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Buchmesse. A Francoforte l'Italia è quarta
Giuliano Vigini
Avvenire, 18/10/2005

L'Italia del libro torna alla Frankfurter Buchmesse. E si presenta attraverso la produzione di 327 editori italiani. Sarà il ministro per i Beni e le attività culturali Rocco Buttiglione a rappresentare domani alla 57esima edizione della Fiera (in programma fino al 23 ottobre a Francoforte) il Governo italiano nella cerimonia di inaugurazione del padiglione italiano, organizzato dall'Aie, l'Associazione italiana editori, con la collaborazione dell'Ice. Questa nuova edizione accoglie, oltre alla Corea come ospite d'onore, oltre 270 mila visitatori e più di settemila espositori provenienti da 110 Paesi. L'Aie parteciperà con uno stand collettivo di 264 metri quadrati, denominato «Punto Italia», in cui saranno esposti oltre 1.200 nuovi titoli di 52 diversi editori.


Torna l'appuntamento d'autunno per antonomasia: la Fiera del libro di Francoforte (19-23 ottobre). Un rito ormai collaudato per i maratoneti degli incontri, delle presentazioni, dei rinfreschi, oltreché naturalmente degli accordi editoriali e commerciali. La Fiera si presenta ogni anno come un'immensa piazza del mercato, una brulicante agorà di fatti e parole, che si spera portino frutto. Se l'affannosa ricerca degli autori più quotati nella rosa dei best-seller, degli scrittori emergenti o, meglio ancora, da scoprire (quelli, tanto per intenderci, che si pagano poco e poi rendono molto) e comunque la caccia a figure nuove e originali nel campo della narrativa resta il primo obiettivo dei gruppi editoriali e delle case editrici maggiori, la Fiera di Francoforte è anche il punto di convergenza di molti altri interessi. In realtà, alla Fiera si può acquistare e vendere di tutto, perché essa è un grande contenitore in cui si raccolgono esigenze e opportunità professionali diverse.
Per chi la frequenta anche da molti anni, la Fiera di Francoforte è ogni volta come un corso accelerato: nel giro di pochi giorni, si vengono a sapere notizie, si metabolizzano eventi, si confrontano idee, e soprattutto si vedono sfilare su questo immenso palcoscenico le tendenze nuove dell'editoria e della distribuzione, della tecnologia e dell'informazione. Non si va quindi a Francoforte solo per cedere o acquistare diritti, per lanciare in grande stile opere di prestigio - come farà la De Agostini il 20 ottobre per i quattro volumi della Storia della Shoah pubblicati dalla Utet - o per progettare coedizioni o coproduzioni d'arte su scala internazionale. Ci si va anche perché, al di là delle migliaia di novità e titoli di catalogo che si possono vedere negli stand individuali e collettivi di più di 100 Paesi, la Fiera rappresenta uno specchio delle tante realtà che oggi confluiscono e interagiscono in quel mondo che continuiamo a chiamare "Libro", ma che è ormai un universo composito di contenuti e mercati (prodotti multimediali, banche dati, digitale, sistemi tecnologici, servizi, commercio elettronico, ecc), con tutte le problematiche annesse. È proprio questa complessità e varietà, forse, a costituire il suo fascino. Si spiega così perché le case editrici partecipanti con uno stand individuale siano sempre numerose (lo scorso anno 6.691, anche se il 42% sono tedesche) e perché i visitatori (oltre 270.000), nonostante la crisi economica, vengano da ogni parte del mondo a visitare la Fiera. In questo contesto l'Italia svolge adeguatamente la sua parte. Lo scorso anno, con il 4,4% di stand individuali (294 editori), si poneva al 4° posto nella graduatoria dei primi 10 Paesi espositori alla Buchmesse, e anche quest'anno si presenta a Francoforte con un analogo drappello.
Il ministro Rocco Buttiglione - che guiderà la delegazione italiana - ne troverà una rappresentanza qualificata, sia negli stand individuali sia nello spazio collettivo allestito dall'Associazione Italiana Editori. Già la sua presenza è un segnale positivo di riguardo e fiducia per questo settore che, nonostante tutte le difficoltà, rappresenta pur sempre un riferimento di grande importanza, anche sul piano economico, nell'ambito dell'industria culturale.
Per l'editoria italiana, il 2004 è stato un anno complessivamente buono, e che anche il 2005 lascia ben sperare per un risultato positivo. È vero che la parte del leone la fanno sempre i gruppi editoriali maggiori, le centrali di acquisto della grande distribuzione e le più importanti catene librarie, ma qualche segnale confortante è venuto anche per i medi e i piccoli, che non solo aumentano di numero a livello esponenziale, ma cominciano - nonostante una produzione limitata e la persistente, scarsa visibilità in libreria - ad acquistare più forza di marchio e ad ottenere sbocchi commerciali più significativi. Anche le case editrici d'ispirazione religiosa nel loro complesso - sempre abbastanza numerose e tra le più dinamiche a Francoforte - sembrano attraversare un buon momento, con prospettive ancora più incoraggianti. Naturalmente, la Fiera serve anche come occasione per guardarsi intorno. In realtà, c'è un notevole e sempre più rapido rimescolamento di carte nel mercato, nella distribuzione, nei canali e nelle modalità di vendita, al minuto come all'ingrosso. Il fatto, ad esempio, che i libri allegati ai giornali abbiano determinato uno scenario nuovo; che si stia modificando il mercato del " metà prezzo "; che la più grande libreria italiana per fatturato sia attualmente una libreria in rete (Internet Bookshop Italia) o che si registri un forte sviluppo dell'offerta e delle vendite di libri negli autogrill sono tutti segnali, disparati fin che si vuole ma in varia misura indicativi di quanto il quadro complessivo stia mutando e di come si trasformino i comportamenti d'acquisto.
Se il problema numero uno per lo Stato è di contribuire a ridurre il deficit di lettori - sempre troppo alto, nonostante alcuni passi in avanti siano stati fatti, come si rileva anche dalla recente indagine Ipsos-Mondadori - e di attenuare il forte squilibrio Nord-Sud, il problema centrale per l'editoria, grande o piccola che sia, è oggi di capire come inserirsi nei grandi processi di cambiamento in atto per poter crescere in sviluppo e redditività. Una sfida non da poco, per un impegno sempre più coinvolgente.



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