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Quattro Fontane: pavone sfregiato dai vandali
Claudio Marincola
Messaggero Cronaca di Roma, 19-OTT-2005




Un'altra fontana presa di mira dai vandali: una delle 4 edificate in epoca rinascimentale tra via XX Settembre e via delle Quattro fontane. Il monumento danneggiato opera di un artista anonimo e fu realizzato nel 1588, prima che Francesco Borromini progettasse la chiesa di San Carlino, che si trova proprio di fronte.
La fontana sfregiata raffigura una Giunone distesa, col capo reclinato e una corona tra i capelli. Accanto alla dea rappresentato un pavone al quale i vandali hanno spezzato il collo. Il monumento fu edificato a spese della famiglia Mattei ed abbinato alle altre tre fontane che raffigurano la Fedelt, (Diana) e i due fiumi, l'Arno e il Tevere.
Anticamente, nella Roma di papa Sisto V, furono pensate per dare refrigerio ai tanti viandanti di via Pia e via Felice, e scavate in 4 nicchie, agli angoli dell'incrocio per non ingombrare la carreggiata.
Oggi le fontane portano i segni dello smog, sono annerite e sporche. Nelle vasche finiscono avanzi di cibo, cartacce, persino lastre staccate dal marciapiede. La fontana danneggiata quella, guardando Trinit dei Monti, che si trova a sinistra. Per anni i padri Trinitari di San Carlino, vi hanno attinto l'acqua. Ma ora vederla cos triste, commenta amaro padre Luigi, da 35 anni custode della chiesa.

(allinterno)
Come al tiro a segno: il pavone centrato in pieno. Il lungo collo piegato ma ancora fieramente attaccato alle penne. Quasi un gesto di resistenza per nascondere la triste condizione di palmipede spezzato.
Un atto vandalico, forse un altro sfregio, contro una fontana romana. A farne le spese ancora una volta stato uno dei "gioielli" pi fotografati dai turisti, posto all'incrocio tra via delle Quattro Fontane e via XX Settembre. Luogo frequentatissimo, a due passi dal Quirinale, e anche molto panoramico: dal punto pi alto, l'obiettivo di una macchina fotografica riesce a inquadrare tre obelischi.
Il posto noto anche come il "Quadrivio", quattro angoli in cima al Colle e quattro vasche scavate in altrettante nicchie. Oggi un incrocio frenetico, con semafori che pendono dall'alto e oscillano al vento, strisce pedonali che si cancellano in un amen, motorini parcheggiati ovunque. Ieri, cio 400 anni fa, uno snodo della Roma rinascimentale rimodellata da Papa Sisto V, due antiche strade di grande scorrimento, via Pia e via Felice. E fu per questo che lo sconosciuto autore del progetto volle collocare proprio qui una fontana in ciascuno degli angoli per non causare - scrivono le guide - ostacolo alla stretta carreggiata.
Tre fontane furono realizzate dalla famiglia Mattei. Una quarta, quella della Diana, fu edificata nel 1593 a spese di Giacomo Gridenzoni ed erroneamente attribuita a Pietro da Cortona. La fontana danneggiata quella posta, guardando Trinit dei Monti, sulla sinistra. Opera di un artista rimasto anonimo, fu edificata nel 1588. Raffigura una prosperosa Giunone appoggiata ad un sottomesso leone che versa acqua nella vasca sottostante. Alle spalle della dea si erge, completamente annerito dallo smog, un fondale di stalattiti, una caverna con al centro una grande palma.
Le origini antiche ne fanno un'opera di alto valore simbololico e artistico. Ma le condizioni in cui versa ne fanno il classico monumento al degrado. Eppure il valore innegabile: sotto le belle forme di Giunone posta la vasca dove per almeno 3 secoli hanno attinto acqua i frati Trinitari, i religiosi che hanno in custodia la chiesa di San Carlino. Chi si rinfresca e volge lo sguardo al monumento, nero di fumo e di inquinamento, rischia una brutta sorpresa, forse anche uno spavento.
La Chiesa di San Carlo, che si trova proprio di fronte, una meta molto visitata. Fu la prima "fabbrica"romana di Francesco Borromini, un piccolo capolavoro che il mondo ci invidia. E fu realizzata qualche anno dopo le fontane. Per restaurare il chiostro che si trova all'ingresso principale, gli svizzeri, che hanno molto a cuore le opere del Borromini, un loro connazionale, lanciarono una sottoscrizione.
La fontana deve essere stata danneggiata in questi ultimi giorni - racconta padre Luigi, da 35 anni il custode spagnolo della chiesa - d'allora mi rifiuto d'andarci, vederla cos mi mette tristezza.
Le 4 fontane sono abbinate. Sull'angolo destro raffigurata una Diana giacente, simbolo della Fedelt, con sulla fronte disegnata una falce lunare. Le altre due raffigurano l'Arno e il Tevere. La statua barbuta che simboleggia il fiume romano un ricettacolo di avanzi, cartacce e polvere, qualcuno ha lanciato anche uova. Ci sono gusci disseminati ovunque. E sar anche per questo che guardando pi attentamente l'espressione del pennuto dal collo spezzato si nota un'espressione lievemente disgustata.


I precedenti.I Contro la Navicella del Celio consumato l'ultimo scempio
L'ultima stata la Fontana della Navicella, un'opera rinascimentale del Sansovino presa a martellate al Celio. La prua asportata e poi ritrovata in frammenti qualche giorno dopo alla Magliana.
Il restauro stato completato venerd scorso. Ma l'elenco dei "gioielli" presi di mira dai vandali lunghissimo. Non pu non comprendere il tuffo nella Fontana dei Fiumi del Bernini a Piazza Navona, nel 1997, un episodio di cui si parl in mezzo mondo, per non parlare di un caso ancora pi clamoroso, il colpo infetto alla Piet di Michelangelo da Laszlo Toth nel 1972.
Vandalismo fu anche il danneggiamento della Fontana delle Tartarughe, anche questa edificata grazie a Muzio Mattei, come tre delle 4 fontane realizzate all'incrocio tra l'antica Via Pia e Via Felice. Sempre nel 1997 fu spezzata una pinna al delfino della Fontana del Tritone a Piazza Barberini. Mentre risale appena alla scorsa primavera l'ultima "decapitazione" di un'ape alla Fontana delle Api, anch'essa del Bernini, in via Veneto.



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