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Lo spettacolo? senza qualit
Alessandro De Nicola
Il Sole 24 ore 22/10/2005

"Money for nothing, chicks for free. La generazione che ha amato i Dire Straits non pu essersi dimenticata la loro parodia canora dello show business: Soldi per niente e gallinelle gratis. Ma non ditelo a Roberto Benigni, Nanni Moretti o ai fratelli Guzzanti, sempre sdegnosamente pronti a ridicolizzare tutti e tutto salvo la loro curiosa retorica sul taglio dei fondi allo spettacolo. La Finanziaria di quest'anno ha decurtato i sussidi a cinema, lirica e teatro da 460 a 300 milioni di euro, scatenando le proteste di attori, registi, maestranze e imprenditori).
Questa sforbiciata taglia i sogni secondo Benigni, oppure un attacco di Berlusconi alla sinistra cinematografica a sentire il regista Lizzani o un colpo all'industria del turismo a parere di Pez-zotta ed Epifani (si veda anche l'articolo di Salvatore Carrubba sul Sole-24
Ore di ieri). Ma proprio vero che la riduzione delle elargizioni di Stato cos dannosa oppure si tratta di money for nothing'? In primo luogo il concetto stesso di sovvenzione ad opere artistiche contraddittorio. L'arte libert creativa: quale minaccia maggiore di un MinCulPop (il ministero del Ventennio) che insindacabilmente distribuisce soldi discriminando tra buoni e cattivi, raccomandati e indipendenti, apocalittici e integrati? In secondo luogo, lo Stato decide chi bisognoso con criteri tutti suoi: ad esempio la lirica sar pure meritevole, ma cos'hanno fatto di male i romanzieri e i saggisti per rimanere a bocca asciutta? Forse giusto che i cantanti pop debbano mantenersi da soli, ma cosa dire dei filmetti tipo Mutande pazze che ottennero i loro regolari contributi? Terza considerazione: come sempre accade, l'aiutino pubblico diminuisce l'efficienza.
I sussidi sono forse serviti a migliorare la qualit del cinema italiano? O a sconfiggere la concorrenza degli studios americani? Chi conosce la sindacalizza-zione degli enti lirici ivi compresa la Scala di Milano sa benissimo che se fossero applicati dei criteri di efficienza in termini di orari e salari l'attuale situa-
zione verrebbe ribaltata. Se i teatri producessero a costi pi competitivi, i prezzi diminuirebbero, le rappresentazioni aumenterebbero e cos gli spettatori... eppure non si fa.
A ulteriore riprova di ci si possono guardare delle semplici statistiche che riguardano il cinema. Appare evidente, ad esempio, come non ci sia correlazione tra ammontare di investimenti privati e pubblici (i secondi non influiscono positivamente sui primi), n tra questi ultimi e il numero di presenze in sala per vedere film italiani o coprodotti in Italia. Nell'ultimo quinquennio, il miglior anno per il numero di spettatori di film italiani (il 2002, con il 23% del totale) stato preceduto da quello con meno contributi statali (il 2001 che l'anno da considerare visto lo iato temporale tra produzione e uscita del film). Tale non parallelismo si riscontra in tutto il quinquennio. A voler esser sadici si nota anche che il sovvenzionatissimo cinema francese nel 2003 e 2004 stato visto solo dall'1,5% degli spettatori italiani, crollando rispetto agli anni precedenti. La Mente Pubblica non garantisce qualit, parbleu.
Quarto punto. L'intrattenimento, anche culturale, una priorit? Dovendo scegliere tra il ridurre la spesa sociale per gli handicappati o gli anziani e quella per Gabriele Muccino, credo che ci siano pochi dubbi su cosa privilegiare. Penultima osservazione: i privati hanno pochi incentivi a sovvenzionare conservatori ed enti lirici se non hanno agevolazioni fiscali e non possono inserirsi nella gestione. Entrambe queste politiche sono per oggi inattuate.
Infine: chi magari si oppone ferocemente alla fiat tax perch la trova iniqua (e non lo ), appoggia invece un sistema di redistribuzione delle risorse altamente regressivo in cui i poveri pagano i divertimenti dei ricchi. I fruitori dello spettacolo appartengono infatti alla classe media e alta. La presenza di qualche loggionista squattrinato non intacca la logica dei grandi numeri: gli abbonati alla Fenice, gli amanti di Mozart e i cinefili hanno redditi superiori alla media. bene che le tasse servano a sovvenzionare i loro urbani piaceri? Insomma, se proprio gli operatori del settore si sentono di utilizzare al meglio altro denaro oltre a quello a disposizione, bene che si industrino a trovare forme alternative di finanziamento, magari inventando un nuovo bond, James Bond.



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