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BOLOGNA: «Meno tasse ai privati che investono in cultura»
22/10/2005, L'Unità, Bologna

DEFISCALIZZAZIONE dei privati. È su questo punto che vuole battersi la regione, per rispondere, almeno in parte, alle difficoltà in cui versa in Italia il mondo della cultura e dello spettacolo, in questi giorni martoriato, più del passato, dai tagli del Fus (Fondo unico per lo spettacolo), risultati dalla Finanziaria. A comunicare l’intento della Regione l’assessore Alberto Ronchi.

Qualisonoi suoi progetti nello specifico?

Abbiamo avuto una riunione due giorni fa. L’idea, così come aveva sottolineato il presidente Vasco Errani in occasione del suo insediamento, è quella di proporre alla conferenza delle regioni, entro fine anno, la bozza a cui stiamo lavorando per un serio piano di defiscalizzazione dei privati che investono sulla cultura: fatto banale, comune in tutti i paesi più civili del nostro.

Di cosasi tratta? I privati non riescono ad investire davvero in cultura. È assurdo che una ditta che acquista un’auto possa scaricarla dalle tasse, e sia impossibilitata a fare la stessa operazione se lo fa in cultura. Ciò che proponiamo - con la speranza che gli effetti si sentano nella prossima Finanziaria - è incentivare i privati ad investire nella cultura, sia che si tratti di beni o di attività.

È un iter complesso? La formula, come ho detto, è banale, visto che in Francia, in Germania, negli Stati Uniti, è una metodologia utilizzata da tempo. La materia è più complessa perché comporta un controllo sugli investimenti: operazione che gli enti locali, e non il governo centrale sarebbero in grado di fare.
Perché fino ad ora non è stato fatto? Perché in questo paese c’è un problema di scarsissima considerazione della cultura. In Francia, sia che governi la destra o la sinistra, la cultura viene considerata al pari del welfare. Intendiamoci: è chiaro che non si deve chiudere un asilo per sostenere un teatro, ma in Italia la cultura è sentita come una spesa, e non uno strumento di sviluppo economico (sostenibile), di coesione sociale. In Francia quest’anno, nonostante i tagli, il governo ha investito il 10% in più nella cultura. Da noi è impensabile, perché, nonostante i nostri prodotti culturali siano celebrati nel mondo, continuiamo a comportarci con un’arretratezza vergognosa. E mi chiedo: questo governo continua a citare gli Stati Uniti come esempio da seguire, e non sa che lì la defiscalizzazione è una normalità. Perché dobbiamo copiare dall’America solo la tv - inguardabile - e non gli esempi di civiltà? Questo è un problema anche della sinistra, però, perché, a parte le iniziative personali (vedi Walter Veltroni), la cultura non viene considerata come parte di un tutto, ma un settore a sé. Se ci si pensa, anche per le Primarie, nessuno ne ha parlato. Tornando al Fus, bisognerebbe riflettere su come è organizzato. È possibile che la danza non sia praticamente citata e gli enti lirici stiano a fianco del circo?

Come vi comporterete con i tagli? La Finanziaria colpisce terribilmente gli enti locali. Sarebbe interessante, però, se i sindaci non pensassero solo a tagliare la cultura. Bologna in questo senso mi pare muoversi in un’ottica di sostegno. Noi ci riuniremo in giunta lunedì e, nonostante i ridimensionamenti, riusciremo ad aumentare il numero di soggetti convenzionati, a lasciare invariate le quote per le province e a dare alcuni segnali positivi ai già convenzionati.



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