali e delle amministrazioni locali. Bitti non è un progetto nuovo, non l'ho inventato io, ma sono orgoglioso di averlo portato a termine. L'ha voluto il Comune: due anni fa ha elaborato l'idea per l'utilizzo di 5000 ettari di foresta demaniale».
Il sindaco di Bitti Marino Satta non s'aspettava tanta attenzione dalla Regione.
«L'assessorato all'Ambiente è determinato a fare i parchi.
Siamo convinti, non pervicacemente ostinati in una ideologia ecologista, che l'istituzione dei parchi naturali serva a creare opportunità maggiori per dare posti di lavoro. Sto progettando insieme all'Ente foreste l'apertura dei boschi: i posti di lavoro non possono essere creati dall'erario pubblico né da quello regionale. Vorremmo aprire la foresta all'iniziativa privata che, rispettando la destinazione obbligatoria per la gestione forestale, costituisca impresa sulle filiere del legno-bosco, delle biomasse, dei prodotti di qualità, dell'educazione e del turismo ambientale».



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