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Da Napoleone a Hitler. Licio Gelli dona allo Stato la collezione storica
Piero Ceccatelli
La Nazione, Il Resto del Carlino, Il Giorno, 18/10/2005

A Pistoia il materiale del fondatore della P2
«In questo modo spero di dare un contributo alla mia città»

PISTOIA — Dagli atti della commissione parlamentare sulla loggia P2 ai saggi di storia e sociologia che ha scritto in sessant'anni di febbrile quanto misconosciuta attività letteraria. Da lettere originali di personaggi storici quali Napoleone, Hitler e Mussolini, a quelle che ha scambiato con i protagonisti del Novecento, da Peron ad Andreotti. Dai libri dedicati in tutto il mondo alla sua controversa figura, fino alle raccolte di poesie da lui firmate e sulle quali nove anni fa gli fu costruita una candidatura a premio Nobel per la letteratura.
C'è tutto questo e molto altro nella donazione che Licio Gelli ha effettuato a favore della sua città natale, Pistoia. Il materiale, fino a ieri custodito a Villa Wanda, nei pressi di Arezzo, è stato trasferito nelle scorse settimane nella sede dell'Archivio di Stato di Pistoia che fra qualche mese inizierà a renderlo consultarle al pubblico. «Sono nato a Pistoia, i miei genitori riposano nella cappella di famiglia al cimitero della Misericordia. A chi avrei dovuto donare tutto il materiale se non alla mia città?» spiega il fondatore della loggia P2 dalla sua residenza di Arezzo. Da mesi, sette commissioni formate da esperti del ministero hanno valutato il grado di interesse storico e culturale del materiale messo a disposizione da Gelli. Non c'è stato nessun dubbio sull'opportunità di ricevere la donazione. «Fra il materiale ci sono fra l'altro documenti originali dal Quattrocento in poi, lettere autografe di Napoleone, Robespierre, Hitler, Mussolini, una lettera di Alessandro Manzoni al figlio Pietro e scritti di Puccini e della Callas — s'infervora Gelli —. Tutto materiale che ho acquistato alle aste o che mi è stato donato da amici, in considerazione della mia passione per la storia». Assieme ai libri, anche l'intero archivio dei lavori della commissione parlamentare sulla P2, atti processuali e documenti privati, lettere relative agli affari, ai viaggi, agli scambi del Venerabile. Così tanti da dover essere raccolti in tremila buste. «Il materiale sarà messo a disposizione del pubblico probabilmente già da fine anno — spiega Carlo Vivoli, direttore dell'Archivio di Stato di Pistoia — salvo documenti a prevalente interesse privato, per i quali la legge impone la pubblicazione dopo setlant'anni dall'evento cui si riferiscono». «Ci sono carte che attestano l'adesione di Gelli al fascismo e la sua partecipazione, poco più che adolescente, alla guerra di Spagna, fino alle attività imprenditoriali e commerciali da lui svolte alla Permaflex di Pistoia», aggiunge Paola Benigni, sovrintendente archivistico per la Toscana. Ci saranno documenti finora rimasti segreti? «Sulla mia figura è stato detto e scritto tutto — abbozza Licio Gelli —. Pensi che dal momento in cui si cominciò a parlare e sparlare sul mio conto in tutto il mondo sono stati pubblicati quattrocento libri dedicati alla mia persona. E io li ho donati tutti, assieme agli articoli dei giornali che hanno trattato di me». Più che alla sua figura di controverso protagonista della storia del Novecento (aderente al fascismo, poi indicato da alcune fonti come collaboratore dei partigiani, quindi massone), Gelli tiene alla sua produzione di letterato. «Ho scritto sessantuno libri, la metà pubblicati da Laterza e undici tradotti in undici lingue, fra cui il georgiano — racconta —. Il primo fu Fuoco del 1940, l'ultimo Ho finito l'inchiostro, dedicato all'Italia. Il prossimo, Il mio domani, è in corso di stampa. In mezzo, fra i racconti storici, anche Il ritorno di Gesù». Gelli fa sapere che assieme ai volumi, ha ceduto all'Archivio di Stato anche i diritti per il passato e per il futuro e sottolinea con orgoglio la candidatura al Nobel per la letteratura del '96. «Scrivere poesie è stata la mia passione fin da giovanissimo». Ora, a ottantasei anni, Gelli svuota gli impenetrabili scaffali di Villa Wanda e riempie quelli della sede dell'Archivio di Stato di Pistoia.
«Spero di dare un contributo alla mia città, promuovendo un turismo culturale fatto di studiosi, ricercatori, appassionati, storiografi interessati al materiale che ho raccolto». E chissà se la Pistoia che da sempre considera con distacco quel suo concittadino importante e scomodo, si troverà, per questo, a ringraziarlo.




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