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Un hotel a 5 stelle nella prigione di Pellico. «Insulto ai patrioti»
Antonio Carioti
Corriere della sera, 17 ottobre 2005

Repubblica Ceca, progetto edilizio nella fortezza dello Spielberg. No degli storici
Hotel nel carcere di Pellico.
Lo Spielberg da museo a residenza di lusso. «Un insulto a tutti i patrioti»

Un tempo conteneva celle umide e buie, in cui languivano prigionieri nutriti con una sbobba ripugnante. Tra poco forse ospiterà clienti danarosi, che consumeranno pasti squisiti. Ma a molti la progettata metamorfosi dello Spielberg, la fortezza asburgica di Brno, in Moravia (Repubblica Ceca), dove furono rinchiusi Silvio Pellico e altri patrioti italiani, non garba per nulla. «È come se Roma trasformasse il Colosseo in un grande albergo, o se accanto al sacrario dei caduti di Re di puglia si costruisse una discoteca», denuncia lo storico Aldo A. Mola.

Un tempo conteneva celle umide e buie, in cui languivano prigionieri nutriti con una sbobba ripugnante. Tra poco forse ospiterà clienti danarosi, che consumeranno pasti squisiti. Ma a molti la progettata metamorfosi dello Spielberg, la fortezza asburgica della Moravia (Repubblica Ceca) in cui furono rinchiusi Silvio Pellico e altri patrioti italiani, non garba per nulla.
«È come se Roma trasformasse il Colosseo in un grande albergo, o se accanto al sacrario dei caduti di Re di puglia si costruisse una discoteca», denuncia il professor Aldo A. Mola, autore della biografia Silvio Pellico (Bompiani). «Lo Spielberg — continua —ha un valore universale, perché vi furono reclusi anche patrioti ungheresi, polacchi, cechi, che si battevano per il rico-noscimento dei loro diritti. Trasformarne una parte in albergo di lusso con ristorante significa offuscare la sua identità di monumento alle vittime della repressione asburgica».
L'idea è partita dal Comune di Brno, città sopra la quale si trova la collina dove sorge la fortezza. Secondo il sindaco Radomir Jonàs, il Museo storico dello Spielberg costa troppo (quasi un milione e mezzo di euro all'anno) e bisogna integrare le entrate con un albergo, che dovrebbe essere realizzato da un'impresa spagnola nei locali attigui. Ma il progetto suscita perplessità anche a Brno: il direttore del Museo, Pavel Ciprian, non è il solo a contestarlo.
Però, sottolinea Mola, la questione riguarda anche il nostro Paese: «II Museo dei patrioti italiani fu inaugurato allo Spielberg nel 1925, per iniziativa della società "Dante Alighieri", nelle celle in cui avevano sofferto Pellico e gli altri. Poi nel 1931 la Cecoslovacchia concesse quei locali in prestito perpetuo all'Italia, in cambio dell'impegno a curarne le memorie. Dopo il 1945 la situazione è cambiata, per cui oggi il Museo dipende dal municipio di Brno, ma resta il legame culturale. Per esempio nel 1998 il nostro ambasciatore, Maurizio Moreno, partecipe all'inaugurazione dei lavori di restauro del monumento ai morti dello Spielberg: su 44 italiani imprigionati, 5 perirono di stenti».
Così, per bloccare l'ipotesi dell'albergo, Ciprian ha chiesto aiuto all'Italia. «Ma purtroppo — constata Mola — finora a livello istituzionale non si è mosso nulla. Tace l'ambasciata a Praga, tacciono i ministeri degli Esteri e dei Beni culturali. Solo la "Dante Alighieri", da me sollecitata, ha preso posizione. E poi va ricordato l'impegno di Mario Cavriani e della sua associazione "Minelliana", che organizza dall'11 al 13 novembre, a Fratta Polesine, un convegno sulla Carboneria in cui si parlerà anche dello Spielberg. Oltre a Ciprian, parteciperanno altri studiosi cechi, tra cui Pavél Balcarek, che di recente ha segnalato alcuni inediti di Pellico, e Petr Osolsobe».
Ma si può impedire la valorizzazione economica dello Spielberg? «Non si tratta di vietare che si creino strutture di accoglienza e ristoro — risponde Mola — ma di ottenere garanzie sulla gestione. Bisogna che il carattere storico dello Spielberg sia protetto da vincoli precisi, per evitare che diventi un luogo d'intrattenimento, magari sede di con-
corsi canori e sfilate di moda. In cambio l'Italia dovrebbe partecipare alle spese di manutenzione, rinnovando l'impegno del passato: il Museo riceve 120 mila visitatori l'anno e merita di essere tutelato».



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