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Mose, l'alternativa c'è: meno costosa e più ecologica
Laura Eduati
Liberazione 21-OTT-2005

Sarà anche una questione di sovranità, ma questo Mose Venezia davvero non lo vuole. Calato dall'alto da Stato e Regione e affidato ad un consorzio di imprese con le mani in pasta ovunque, l'imponente sistema di dighe mobili a protezione dalle alte maree non piace troppo né al sindaco Massimo Cacciari né alla sinistra e al movimento.
C'è che è troppo costoso (4,3 miliardi di euro, manutenzione ordinaria esclusa), che danneggia l'ambiente e che dall'ultima finanziaria Tremonti prosciuga anche le risorse che la città vecchia riceve dal governo per sistemare i canali e i palazzi che sprofondano. Per il Mose i soldi ci sono (700 milioni la franche del 2005). Per ì veneziani, invece, un po' meno.
Si chiama Assemblea Permanente contro il Mose il comitato lagunare che si batte per un progetto alternativo a quello attuale («meno costoso e a minore impatto ambientale»). L'hanno costituito a fine giugno Rifondazione Comunista e Verdi veneziani, sigle ambientaliste come Italia Nostra, Legambiente e la Lipu, e il movimento come il Social Forum, il Global Beach, i centri sociali. La richiesta è quella, appunto, di far conoscere ai veneziani i 6 o 7 progetti alternativi al vaglio di una commissione speciale del consiglio comunale. «Tra due settimane i lavori della commissione termineranno, e noi proponiamo un'assemblea comunale straordinaria, in un luogo ampio che possa accogliere tutti i cittadini che vogliano conoscere questi progetti anti-Mose», spiega Luciano Mazzolin, segretario Prc del circolo del Lido e Pelestrina.
Combattiva, l'Assemblea Permanente: da quest'estate si è impegnata in varie manifestazioni di popolo, dal No Mose party nella facoltà di Architettura, alla protesta della Mostra del Cinema al Global Beach. O in atti di disobbedienza, come l'occupazione" dei cantieri del lido con il risultato di bloccare i lavori per tutta la giornata. C'era anche Luca Casarini. Senza contare le decine di gazebi sparsi a Venezia e Mestre per sensibilizzare la popolazione. E una petizione, che ha già raccolto 9mila fìrme, anche on-line sul sito www. nomose. splinder.com.
Il comitato spera di arrivare ad almeno 10mila per poi presentarle al Parlamento Europeo, o affidarle a europarlamentari del Prc o dei Verdi perché tentino di bloccare quello che ormai in laguna viene chiamato «l'ecomostro». Un appellativo che la Iipu non usa a caso, visto che una ventina di giorni fahapresentato un ricorso a livello europeo per denunciare il grave impatto ambientale che la grande opera avrebbe sull'oasi di Ca' Roman, zona di interesse Uè gestito proprio dalla Lega per la Protezione degli Uccelli. Altro punto negativo:il Mose, imponente, non proteggerebbe Venezia che dalle alte maree eccezionali, quelle che superano i llO centimetri. Ma ogni veneziano verace sa che quel tipo di acqua alta si manifesta, appunto, molto di rado, e che le maree minori di 110 centìme-trine nel 2004 sono state 66.
Secondo l'Assemblea Permanente, i progetti alternativi «sono sperimentabili prima della loro realizzazione, mentre il sistema Mose è concettualmente vecchio di trent'anni, è tecnicamente sbagliato e controproducente, non ha alcuna verifica alle spalle»; con l'aggiunta che non sarebbe modificabile se l'effetto sera innalzasse ulteriormente il livello delmarenellalaguna.
E allora chi lo vuole il Mose? Non è una novità: il Consorzio Venezia Nuova, concessionario unico dell'opera. Che il 28 settembre scorso ha ricevuto una nuova franche di 700 milioni stanziato dal Comitato Interministeriale, in base alla Legge Obiettivo. Questo senza recepire le lamentele di Cacciari (Massimo, perché il fratello Paolo faparte dell'Assemblea Permanente) e degli anti-Mose più radicali: i cantieri che nelle bocche di porto stanno realizzando lavori preliminari alle paratie mobili, dicono, non sono conformi ai piani urbanistici comunali e regionali, né alle norme ambientali europee.
Il Consorzio Venezia Nuova tace e va avanti. L'impresa più in vista fino a qualche tempo fa era la Impregilo, che ora gode dell'appalto per il Ponte di Messina Oggi la star del Consorzio è la Mantovani s. p. a., che conserva il monopolio assoluto di tutte le grandi opere del Veneto: le bonifiche di Porto Marghera, il nuovo ospedale di Mestre, l'autostrada Nuova Romea e il passante autostradale.



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