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Fai, trent'anni di battaglie. «E ora salviamo le fattorie»
Alessandro Cannavò
Corriere della Sera, 18/10/2005

Nel 1975 nasceva, sul modello privato del National Trust inglese, il Fondo

Verrebbe voglia, nella giornata del trentennale, di godersi gli elogi per quanto è stato fatto: 135 beni salvati e protetti dal degrado e dall'abbandono, oltre due milioni e duecento mila metri quadri tra aree naturalistiche, edifici e giardini storici, affreschi; i 25 mila libri antichi e i 14 mila oggetti recuperati. Soprattutto la creazione di quell’«esercito» di 62 mila soci e di 5 mila volontari che hanno sposato il concetto del bello da preservare.
«E invece no, mi sento sempre un don Chisciotte — confessa Marco Magnifico, amministratore delegato culturale del Fai, il Fondo ambiente italiano, stile da gentiluomo di campagna che deve scendere a patti con un carattere pragmatico e sanguigno —. Altro che stare sugli allori. Ora c’è il problema di Masino».
Il castello di Masino, nei pressi di Ivrea, è una delle proprietà del Fai più visitate. Ha sontuosi saloni secenteschi e settecenteschi e vanta una spettacolare vista del Canavese con la Dora Baltea, i laghi e la Serra sullo sfondo. «Una delle poche zone pianeggianti ancora miracolosamente intatte — commenta Magnifico —. E che cosa ci vogliono costruire adesso? Un centro commerciale di 60 ettari travestito da parco mediatico con cinema, discoteca e un albergo di venti piani! Pazzesco. Contro questo progetto ci siamo rivolti al Tar: ritieniamo che anche il panorama faccia parte della nostra proprietà». E com'è finita? «Abbiamo perso. Così abbiamo fatto ricorso al Consiglio di Stato. Temo che perderemo pure lì».
Vagliela a spiegare ai comuni del Canavese la storia del paesaggio, di fronte alla prospettiva di nuovi posti di lavoro e di nuovi introiti. «Se la vera salvezza viene da qualche posto di cameriera o commessa... senza contare che il centro commerciale spopolerà i piccoli negozi... Ma torniamo al paesaggio: la nostra presidentessa si è sentita dire da un grosso finanziere: "Signora, cosa vuole? Quella è solo campagna...". Ecco il punto: la campagna non viene considerata un bene, è solo terreno di conquista».
Due mentalità, due Italie che si scontrano. Lo scenario di Masino potrebbe alimentare l'equivoco di fondo che permane quando si parla di Fai: quello di un gruppo di signori ricchi e snob, probabilmente con la «erre»moscia, che fanno cose egregie per l'ambiente. Ma che restano diversi. «Sì, è vero. Quest'immagine resiste ed è anche un po' colpa nostra — ammette Magnifico —. Ogni tanto abbiamo l'aria dei maestrini che hanno capito le cose prima degli altri. Noi gestiamo le donazioni di gente blasonata, il nostro consiglio d'amministrazione è formato dalle famiglie dell'aristocrazia imprenditoriale. E poi posso capire che impiegare tanta energia per restaurare una stoffa del Settecento o un vetro piombato in questo mondo possa sapere tanto di Maria Antonietta che si occupa di brioche. Ma un monumento lo salvi se salvi tutta la sua memoria... Poi ci sono i 300 mila visitatori all'anno. I 92 mila che rispondono alla "chiamata alle armi" del concorso "1 luoghi del cuore", in cui invitiamo a segnalare i siti in pericolo. Allora ci rendiamo conto che il nostro lavoro ha un valore sociale».
Alla svolta dei 30 anni, Magnifico vuol comunque scrollarsi definitivamente di dosso quell'etichetta fastidiosa: «Più che il palazzo o il castello che abbiamo salvato, è importante lo stare bene in un posto bello, imparare l'arte divertendosi, sdraiarsi all'ombra di una quercia, fare pipì in un gabinetto pulito, bere un buon cappuccino. Organizziamo ogni domenica numerose attività popolari, dalla rassegna dei frutti d'autunno ai percorsi dei fantasmi per i bambini. Quest'estate a Villa Balbianello sul lago di Como ogni martedì abbiamo avuto 600 persone per l'happy hour». Il concetto alla base del Fai è: un posto bello deve continuare a essere vissuto, deve mantenere il gusto del proprietario che l'ha donato. «Villa Balbianello, ad esempio, mi sarebbe piaciuto riportarla al fascino ottocentesco della marchesa Arconati Visconti amante di un medico della zona e sospetta omicida del marito. Ma siccome ce l'ha donata l'esploratore Guido Monzino, abbiamo restaurato i suoi arredi anni Settanta». Sempre per mantenere un certo spirito, nel suo statuto il Fai riserva in usufrutto una parte dell'abitazione al donatore o ai suoi eredi viventi all'atto della cessione. «Così il proprietario resta la voce della coscienza». Ecco che a Villa Panza di Varese, è facile incrociare al bar il conte Panza di Biumo dopo aver cercato di decifrare con l'aiuto di un'audioguida nei palazzi della villa rinascimentale la sua ermetica ma suggestiva collezione di astrattisti americani. «Il nostro esempio è il National Trust inglese che gestisce oltre 250 dimore. Bisognerebbe visitarla la casa di Virginia Woolf a Sissinghurst, con il giardino di fiori bianchi, perfetto nella sua casualità. Ti sembra di vedere ancora la scrittrice con il cappellaccio e la cesoia per le siepi in mano...».
Sono stati certo trent'anni di successi ma la maggior concentrazione di proprietà del Fai resta al Nord. «Bisogna ammettere che nella tradizione lombarda e piemontese c'è questo senso di generosità sociale, non ancora radicato altrove. Ma i legati testamentari aumentano e ovunque abbiamo molte donazioni in denaro. Lo Stato? Su un bilancio annuale di 14 milioni di euro ce ne dà 200 mila. Ma va bene così: noi siamo nati per aiutare lo Stato. Certo, ci piacerebbe avere la certezza dell'8 per mille. Qualche anno arriva, quest'anno no. È comunque migliorato il rapporto con gli enti locali».
Al di sotto dell'Appennino, i gioielli del Fai sono quelli naturalistici. Come la baia di Ieranto, un tratto di costa sorrentina selvaggia, donata dall'Italsider nell'86, che Strabone definiva il luogo delle sirene. O l'agrumento della Kolymbetra nella Valle dei Templi ad Agrigento, che sfrutta l'umidità grazie agli ipogei costruiti dai prigionieri cartaginesi nel 500 a. C. «Un giorno mi suonò alla porta un giovane siciliano: "Dovete salvare questo capolavoro"
mi disse con le lacrime agli occhi. Oggi è il direttore di uno splendido parco che Camilleri chiama la piscina degli dei». E che dire di Villa Gregoriana, aperta da qualche mese, un percorso tra i dirupi dell' Aniene con una cascata di cento metri? «Era diventata una discarica, abbiamo tolto cinque tonnellate di televisori, di lavatrici, di merda». Dunque, malgrado i Tar, è il momento del paesaggio. «La terza edizione dei "Luoghi del cuore" sarà dedicata esclusivamente a segnalazioni ambientali. Vorrei salvare qualche fattoria, qualche azienda agricola. II lavoro dei contadini, le bestie, l'odore di stallatico: vogliamo capirlo che anche questa è arte?».


LE ISCRIZIONI
Il Fai richiede una quota ordinaria di 39 euro (20 per gli iscritti «giovani»). La tessera permette l'ingresso gratuito in tutti i 17 luoghi visitabili. 78 euro è la quota degli «emeriti», 540 quella dei «sostenitori». Ci sono anche abbonamenti per coppie, famiglie e scuole. Il Fai destina all'attività il 73% dei fondi

L'IDENTIKIT
L'età dei soci è compresa tra i 30 e 60 anni: il 60% sono donne. Gli aderenti vivono prevalentemente nel Nord. Il 58% è coniugato e il 59% ha figli. Il 96% possiede un diploma di scuola media superiore o laurea. L'82% legge abitualmente quotidiani e il 78% più di 4 libri all'anno. Il 58% naviga su Internet

I PROSSIMI APPUNTAMENTI
Il 22 e 23 ottobre al Castello di Masino (Torino), prima edizione della «Due giorni per il giardino», mostra mercato di piante insolite e speciali. Il 23 ottobre al Monastero di Torba (Va), la manifestazione gastronomica «Dolce Torba». Nello stesso luogo, il 6 e il 20 novembre «Castagne e visite guidate»



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