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Se il computer non uccide il libro
Giuseppe Laterza
la Repubblica 22/10/2005

Ipaesi in cui si legge di più sono anche i più innovativi. Per rendersene conto, basta sfogliare il volumetto "Il mondo in cifre", curato dall'Economist e pubblicato in Italia dalla casa editrice della rivista Internazionale.
Prendiamo l'Europa dell'euro: ai livelli più alti nel numero di lettori di libri ci sono Svezia (72% della popolazione), Finlandia (66%), Gran Bretagna (63%), Lussemburgo (56%), Danimarca (55%), Olanda (53%), Germania (50%). Ai livelli più bassi troviamo invece il Portogallo (35%), la Grecia (36%), la Spagna (40%), l'Irlanda (40%) e - ahinoi - l'Italia, con solo il 42 per cento della popolazione che dichiara di aver letto almeno un libro all'anno.
Stessa classifica vale per i lettori di quotidiani. Mentre su mille abitanti, inNorvegia leggono quotidiani in 561, in Finlandia 445, in Svezia 417, nel Regno Unito 297 e in Germania 283, in Italia scendiamo a 110, meno di Ungheria, Slovenia e Bulgaria e in (cattiva) compagnia con Grecia, Portogallo e Spagna.
La somiglianza tra i dati di lettura dei libri e quelli riguardanti i quotidiani potrebbe risultare scontata. Un po' meno quella tra lettura di libri e uso del computer.
Anche in questo caso troviamo invece una perfetta corrispondenza: non è vero, come qualcuno temeva, che l'uso del computer riduce la lettura di libri. Al contrario, i paesi in cui si legge di più sono anche quelli in cui più diffusi sono i computer e più ampia la frequentazione di Internet. Passando a indici di innovazione più sofisticati, l'Economist riporta tre classifiche interessanti: l'indice di creatività economica (una media tra risorse umane, incentivi di mercato e grado di interazione tra imprese e ricerca scientifica) , l'indice di competitività globale e l'indice dell'ambiente imprenditoriale, che misura il contesto economico e istituzionale più favorevole alle imprese.
Ebbene, in tutti e tre gli indici ritroviamo ai primi posti i paesi di forti lettori e agli ultimi quelli in cui silegge meno, tra cui il nostro. Certo, la capacità innovativa non è solo un fatto economico, c'entra una componente sociale, legata agli stili di vita. Anche su questo la correlazione con la lettura di libri è significativa: Svezia, Danimarca, Inghilterra, Germania sono i paesi nei quali la corruzione percepita è minore, nei quali c'è maggior parità tra uomo e donna e — se questo può essere considerato, un indice di modernità — si fa più largo uso di metodi contraccettivi.
L'Italia è sistematicamente agli ultimi posti. Da noi si leggono pochi libri e pochi quotidiani, si usa poco il computer, si investe poco in ricerca, si stimola poco l'attività imprenditoriale, si tollera la corruzione e si discriminano le donne.
Come interpretare questi dati? Possiamo leggere la correlazione nei due sensi e azzardare la tesi per cui la lettura di libri non solo è un prodotto ma è anche un fattore di innovazione? E se è così, non risulta ancor più grave la mancanza di una organica politica pubblica per la promozione della lettura? E gli stessi imprenditori, non dovrebbero loro per primi investire in biblioteche, per assicurare un miglior futuro, anche economico, al nostro paese?
Queste sono le domande che ci porremo al secondo Forum del libro e della promozione della lettura che raccoglierà a Bari il 5 e 6 novembre insegnanti, bibliotecari, librai, editori, rappresentanti delle istituzioni locali e del mondo economico, per scambiare esperienze e riflessioni. L'anno scorso Umberto Eco, intervenendo al Forum, era rimasto sorpreso dalle tante piccole iniziative di qualità che "fungheggiano" nel paese, spesso in provincia e nei piccoli centri.
Quest'anno l'associazione dei Presidi del libro che opera mettendo in rete gruppi di lettori in Puglia, Piemonte e altre regioni italiane» ha invitato personaggi della vita pubblica italiana che possano testimoniare proprio l'importanza sociale ed economica della lettura: tra gli altri Guido Rossi, il vicepresidente della Confindustria e delegato per l'innovazione Pasquale Pistorio, il presidente dell'Anci Leonardo Domenici, Tullio De Mauro, Giuseppe De Rita, Enzo Cipolletta, il vicepresidente di Microsoft Umberto Paolucci.
Verrà anche uno spagnolo, Luis Gonzales a raccontarci cosa fa nel suo paese la Fondazione da lui diretta che si dedica alla promozione della lettura con azioni dimostrative nei settori dei bambini, dei ragazzi e degli adulti, operando insieme a scuole e biblioteche, librerie ed editori. L'altro giorno al telefono, l'amico spagnolo mi diceva che la Fondazione, nata per iniziativa di un editore illuminato, ha l'appoggio convinto sia delle associazioni di categoria sia dei governi, nazionali e locali, anche perché la promozione della lettura «in Spagna oggi è di moda». Una moda che mi auguro un giorno arrivi anche in Italia.



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