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«Belpaese addio»- Turismo, bilancio di un'estate da dimenticare
La Gazzetta del Mezzogiorno, 17/10/2005

TTG Togni (Enit): Nella classifica mondiale superati da tutti. Volano Usa e Cina

RIMINI. C'era una volta il Belpaese. Mentre nel mondo il turismo diventa settore di economia forte (vedi la vicina Spagna), in Italia cede pesantemente. Aprile, maggio e giugno hanno visto un calo di arrivi internazionali tra il 7,1 e 8,4 per cento. Cifre impietose che comprendono anche il - 4,1 a livello di fatturato. Nella classifica mondiale del Wto, l'ex Belpaese va peggio dell'Indonesia (Paese a rischio terrorismo) o di uno boicottato Stato come il Myanmar. «Se non è una Caporetto questa...» ha commentato il ministro alle Attività produttive, Claudio Scajola. Ma le brutte notizie sono appena iniziate. I nostri concorrenti vanno a gonfie vele: la Spagna è in crescita (+6% di arrivi ), la Francia +1,7. Gli Stati Uniti, malgrado terrorismo e cataclismi , «vola» (+7,8 arrivi, +13,3 come entrate finanziarie). E vola anche la Cina che quest'anno sfiorerà i 50 milioni di arrivi internazionali. Una marcia inarrestabile. L'Italia, ahimè, si fermerà a 34 milioni, scavalcata forse anche dal Regno Unito. La 42.ma edizione del TTG-Incontri, oggi la rassegna di settore più importante del Centro, è arrivata giusto in tempo per cercare e trovare immediati rimedi. «Serve un piano straordinario, aggressivo - afferma Pier Giorgio Togni, nuovo direttore generale del Turismo - per tornare ad essere competitivi. Come? Gestendo al meglio i 20 milioni di euro ricevuti dal Governo nel luglio scorso. Per prima cosa andremo a recuperare i nostri mercati più tradizionali, come la Germania. Poi cercheremo di consolidare quelli americano e giapponese. La presenza italiana sarà poi intensificata su Cina, Russia, India e Polonia». Ma nelle intenzioni di Togni c'è soprattutto la voglia di «fare squadra con tutti i protagonisti del settore e ritornare ad essere competitivi». Un altro suggerimento arriva dal commissario straordinario dell'Enit, Amedeo Ottaviani: «Il viaggio culturale costituisce è un traino importante per il turismo del nostro Paese, soprattutto nel Mezzogiorno, ricco di arte minore» Le fiere, anche nei momenti più critici, restano uno strumento irrinunciabile. A Rimini si sono incontrati 2.200 aziende turistiche, 470 i buyers stranieri. Sessantotto le Nazioni presenti, alcune dal nome impronunciabile, (Uzbekistan o Zimbabwe), ma che vogliono mostrare i proprio «gioielli» turistici. In 36mila metri quadrati c'è stato davvero tutto il mondo. Ma l'italiano dove potrà andare in vacanza? Anche gli intervistati dalla Demoskopea - che in primo piano mettono i beni primari come abbigliamento (73%) e alimentari (70%) e vedono la vacanza solo come terza voce (54%) - s'intravvede uno spiraglio. L'ultima vacanza L'ha fatta, nel 2004, il 62%. Il 39% una vacanza lunga (33%); il 16% una vacanza medio/lunga e alcuni week end (18%). L'11% solo week end Perchè a casa. Il 57% ha dovuto rinunciarvi motivi economici (57%). Italia o estero. Le mete di vacanza dei connazionali rimangono prevalentemente in Italia (68%) rispetto all'estero (20%) anche se c'è chi non disdegna entrambe le destinazioni (12%). Le motivazioni: l'Italia è sinonimo di abitudine, meno inconvenienti e meno problemi di mobilità, tempi di spostamento ridotti e sensazione di maggiore sicurezza. Mentre per chi sceglie l'estero oltrepassare i confini nazionali è sinonimo di novità, prezzi convenienti e anche di qualità dell'offerta e servizi migliori rispetto a quelli italiani. L'indagine demoscopica è stata condotta dal 27 al 30 settembre 2005 su un campione rappresentativo di 1000 individui di età compresa tra 14 e 79 anni. «Dalla ricerca - ha commentato l'autore, Magnani - emerge chiaramente una particolare propensione a rispettare il budget assegnato, facendo anche economie, che potrebbe in futuro rappresentare un rischio implicito e che solleciterà gli operatori italiani ad impegnarsi sia sul piano della qualità che dei costi». Ed è questa forse la strada più giusta per uscire dal tunnel della crisi. Mario Laterza.

17/10/2005
Calo degli arrivi internazionali: tra il 7,1 e 8,4%. Crollo del fatturato del 4,1%




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