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Buttiglione: Soldi per la cultura o mi dimetto
Maria Serena Palieri
20-OTT-2005 LUnit


I tagli devono rientrare o il ministro dovr cambiare: con una dichiarazione in rima - una minaccia di dimissioni se nella Finanziaria 2006 persisteranno i tagli previsti per il ministero dei Beni e le Attivit Culturali - che il ministro Buttiglione replica a Federico Motta.

Il presidente dell'Associazione Italiana Editori, in apertura della LVII edizione della Buchmesse, ieri mattina al Punto Italia, ha presentato la relazione annuale sullo stato della nostra editoria.

Una relazione che, com' ormai tradizione da qualche anno, si trasformata in un; 'accuse al disinteresse del governo per il settore: se la Finanziaria 2006, appunto, ambisce - come viene detto - a coniugare rigore e sviluppo, il libro, chiede Motta al Ministro, da che parte pende?

La replica , appunto, l'annuncio di dimissioni, se per il Mbaac rester solo la voce rigore: Io non sono abbastanza bravo per realizzare le finalit istituzionali del ministero con i fondi attualmente previsti, forse ci sar un mago dell'economia culturale che riuscir a farlo afferma Buttiglione.

Aggiunge che i tagli al suo dicastero sono poca cosa per le casse del governo, ma hanno un elevato impatto simbolico. Buttiglione - cui il presidente dell'Aie riconosce il merito d'aver chiuso la partita, in stallo da quattro anni, dei diritti sulle fotocopie effettuate nelle biblioteche statali - ricuce in parte lo strappo tra imprenditori e dicastero di via del Collegio Romano provocato dal suo predecessore Urbani con un tragicomico intervento, un anno fa, agli Stati Generali dell'Editoria al romano San Michele. Battuta acida, invece, per gli altri comparti in sofferenza: volgare, giudica, la protesta allestita dai lavoratori dello spettacolo, colpevoli d rubar la scena (gi, sono attori...) ad altri settori a rischio, come musei e biblioteche. Volgari e di una sola parte politica: dunque, si chiede, cosa vogliono?


Caso vuole che, quest'anno, le date della Buchmesse - la pi grande fiera di contenuti del mondo, con 7.200 espositori da 100 paesi, 327 gli italiani - coincidano con la battaglia, a Roma, per la Finanziaria 2006.

Sicch, arriva in trasferta in sede planetaria la crisi della nostra maggioranza di governo, d'altronde, l'editoria non un mondo chiuso. Lo dimostrano le cio rese pubbliche qui dal presidente dell'Aie: anche in questa sfera, in termini di consumi, cio di lettori, si allarga sempre pi la forbice tra chi consuma moltissimo e chi consuma zero. Ma vediamo i numeri.

Motta, a dimostrazione della salubrit del comparto, esordisce con quelle che concernono l'export: nel 2004 abbiamo esportato per 191 milioni di euro, con un incremento sul 2003 del 3,2%. Pesano, nell'export, i nuovi mercati: la Polonia (2,2 milioni di euro di import di libri) vale gi oggi quasi quanto i Paesi Bassi; l'import della {federazione Russa (1,5 mln di euro di libri) cresciuto, in due anni del 32,2%, ti grosso, comunque - il 75,5% - assorbito dalla U, il 10,1% dagli Usa, restano quindi aree vaste del pianeta dove la nostra editoria non sfonda. Cala, invece, l'import: nel 2001 - anno finale di un decennio in cui esso era cresciuto - un libro su quattro era tradotto, oggi uno su cinque. Ma analizziamo, ora, il nostro mercato interno: nel 2004 il settore - libri, editoria scolastica, collezionabi-li, editoria elettronica, coedizioni, export - ha fatturato 3.760 milioni di euro, escluse le vendite di volumi allegati ai quotidiani (queste, per 480 milioni di euro). 54.000 i titoli pubblicati tra novit (il 64%) e ristampe e un po' pi di 252 milioni le copie stampate e immesse nei canali di vendita.

Dato negativo: continua a diminuire, per, la tiratura media, che, tra il 2000 e il 2004, passata da 4.900 copie a 4.600. Il che, l'abbiamo scritto pi volte, frutto dell'accelerazione consumistica che impone anche a ci che ha bisogno di tempi lunghi per farsi conoscere e apprezzare - il libro appunto - ritmi usa-e-getta, sulla scaffale delle librerie tre settimane, poi via. Questo, per l'offerta.

Ma il capitolo dolente resta l'altro, la lettura. Con il 41,4% di popolazione sopra i sei anni di et che legge - incremento lievissimo sugli anni precedenti - restiamo il fanalino di coda nel mondo ricco. E si allarga sempre pi - lo dicevamo - la forbice tra chi legge e chi no: si legge di pi al Nord Italia, leggono di pi le donne, leggono di pi i diplomati e laureati, si legge soprattutto nella fascia d'et tra i 45 e i 54 anni; leggono meno al Sud, gli uomini, chi ha titolo inferiore di studio.
Ma il mondo del libro pu non risentire della crisi che investe gli altri consumi? I primi sei mesi del 2005 registrano una diminuzione dello 0,5% nelle copie vendute. Il problema, insomma, quello della diffusione di cultura. E ha buon agio il presidente dell'Aie a sottolineare che questo un problema pubblico, che concerne la politica: E una partita dice al ministro che non pu essere affidata a un'associazione di categoria. . ,



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