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I party tra le opere d'arte: Frittura d'autore
Paolo Conti
Corriere della Sera, 17 ottobre 2005

II povero, anonimo custode di palazzo Barberini ha forse più dignità culturale e consapevolezza dei tesori esposti alla galleria nazionale di Arte antica di tanti altri dipendenti «gallonati» dello Stato. Giustamente (lo racconta al nostro Edoardo Sassi) «si vergogna» di dover spiegare ai turisti che esigono la restituzione del biglietto di ingresso come mai nella sala che ospita i tre Caravaggio si spanda quell'odore di fritto da trattoria trasteverina (a proposito: le narici del Narciso non si disgusteranno, un giorno o l'altro?). O quale sia l'oscuro motivo che obbliga un visitatore a contemplare la «Fornarina» del Raffaello disturbati dai colpi di continui brani di disco dance.
La storia che il Corriere della Sera oggi racconta sbugiarda tutte le ragioni ufficiali (è proprio il caso di dirlo) che il ministero della Difesa oppone quando si tratta di rispettare un vecchio protocollo di intesa col ministero per i Beni culturali per la restituzione del piano nobile di palazzo Barberini alla sua funzione museale. La verità è che il Circolo ufficiali, come tanti altri privati al mondo, affitta la sua sede per cerimonie nuziali. C'è un piccolo particolare, però: palazzo Barberini non «appartiene» affatto al dicastero della Difesa. Fa parte del patrimonio dello Stato e dovrebbe ospitare solo e soltanto uno dei musei più prestigiosi non solo d'Italia ma dell'intera Europa. Se la faccenda non fosse tristissima e non svelasse un egoismo burocratico da far paura, sarebbe comica e surreale, degna di una commedia all'italiana magari firmata da Carlo Verdone: una sala da capogiro con tre Caravaggio, l'odore dei fritti, le grida di «viva gli sposi», la disco-dance.
La faccenda dei matrimoni e dei ricevimenti a palazzo Barberini è roba vecchissima, d'accordo. Ma ora diventa scandalosa per le ragioni che la Difesa invoca per mantenere le sale al Circolo ufficiali: forse il matrimonio di un privato ospite pagante rientra nelle «rinnovate responsabilità internazionali» delle nostre Forze armate, così urgenti da obbligare il dicastero a tenere in piedi una sede di rappresentanza così prestigiosa? Soprattutto: tutto questo giustifica l'amputazione odiosa di un museo così rilevante per la nostra storia artistica? Siamo certi che la notizia dei turisti tanto irritati da richiedere indietro il denaro speso per i biglietti d'ingresso offenderà a tal punto qualcuno da riaprire una volta per tutte il capitolo di palazzo Barberini. Restiamo in fiduciosa attesa che la puzza dei frittini intorno al Caravaggio produca il suo effetto.



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